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Prepararsi alla guerra per evitare la guerra

Bandiere di Russia e NATO a confronto, simbolo delle tensioni geopolitiche e del rischio di una guerra europea imminente

Europa

Prepararsi alla guerra per evitare la guerra

È inutile girarci attorno. Allo stato attuale delle cose le probabilità di una guerra europea più o meno circoscritta (dipenderà da come si incastreranno alcune variabili) in un futuro più o meno prossimo (non oltre la fine del decennio) sono drammaticamente aumentate rispetto anche a solo

Bandiere di Russia e NATO a confronto, simbolo delle tensioni geopolitiche e del rischio di una guerra europea imminente
JozeJechich_JJ16/02/2025Aggiornato 27/05/20259 min lettura1.837 parole



È inutile girarci attorno. Allo stato attuale delle cose le probabilità di una guerra europea più o meno circoscritta (dipenderà da come si incastreranno alcune variabili) in un futuro più o meno prossimo (non oltre la fine del decennio) sono drammaticamente aumentate rispetto anche a solo un mese fa, quando ancora non si parlava di “pace” in Ucraina.
Insomma guerra portata dalla pace, ovvero un paradosso non inedito nella Storia, che in realtà è la logica conseguenza delle dinamiche messe in moto dall’elezione di Trump.
Ciò che si va delineando infatti non è una pace indotta da una sentenza militare sul campo (nessuna delle due parti può reclamare una vittoria né imporre una sconfitta) bensì da opportunismi politici frutto dell’incontro tra il narcisismo patologico di Trump e la sociopatia ossessiva di Putin: il primo sedotto dal ritorno di sé stesso al potere ed il secondo dal potere fine a sé stesso. Ed entrambi uniti dal disprezzo delle regole che non siano le proprie.

Più che una pace si preannuncia quindi un patto, quasi personale, tra Putin e Trump, tra tiranni ed aspiranti tali: che non sarà d’acciaio stante l’autoreferenzialità maligna dei due, ma che apre la strada a qualcosa che è già stata definita una Monaco 2.0, con l’Ucraina nelle vesti di agnello sacrificale e con l’Europa messa all’angolo dal sussurrato-tra-le-righe diktat di Hegseth: adeguatevi alla situazione oppure pagatene le conseguenze.

Affinità elettive


Ed eccoci arrivati al punto.
Per quanto urticanti e potenzialmente destabilizzanti, le parole di Hegseth offrono all’Europa un’opportunità che farebbe bene a cogliere in fretta: quella di costruire una difesa europea continentale complementare all’attuale NATO euroatlantica, in grado di rispondere rapidamente ed in prima battuta a qualsiasi minaccia al territorio europeo, ovvero di intervenire in proiezione di potenza ai suoi margini esterni, entro una giurisdizione comprendente l’Atlantico orientale ad est delle Azzorre, il Mare Artico fino al Bear gap, il Mar Nero e l’intero bacino mediterraneo esteso al Sahel ed al Mar Rosso.

La difesa di quest’area vasta almeno 50 milioni di Kmq (1/10 della superficie terrestre), oltre allo spazio aereo sovrastante, dovrebbe essere affidata ad un comando centrale EuroNATO, strettamente collegato a quelli americani d’oltreatlantico, ma con possibilità di intervento autonomo in tutte quelle situazioni di interesse prettamente europeo, senza dovere necessariamente attendere l’intervento USA.

