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Ashkan Khatibi e il suo “Lui”. L’orrore della dittatura al teatro Parenti di Milano

Iran

Ashkan Khatibi e il suo “Lui”. L’orrore della dittatura al teatro Parenti di Milano

“Lui” è Ashkan Khatibi, attore regista e drammaturgo iraniano, fuggito dal suo paese dove era perseguitato perché ostile al regime degli Ayatollah. Ma “Lui” è anche il titolo del suo spettacolo, in questi giorni al Franco Parenti di Milano, nel quale racconta la sua drammatica prigionia

Ilaria Borletti22/11/2024Aggiornato 22/11/20243 min lettura441 parole

“Lui” è Ashkan Khatibi, attore regista e drammaturgo iraniano, fuggito dal suo paese dove era perseguitato perché ostile al regime degli Ayatollah.

Ma “Lui” è anche il titolo del suo spettacolo, in questi giorni al Franco Parenti di Milano, nel quale racconta la sua drammatica prigionia in Iran, gli interrogatori, la fuga.

“Lui” è soprattutto un grido di dolore contro le dittature, contro l’orrore di ciò che avviene nei paesi nei quali è negata persino la libertà di pensare.
Lo spettacolo si conclude con un tragico elenco di persone uccise o suicide in Iran e anche con la dichiarazione di una donna nordcoreana.

La libertà di essere, di vivere, di opporsi preziosa e in Occidente oggi stritolata da una malattia virale, quasi autoimmune, che rende talmente ciechi da non distinguere aggrediti da aggressori, i terroristi in nome di una religione dalle vittime di quel fanatismo.

Una malattia che ha condannato solo Israele fin dal giorno dopo la tragedia del 7 ottobre 2023 a e ha assolto Hamas e soprattutto tutti i suoi sostenitori, finanziatori e alleati.

Una malattia che rende pallide quasi silenti le voci contro l’Iran solo perché levarle sarebbe un modo per aiutare Israele in una guerra che contro i veri mandanti della tragedia in corso in Libano e a Gaza.


Una malattia che con una faciloneria e una rapidità sorprendenti ha voluto includere tutti gli ebrei in Europa e negli Stati Uniti nella mischia dei colpevoli del dramma mediorientale esponendoli agli effetti di vere e proprie ondate di antisemitismo di fronte alle quali le parole di indignazione sono state poche e superficiali.

Una malattia della quale il web, i social e molti media sono complici diffusori alimentando falsità e ignoranza.

Lo spettacolo di Ashkan Khabibi non è solo straordinario perché lui è un attore straordinario, il suo testo è impietoso e sublime: dovrebbe essere visto da tutti perché come sempre la verità e quella rappresentata lo è, scuote le anime e riporta le coscienze laddove devono essere fuori dal tunnel della malattia che sta uccidendo l’Occidente. Quello che aveva scelto la libertà ma, a quanto sembra, lo ha dimenticato.


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