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Gli Yemeniti arruolati con l’inganno dalla Russia raccontano bene cos’è l’Asse del Male

Conflitto russo-ucraino

Gli Yemeniti arruolati con l’inganno dalla Russia raccontano bene cos’è l’Asse del Male

Il già impressionante quadro probatorio che attesta il livello di compattamento sinergico all’interno dell’Asse nemico dell’Occidente si arricchisce di un nuovo, significativo tassello.  La storia campeggia sul sito del Financial Times e chissà se troverà adeguata attenzione nella domenica in cui la nostra politica incrocia perdibilissimi tornanti della

Giulio Massa25/11/2024Aggiornato 24/11/20245 min lettura1.003 parole

Il già impressionante quadro probatorio che attesta il livello di compattamento sinergico all’interno dell’Asse nemico dell’Occidente si arricchisce di un nuovo, significativo tassello. 

La storia campeggia sul sito del Financial Times e chissà se troverà adeguata attenzione nella domenica in cui la nostra politica incrocia perdibilissimi tornanti della storia quali la trasformazione del Movimento 5stelle in un comunissimo partito personalistico e leaderistico, in cui vale solo uno, peraltro ancora fornito, nonostante le eclatanti deliberazioni assembleari, di un ufficioso garante-burattinaio nella persona non più di Beppe Grillo bensì di Marco Travaglio.

La vicenda rivelata dall’inchiesta del FT è innanzitutto un’odiosa storia di traffico di esseri umani. Emerge, infatti, che una misteriosa azienda, legata ad un importante politico yemenita schierato con gli Houthi, circuisce, già da luglio scorso, uomini yemeniti, allettandoli con la falsa promessa di un’occupazione ben remunerata in terra russa alla quale si aggancerebbe anche la concessione della cittadinanza russa. Una volta raggiunta la terra promessa, invece, il lavoro si rivela essere nient’altro che l’arruolamento forzato nell’esercito russo e l’invio in prima linea nell’ Ucraina invasa.  

I giornalisti del quotidiano finanziario hanno agganciato alcuni di questi uomini e messaggiato con essi. 

È il caso di Nabil, nome di fantasia per ovvie ragioni di sopravvivenza, il quale, dopo aver ceduto alle lusinghe relative ad un lavoro sufficientemente redditizio per completare gli studi, “poche settimane dopo era rintanato con altri quattro yemeniti arrivati di recente in una foresta in Ucraina, vestito con uniformi militari con insegne russe, i volti mascherati da sciarpe”. “Siamo sotto bombardamento. Mine, droni”, ha detto uno degli uomini in un video condiviso con il FT, aggiungendo che un commilitone aveva tentato il suicidio ed era stato portato in ospedale.

È il caso di Abdullah il quale ha raccontato che “il suo gruppo è stato portato con la forza dall’aeroporto in una struttura in una località a cinque ore da Mosca dove un uomo, parlando in arabo basico, ha sparato con una pistola sopra alle loro teste quando si sono rifiutati di firmare il contratto di arruolamento che era in russo.”     

Non bastavano, dunque, i mercenari provenienti dal Nepal e dall’India e soprattutto i 12.000 regolari inviati da Kim Yong-un. Il prezzo in vite umane dell’usurpazione di territorio ucraino si rivela sempre più alto per lo zar del Cremlino e la ricerca di carne da cannone rigorosamente non autoctona appare ormai spasmodica, nello sforzo di evitare un’impopolare mobilitazione generale in patria.

Per gentile concessione di Franco Portinari

Ma la provenienza di questi ultimi combattenti ha evidentemente un significato che va oltre l’efferato e fraudolento sfruttamento di disperati sul teatro di guerra.

Come scrive il FT, questo reclutamento “sottolinea anche come la Russia, spinta dal suo confronto con l’Occidente, si stia avvicinando all’Iran e ai gruppi militanti alleati in Medio Oriente (…) è un segno di quanto la Russia sia disposta a spingersi per estendere il conflitto in nuovi teatri, compreso il Medio Oriente”.

Gli Houthi, infatti, stanno consentendo ai russi di pescare nel bacino umano yemenita, cioè di un paese poverissimo e di uno stato fallito, in cambio di precise contropartite. 

Diplomatici Usa sentiti dal Financial Times hanno spiegato che Mosca già fornisce una serie di informazioni utili agli Houthi, “compresi i dati di targeting per alcuni lanci di missili”. Ma il piatto forte della collaborazione è rappresentato dai dialoghi in corso circa la vendita di armi. Come ha dichiarato al FT Tim Lenderking, inviato speciale degli Usa per lo Yemen, “i tipi di armi di cui si sta discutendo destano molto allarme e consentirebbero agli Houthi di colpire meglio le navi nel Mar Rosso e potenzialmente anche oltre”.

Di fronte a queste notizie, persino pleonastiche pur nella loro drammaticità, viene spontaneo domandarsi se ormai, per non vedere il fil rouge che lega l’Asse nemico, aiuti di più l’essere beoti o il coltivare la malafede. Dove sono gli isterici evocatori selettivi dell’escalation e dell’incipiente terza guerra mondiale?

Hanno terminato il fiato gridando all’escalation e all’apocalisse nucleare in relazione, come sempre, solo ad una logica e tardiva scelta occidentale (l’autorizzazione all’Ucraina a colpire in territorio russo)? Dove sono i ragionieruccoli dei costi della guerra sempre e solo rinfacciati alla causa ucraina?

Lo sanno, gli aspiranti trafficanti in libertà e sovranità altrui, che, in cambio di quegli sventurati, la Russia fornisce assistenza ad un’attività terroristica che sta strangolando il trasporto merci in un’area per noi cruciale? Un’area nella quale, secondo l’ONU, “gli Houthi hanno creato un sistema di tangenti imposte alle compagnie di navigazione” (lo racconta Luca Gambardella sul Foglio di venerdì scorso) con estorsioni di valore astronomico (secondo testimonianze raccolte dagli investigatori Onu, si ragiona di 180 milioni di dollari al mese).

Questo come lo chiamiamo? Costo della guerra o prezzo di quella che si bestemmia diuturnamente come “pace”, posto che persino le missioni militari nel Mar Rosso (evidentemente fallimentari perché troppo timide) furono all’epoca bollate di “escalation!” di marca occidentale (l’unico marchio riconosciuto, peraltro)? 

Come detto, l’efficacissima inchiesta del FT (giornalismo d’inchiesta, quello vero) sarebbe persino superflua se solo si fosse intuita l’entità della sfida portata all’Occidente, se solo si cogliessero le spregiudicate interconnessioni e l’esiziale gioco di squadra dell’Asse nemico.

Ma, certo, per sentirsi sfidati come Occidente, bisogna innanzitutto sentirsi Occidente.                                    


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2 pensieri su “Gli Yemeniti arruolati con l’inganno dalla Russia raccontano bene cos’è l’Asse del Male

  1. Samuele Marinozzi dice:

    Sig. Massa grazie di aver unito i puntini che fa emergere il disegno di alleanze del prutrido-putin con il resto del mondo anti-occidentale (iran, NK, hamas, hezbollah, houthi, cina e chi più ne ha ne metta)

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