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Perché Trump (e l’America) hanno bisogno di Elon Musk

Due figure maschili, Musk e Trump, in un capannone industriale, una in abito formale con cravatta rossa, l’altra in abbigliamento casual con una maglietta scura.

USA

Perché Trump (e l’America) hanno bisogno di Elon Musk

Mancano due settimane all’insediamento della “strana coppia” della politica USA a Washington, e a mano a mano che il processo di transizione procede ci si chiede come sia possibile che due personaggi dalla personalità così forte e controversa, Trump da una parte e Musk dall’altra, possano

Due figure maschili, Musk e Trump, in un capannone industriale, una in abito formale con cravatta rossa, l’altra in abbigliamento casual con una maglietta scura.
Pietro Molteni07/01/2025Aggiornato 19/05/20255 min lettura936 parole

Mancano due settimane all’insediamento della “strana coppia” della politica USA a Washington, e a mano a mano che il processo di transizione procede ci si chiede come sia possibile che due personaggi dalla personalità così forte e controversa, Trump da una parte e Musk dall’altra, possano convivere al fine di portare l’America all’ “età dell’oro” annunciata nel discorso della vittoria.

La risposta è che i due non sono in procinto di intraprendere un matrimonio né una guerra, ma di attraversare un mare in tempesta dove l’uno ha bisogno dell’altro, in una interdipendenza reciproca irrinunciabile, e dove le differenti visioni su precisi argomenti etici o politici contano meno di nulla.

Elon Musk non è un miliardario per grazia ricevuta, non è il monopolista di un singolo settore (come Rockfeller, Carnegie, Ford prima e Bill Gates poi) né un magnate in settori “classici” (come Warren Buffet o Michael Bloomberg), ma la figura chiave di tutti i settori più importanti di questo secolo: intelligenza artificiale (ChatGPT), software e mobilità elettrica (Tesla), ingegneria spaziale (SpaceX), e nuove frontiere della medicina (Neuralink).

Non esiste un settore cruciale del mondo moderno in cui Musk non sia pioniere e protagonista. Non solo. Il capitale umano che Musk è capace di attrarre, il fascino che lui stesso e le sue aziende esercitano sull’1% della popolazione con alti titoli di studio nelle materie più strategiche ha un valore esponenzialmente superiore ai suoi miseri 400 miliardi di dollari di capitale stimato.

Non esiste, al mondo, un giovane ingegnere, scienziato, informatico che messo di fronte alla scelta di lavorare per un’azienda di Musk o per qualsiasi altra prestigiosa compagnia scelga la seconda (ne sono la prova le centinaia di ingegneri e specialisti migrati dalla NASA a SpaceX negli ultimi 10 anni), nonostante non sia improbabile che il suo bullismo social nei confronti dei governi esteri porti ad affievolire la su aura. Tutto questo Trump lo sa molto bene.

Imbarcando Musk nella sua campagna elettorale prima e nella sua amministrazione poi, Trump, da abilissimo uomo di business, ha scelto di portare dalla sua parte il più importante influencer al mondo capace, in campagna elettorale, di parlare al mondo del business tecnologico tradizionalmente democratico, ed ora di fungere da collegamento tra la Casa Bianca ed i protagonisti dell’High Tech.

Se Musk non può fare a meno di un buon rapporto con gli apparati americani (ricordiamo che non potrebbe inviare nemmeno uno spillo in orbita senza le autorizzazioni di NASA, Pentagono e altre agenzie federali), oggi gli apparati USA non possono fare a meno di Musk, specialmente per quanto riguarda la cruciale corsa allo spazio. È risaputo che i cinesi stanno preparando un allunaggio, annunciato per il 2030.

Per conseguire lo stesso obiettivo, la NASA ha investito, ad oggi, quasi 150 miliardi di dollari nel travagliato Artemis Program. Il progetto, iniziato nel 2010, si è dilatato oltremodo, accumulando ritardi di anni a costi esorbitanti, nel 2021 la NASA si è arresa a firmare un contratto con SpaceX, capace di fare cose che le tre grandi compagnie pubbliche dell’aerospazio (NASA, Boeing e Lockheed Martin), semplicemente, non sono in grado di fare.

Con il formidabile lancio e atterraggio del veicolo Starship (impresa fino a pochi anni fa ritenuta impossibile), SpaceX da sola ha dimostrato di poter inviare un veicolo sulla luna e farlo tornare sulla Terra con rifornimento in orbita ad una frazione del costo del programma Artemis.

Se fino a pochi anni fa i paesi investivano nello spazio per motivi scientifici o per affermare la propria potenza tecnologica (come nella prima corsa alla Luna), oggi lo spazio è la nuova frontiera per affermare il proprio dominio sulla Terra attraverso i satelliti capaci di rivoluzionare i sistemi di comunicazione ed implementare a dismisura le capacità militari.

A conferma di ciò è la nomina del miliardario 41enne Jared Isaacman a nuovo capo della NASA, vicino a Musk sia per motivi di amicizia che di business. È la prima volta che non un militare, scienziato o ingegnere, bensì un importante imprenditore viene nominato a capo dell’agenzia spaziale americana, a simboleggiare un totale cambio di approccio.

Questo, e la nomina di Musk come capo del dipartimento per l’efficienza governativa che deregolamenterà i vincoli per i lanci spaziali, sta spingendo molti altri imprenditori a salire sul treno in partenza. Tra questi, Jeff Bezos, che non è certo un amico di Musk, ma che ha grande interesse per l’esplorazione spaziale, e che vede in questo cambio di paradigma una grande opportunità per implementare l’attività della sua compagnia Blue Origin.

La nuova amministrazione repubblicana si sta delineando come una chimera impensabile solo un decennio fa, sostenuta, da una parte, dall’America profonda, della classe media, degli americani che lavorano sodo e credono in Dio, dall’altra, dalle grandi compagnie spaziali e dell’intelligenza artificiale che hanno di fronte a sé una vera e propria corsa all’oro. I due gruppi hanno visioni del mondo opposte e bisogni inconciliabili, a Trump spetta il compito di trovare una narrazione efficacie per unire questi due mondi.


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