Una tale configurazione lascerebbe a Washington la difesa strategica (non necessariamente solo nucleare) dell’intero emisfero occidentale, Europa compresa, con quella sub-strategica, ovvero di teatro, affidata invece ad un deterrente rinforzato EuroNATO basato, quantomeno inizialmente, sugli arsenali nucleari francese e britannico, da upgradare nel tempo con nuovi vettori a gestione comune (SLBM, SLCN, cruise, cacciabombardieri ecc.) sul modello degli Awacs.
L’attuale principale elemento politico dissuasivo della NATO, vale a dire l’automatismo dell’Art.5, dovrebbe essere mantenuto per tutti i membri della EuroNATO, mentre andrebbe ridiscusso relativamente agli Stati Uniti: col reciproco vantaggio per gli USA di non doversi per forza accollare l’onere della difesa europea al di sotto di quella strategica, e per l’Europa di non essere necessariamente trascinata in avventure militari al di fuori del teatro europeo.
Ne conseguirebbe una NATO a profondità variabile, con ciascuna delle due parti (USA ed EuroNATO) sovrana in casa propria, ma comunque accomunate da vincoli in caso di minaccia esistenziale al sistema occidentale nel suo complesso, da parte di attori statuali terzi: oggi identificabili nella Russia ed un domani nella Cina, ma non solo (pensiamo alla Nord Corea, o ad un Iran nucleare).

Foto di gruppo del vertice NATO di Washington dell’11/7/24. Il tempo dirà se Trump vorrà o meno mantenere l’impegno USA nell’Alleanza preso a suo tempo dal suo ben più degno predecessore Truman

L’assunzione di responsabilità della propria difesa, nonché delle capacità di proiezione di potenza in regioni limitrofe (Sahel, Vicino Oriente, Mar Nero, Caucaso, Artico) segnerebbe per l’Europa il passaggio all’età adulta, nonché l’inizio di un processo di integrazione non più solo mercantile e burocratico, con innegabili vantaggi in termini politici sullo scenario globale.
Per contro, lo sforzo finanziario sarebbe notevole per i 31 paesi NATO extra USA, in quanto risulterebbe impossibile rimanere al di sotto del 4% del PIL relativamente alle spese militari necessarie per mettere a punto una architettura difensiva credibile e dissuasiva: quindi un budget collettivo EuroNATO (su un PIL complessivo di 24.409 mld/USD nel 2023), attestato a 970mld USD/anno (attualmente siamo a 450mld), reiterato per gli anni a venire, in grado di competere con quello USA, fissato a 850mld USD per il 2025.

Utopia, obietterà qualcuno, davanti a queste cifre.
Forse si, emotivamente. Ma l’alternativa quale è?
Si consideri un punto: se anche si dovesse arrivare ad una pace politica in Ucraina la Russia non smobiliterà, né passerà ad una economia di pace.
Al contrario, alleggerita delle sanzioni (o almeno di parte di esse) utilizzerà i prossimi anni per ricostruire il proprio esercito e ripristinare le scorte, senza più il dissanguamento prodotto dai combattimenti e dai danni alla filiera produttiva (petrolifera in particolare) arrecati dagli ucraini.
Grazie alla bolla prodotta dall’economia di guerra e dalla ripresa delle esportazioni di prodotti energetici Mosca potrebbe essere in grado, incrementando i ritmi produttivi con l’innesto di mano d’opera rientrata dal fronte, di ripianare in pochi anni una parte delle perdite tornando a rappresentare, entro fine decennio una nuova minaccia regionale contro i più (strategicamente) vulnerabili tra i paesi NATO, quali ad esempio i baltici: il tutto nel contesto di un probabile disimpegno USA dall’Europa (di fatto già annunciato da Hegseth) tale da garantire a Mosca il “fatto compiuto” a fronte del caos nel quale finirebbe (inevitabilmente) per precipitare l’Alleanza.

In questi termini e prima ancora di essere pronta militarmente, Mosca potrebbe voler cogliere, laddove ne avvertisse la convenienza, scenari di opportunità risolvibili rapidamente con i mezzi a disposizione in quel momento: quindi di limitata profondità ed impegno, ma tali da garantirle importanti ritorni politici patteggiati con un piede in territorio altrui, esattamente come quelli che si stanno prefigurando per l’Ucraina.

