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L’ipocrisia del giorno della memoria che divide gli ebrei tra buoni (i morti) e cattivi (i vivi)

Scritte antisemite su un muro con vernice rossa: esempio di odio contro gli ebrei nello spazio pubblico.

Antisemitismo

L’ipocrisia del giorno della memoria che divide gli ebrei tra buoni (i morti) e cattivi (i vivi)

Continua la nostra campagna contro l'ipocrisia del Giorno della Memoria Consideratela una lettera aperta ai giornalisti che scriveranno articoli pensosi, ai capi struttura televisivi che inonderanno le TV pubbliche e private di film di circostanza visti e stravisti, ai frequentatori di social che metteranno in rete

Scritte antisemite su un muro con vernice rossa: esempio di odio contro gli ebrei nello spazio pubblico.
Stefano Piperno14/01/2025Aggiornato 21/05/20253 min lettura533 parole

Continua la nostra campagna contro l’ipocrisia del Giorno della Memoria


Consideratela una lettera aperta ai giornalisti che scriveranno articoli pensosi, ai capi struttura televisivi che inonderanno le TV pubbliche e private di film di circostanza visti e stravisti, ai frequentatori di social che metteranno in rete i loro post giusti sull’argomento, ai professori che non mancheranno di parlarne ai ragazzi e in fine ai politici che esprimeranno la loro puntuale esecrazione postuma.

Il concetto comune, che verrà espresso come sempre nel “Giorno della Memoria” che verrà celebrato il prossimo 27 gennaio, sarà “Mai più!”.

A tutti costoro mi permetto sommessamente di far sapere che la misura è colma, commemorare gli ebrei buoni, cioè quelli uccisi dal nazifascismo, è una ipocrisia contraddetta dai fatti.

La Shoah non è stato un incidente della storia perché Hitler ha messo in pratica quello che aveva scritto nel Mein Kampf, l’eliminazione su scala industriale di sei milioni di individui fu la conclusione abnorme di secoli di accuse infamanti e persecuzioni.

È inutile e stucchevole rievocare quello che è toccato agli ebrei sparsi per l’Europa e il Nord Africa dalla diaspora in poi, resta il fatto che la nascita dello Stato di Israele ha in qualche modo riportato indietro l’orologio della storia, come dimostra l’aumento esponenziale dell’antisemitismo a causa della recente guerra.

Abbiamo dovuto assistere ad un sostanziale tentativo di coinvolgere l’intera comunità ebraica internazionale nella responsabilità di crimini di guerra senza prove di organi indipendenti e definiti genocidio, a dotte disquisizioni tra avversione per la politica di Israele e antisemitismo tout court.

I più cauti hanno usato il premier Netanyahu come una foglia di fico, dimenticando, quasi sempre volutamente, che è stato democraticamente eletto.

Per cui rivolgo una preghiera a tutti i comunicatori e a coloro che hanno spazio sui media (Papa compreso) che hanno rimosso il pogrom perpetrato da Hamas, invocato sanzioni, chiesto di interrompere i rapporti culturali ed economici con Israele, discriminano la brigata ebraica, commentato benevolmente il rogo di bandiere israeliane, inondato media e social di notizie false e tendenziose (compreso Gesù palestinese), se ne fregano delle altre guerre in corso (in primis quella russo/ucraina) e delle migliaia di morti che producano, apostrofano gli israeliani come nuovi nazisti, ma assistono senza muovere un muscolo a quello che avviene in Iran, in Afganistan, in Sudan, a tutti costoro una preghiera: non dite una parola nel giorno della memoria.

Ma forse, sic stantibus rebus, sarebbe più decente abolirlo il Giorno della Memoria, che ricorda i morti avulsi da quei vivi che sono tornati ad essere in pericolo.


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5 pensieri su “L’ipocrisia del giorno della memoria che divide gli ebrei tra buoni (i morti) e cattivi (i vivi)

  1. Pino Picca dice:

    Condivido l’invito al silenzio rivolto a chi ha elevato a resistenza la mattanza del 7 ottobre o dissacrato il concetto di genocidio avendo reso, nei fatti, vuote le parole da loro pronunciate sino ad oggi in occasione della giornata della memoria. Tale ricorrenza va però mantenuta dando atto della presenza dei molti che non hanno mostrato ipocrisia e, più di tutto, per quanti non hanno colpa, i ragazzi, i giovani, le generazioni a cui è affidato il futuro.

  2. Massimo Auci dice:

    L’istituzione del giorno della memoria ha lo scopo di obbligare ogni essere vivente a sapere e ricordate quel che è accaduto perché mai più accada, ogni essere vivente (Risoluzione 60/7 delle UN), quindi anche i Palestinesi, i propal, gli antisemiti, perché se anche non hanno moti empatici nei confronti degli ebrei, che vorrei ricordare essere solo di religione differente dalla cattolica o dalla musulmana o da qualunque altra religione, hanno diritto come tutti di esistere e di vivere senza temere che qualcuno entri in casa a sgozzarli, come scritto sul murales e come accaduto il 7 ottobre. Parlo di diritto alla vita e di diritto all’autodifesa, inevitabile quando azioni contrarie vengono messe in atto. Ora, dato che sembra proprio che questa risoluzione sul giorno della memoria non abbia avuto l’effetto sperato, sarebbe meglio appellarsi al diritto all’oblio, cosicché, forse, le azioni di un governo rimarranno solo un atto politico che nulla ha a che fare con la religione ebraica e con gli ebrei, perché almeno sul concetto di razza spero che sia chiaro a tutti che la razza non esiste. Allo stato attuale, il 27 gennaio è solo una ricorrenza storica e la memoria di un fallimento culturale.

  3. Giuseppe Falcone dice:

    Shalom! Sono un ebreo credente, osservante (nella mia limitatezza di uomo) e sionista. Sono d’accordo solo in parte con il contenuto dell’articolo. È vero che c’è grande ipocrisia da parte di chi rispetta e compiange gli Ebrei morti e disprezza quelli vivi. Tuttavia è giusto che il 27 gennaio sia celebrato: la società deve almeno riconoscere che la Shoah è stata un evento unico in cui si è tentato non solo di opprimere, sfruttare una popolazione, ma di annientarla a prescindere dalla convenienza. Einstein sarebbe stato ucciso, se avessero potuto farlo. Un esempio tra decine di migliaia di persone che avrebbero dato un aiuto formidabile anche alle nazioni che follemente volevano sterminarci.
    Poco il 27 gennaio? Meglio di nulla. Shalom.

    • Filippo Piperno dice:

      Ciao Giuseppe. Il 27 gennaio è una ricorrenza sacra. La nostra polemica come avrai capito non riguarda il giorno della Memoria in quanto tale ma il modo in cui molta gente ritiene di lavarsi la propria coscienza rispetto alla questione ebraica (di cui la nascita d’Israele è uno dei momenti centrali della storia più recente), limitandosi a celebrare la memoria dei 6 milioni di ebrei sterminati dal Nazismo ma dimenticandosi degli ebrei che vivono ogni giorno angosciati da un antisemitismo sempre più dilagante. Celato sotto la foglia di fico dell’odio per Israele. Per dire che sono d’accordo con lo spirito delle tua parole.

  4. Pingback: La giornata della memoria tradita

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