Sono attualmente due gli scenari a rischio-crisi nei prossimi anni:

Il primo è quello del Caucaso, dove Mosca potrebbe essere tentata di intervenire contro Georgia e Armenia in formato ibrido Crimea/Donbas 2014, con la quasi certezza di una non-reazione militare  occidentale e con la prospettiva di poter bloccare il flusso di gas azero verso Occidente, passante attraverso la pipeline BTE.
Una mossa del genere metterebbe l’Azerbaijan sotto pressione e ripristinerebbe il ricatto energetico russo all’Europa.

Un controllo russo sulle pipelines energetiche azere, metterebbe a rischio quasi l’8% delle importazioni europee di gas naturale

Il secondo scenario è quello che vedrebbe una coalizione russo-bielorussa agire in Lituania contro il gap di Suwalki allo scopo di congiungersi con Kaliningrad ed isolare il Baltico dal resto dell’Alleanza. Un’azione fulminea potrebbe porre rapidamente il corridoio sotto controllo russo molto prima dell’arrivo di forze terrestri NATO: con la sola Polonia in grado di intervenire rapidamente ma verosimilmente neutralizzata dalla minaccia russa di un bombardamento nucleare su Varsavia.
In sede negoziale Mosca otterrebbe il corridoio, ma le conseguenze dell’isolamento avrebbero devastanti sui tre paesi baltici e quindi su’Alleanza.

Entrambi gli scenari potrebbero essere portati a termine da Mosca con forze ridotte, senza necessariamente attendere il completamento del riarmo e con la quasi certezza di sontuosi ritorni politici e strategici.

Non si faccia l’errore di considerare questi scenari irrealistici: non c’è assolutamente nulla infatti, che possa trattenere Mosca dal tentare di attuarli, se non i tempi di ricostruzione delle proprie forze militari, vincolanti ma fino ad un certo punto.
Per il resto, se dovesse valutarli convenienti, il Cremlino non avrà alcuna esitazione a metterli in pratica, basandosi esclusivamente sull’analisi dei vantaggi attraverso il mai abbandonato principio sovietico di “correlazione delle forze”.

Per tale ragione è imperativo che la parte europea dell’Alleanza Atlantica dia inizio ad un massiccio programma di riarmo, di approntamento di riserve e piani di mobilitazione, di ammassamento delle scorte, di pianificazione industriale, di logistica d’emergenza, di difesa territoriale, di minamento e blocco del Golfo di Finlandia e dei porti russi di Kaliningrad, di dispiegamento permanente di ulteriori forti reparti nei tre paesi baltici ed in Polonia: attualmente limitati ad un solo battaglione ciascuno in espansione a brigata, ma auspicabilmente da ampliare a divisione anche grazie all’innesto di forze svedesi e finlandesi.
Il tutto solo per dissuadere Mosca dal tentare l’azzardo nonché, qualora la deterrenza fallisse, per poterla affrontare sul campo con ragionevoli possibilità di successo anche in assenza di supporto diretto americano.

Un soldato spagnolo della NATO Rapid Reaction Force, la forza di intervento rapido dell’Alleanza, comprendente fino a mezzo milione di uomini, dei quali però solo 5.000 (VJTF) mobilitabili in 48h.

Non c’è da illudersi. Se la tendenza attuale di timida o nulla risposta occidentale all’aggressività di Mosca dovesse proseguire, lo scontro diretto tra Russia ed Alleanza Atlantica (con o senza gli USA) non sarà più questione di se ma di quando: ed è proprio per interrompere questa spirale nefasta che l’EuroNATO farebbe bene, nei prossimi pochi anni disponibili, a riarmarsi e riarmarsi pesantemente, come sta già facendo la Polonia, con l’obiettivo di rendere sconveniente per Mosca la correlazione delle forze, dissuadendola così dal tentare avventurismi militari.

Quanto l’Europa sia pronta a questo passo, psicologico prima ancora che organizzativo, lo vedremo già nei prossimi mesi. Sarà importante osservare la reazione ai latrati di Trump ed all’intemerata di Hegseth oltre che alle prossime provocazioni russe. Sarà necessario un radicale cambio di mentalità, un drastico passaggio dall’ottica di mantenere la pace in tempo di pace a quella di predisporsi alla guerra per evitare la guerra.

La proditoria invasione russa dell’Ucraina ha portato le relazioni tra Mosca e l’Occidente al loro punto più basso. Ora l’Europa si trova davanti ad un bivio che potrebbe deciderne il futuro

La minaccia è palese, se la si vuol vedere. Le risorse ci saranno se le si vogliono trovare. Le capacità tecniche ed industriali pure, a patto di volerle sfruttare.
Rimane la volontà politica e la relativa capacità di spiegare agli europei ciò che è giusto e necessario fare anche a costo di rischiare di perdere consensi: ma qui il punto interrogativo è la maturità di una classe politica troppo esitante per poter prendere decisioni scomode e di un elettorato troppo attaccato alla propria comfort-zone per avere voglia di prendere atto del pericolo di perderla.

Quale sarà la tendenza lo capiremo ben presto, ma è comunque desolante che sia proprio questa dabbenaggine la migliore alleata dei criminali del Cremlino: al punto che in questi termini verrebbe quasi da convenire con JD Vance e la sua recente sproloquiata sul veder provenire dall’interno dell’Europa il maggiore pericolo per l’Europa  stessa.


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8 pensieri su “Prepararsi alla guerra per evitare la guerra

  1. Pingback: Ecco perché l'americano medio non vuole più difendere l’Europa | InOltre

    • Samuele Marinozzi dice:

      Sicuramente un simile programma è pretenzioso, visto alla luce del nulla cosmico espresso negli ultimi 10 anni da UE ma…da qualche parte bisogna cominciare e allora meglio darsi un obiettivo grosso, al limite del raggiungibile. Restare alla finestra della storia sarebbe letale!!

  2. Samuele Marinozzi dice:

    Non tutto il male arriva per nuocere, dalla tua lucidissima analisi si dovrebbe vedere la grande opportunità da cogliere al volo.

    Primo: eliminare il diritto di veto ai paesi membri UE per quanto concerne le problematiche Difesa e sostegno all’Ucraina.
    Secondo: revocare agli USA l’automatismo dell’Art. 5, così si levano dai maroni.
    Terzo: passare ad una reale economia di guerra per aumentare la produzione bellica (a manetta!!) magari riconvertendo gli asfittici impianti dell’automotive.
    Quarto: dato che non idea se esiste ancora la QRF (Quick Reaction Force), realizzarla in ambito NATO-UE e renderla operativa con una reale capacità in tutti i domini: aria-terra-mare-cyber-spazio.
    Quinto: mettere a fattor comune gli arsenali nucleari di Francia ed UK (magari acquistarli direttamente);
    Sesto: revocare l’accesso, agli USA, alle grandi basi militari (Aviano, Ramstein, Napoli, Sigonella, Emmeldorff; ect…).

    Nel mentre, redigere una chiara Strategia UE, quella definita come Alta Strategia dal compianto John Boyd, tramite la quale generare una Strategia militare. Potrebbe essere l’occasione di mettere fuori gioco i vari Fico e Orban.

    Sicuramente difficile ma non impossibile. L’alternativa è consegnarsi ai russi, che non aspettano altro dalla cadute del muro

  3. Maria Nadia dice:

    Realistico e terrificante.
    Purtroppo l’Europa è ancora un neonato non svezzato che non sa autonomamente emanciparsi dalla tutela Americana, superare divisioni secolari e culture profondamente diverse.
    Al massimo riesce ad impoverirsi con il green deal e a produrre “benefici” come i tappi di plastica non staccabili.
    So di essere forse troppo pessimista, ma le Cassandre, ahimè, ci azzeccano spesso.
    Nadia Mai

    • JozeJechich_JJ dice:

      Si, come UE riusciamo a distrarci con temi rimandabili a tempi migliori e non riusciamo a cogliere le vere emergenze di questi tempi peggiori

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