Regno Unito
La Russia non è un possibile interlocutore per il Regno Unito: è la sua maggiore minaccia
Nella serie televisiva britannica Vigil, una poliziotta indaga un omicidio a bordo del sottomarino nucleare HMS Trident, la cui posizione deve rimanere segreta a ogni livello. Durante le indagini, si ritrova coinvolta in una serie di operazioni di sorveglianza contro sottomarini russi, che tentano ripetutamente di


Nella serie televisiva britannica Vigil, una poliziotta indaga un omicidio a bordo del sottomarino nucleare HMS Trident, la cui posizione deve rimanere segreta a ogni livello. Durante le indagini, si ritrova coinvolta in una serie di operazioni di sorveglianza contro sottomarini russi, che tentano ripetutamente di violare il perimetro di sicurezza. “È sempre così, anche in tempo di pace?” chiede. “Quale pace?” ribatte il comandante. “Noi siamo sempre in guerra.”
Il dialogo riflette una realtà spesso ignorata dall’opinione pubblica: la guerra non è solo un evento dichiarato, ma uno stato costante di tensione, sorveglianza e deterrenza. La risposta del comandante sintetizza perfettamente la condizione della sicurezza nazionale. Anche in tempo di apparente pace, le potenze militari si confrontano silenziosamente sotto la superficie degli oceani, nei cieli e nello spazio cibernetico.
La Royal Navy e la sua flotta di sottomarini nucleari Trident operano in un contesto in cui la minaccia russa non è mai scomparsa, ma si è evoluta e adattata ai nuovi scenari. La guerra ibrida, fatta di incursioni informatiche, spionaggio, disinformazione e sconfinamenti provocatori, è una costante. La Russia non ha mai smesso di testare le difese britanniche: i suoi sottomarini pattugliano le acque del Regno Unito nel tentativo di sondarne le capacità reattive, mentre aerei violano gli spazi aerei e hacker attaccano infrastrutture strategiche, con l’obiettivo di compromettere la sicurezza nazionale. Nel frattempo, la propaganda russa lavora per destabilizzare la società e influenzare la politica interna, con effetti concreti che si sono manifestati negli ultimi anni.
Uno degli esempi più eclatanti è stato il referendum sulla Brexit nel 2016, quando la Russia ha condotto una massiccia campagna di disinformazione per spingere l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Piattaforme social come Twitter e Facebook sono state inondate da contenuti generati da bot e account legati a Mosca, progettati per fomentare le divisioni interne e indebolire l’UE. Nel 2020, un rapporto della Commissione per l’Intelligence e la Sicurezza del Parlamento britannico ha rivelato come il governo non avesse indagato adeguatamente il ruolo dell’interferenza russa nel referendum, lasciando così aperta la porta a future operazioni di influenza.
Più recentemente, lo scandalo che ha coinvolto Nathan Gill, ex eurodeputato del UKIP ed ex leader di Reform UK in Galles, ha confermato il coinvolgimento russo nella politica britannica. Gill è attualmente sotto processo per aver accettato tangenti dalla Russia in cambio di dichiarazioni pro-Mosca al Parlamento europeo. Secondo le accuse, l’ex parlamentare avrebbe ricevuto finanziamenti illeciti per promuovere narrative favorevoli al Cremlino, dimostrando come Mosca abbia cercato attivamente di infiltrarsi nei circoli politici britannici ed europei attraverso la corruzione e la cooptazione di figure strategiche.
La guerra ibrida russa contro il Regno Unito non si è limitata alla propaganda o all’interferenza politica. Nel 2018, l’attacco chimico di Salisbury ha dimostrato fino a che punto il Cremlino fosse disposto a spingersi per eliminare i suoi nemici sul suolo britannico. Gli agenti russi del GRU, Aleksandr Petrov e Ruslan Boshirov, hanno utilizzato l’agente nervino Novichok per avvelenare l’ex spia Sergei Skripal e sua figlia Yulia. L’attacco, che ha portato anche alla morte di una cittadina britannica e all’intossicazione di un poliziotto, ha confermato che il Regno Unito non è solo un obiettivo di Mosca sul piano politico ed economico, ma anche su quello fisico.
Al contrario che per gli Stati Uniti, la Russia non è un possibile interlocutore per il Regno Unito: è la maggiore minaccia alla sua sicurezza.
Guardare le cose dal punto di vista britannico può aiutare a capire la compattezza del Paese nel combattere Putin e difendere l’Ucraina. Un’unione di vedute in politica estera che va oltre i partiti o i leader. Johnson, Sunak, ora Starmer. Conservatori o laburisti non fa differenza. La Russia è il nemico numero uno. L’Uk è sotto attacco da anni e ognuno ne è ben consapevole.
Ed è qui che, con l’elezione di Donald Trump, le strade di Londra e Washington rischiano di separarsi per la prima volta in oltre un secolo. Se per gli Stati Uniti un riavvicinamento alla Russia è considerato strategico per contenere l’ascesa della Cina e stabilizzare il Medio Oriente, spostando i russi dall’asse sciita a quello sunnita per garantire la sicurezza di Israele, per il Regno Unito Mosca non è un attore da coinvolgere, ma un nemico diretto, una minaccia attuale e concreta alla sicurezza nazionale.
La divergenza tra le due potenze anglosassoni si sta già manifestando. Mentre Trump parla apertamente di ridurre il sostegno all’Ucraina e di riconsiderare il ruolo degli Stati Uniti nella NATO, Keir Starmer ha ribadito che il Regno Unito non arretrerà nella sua politica di sostegno a Kyiv e nel contrasto alla strategia espansionistica di Putin. Le parole del Primo Ministro britannico, pronunciate nel suo recente intervento al The Sun, sono inequivocabili: l’Ucraina deve essere al centro di qualsiasi negoziato di pace, e il Regno Unito continuerà a garantire il suo supporto, indipendentemente dalle scelte di Washington.
Per Londra, la minaccia russa non è un concetto astratto, ma una realtà quotidiana. Oltre agli attacchi chimici e alle operazioni di spionaggio, la Russia ha intensificato la sua strategia di guerra ibrida contro il Regno Unito. Secondo fonti dell’MI5, le attività di sabotaggio, disinformazione e cyber-attacchi mirati a infrastrutture strategiche britanniche si sono moltiplicate negli ultimi anni. Ma l’offensiva non si limita al cyberspazio o alle operazioni clandestine: il Cremlino sta sfruttando la radicalizzazione interna per destabilizzare il Regno Unito, e lo sta facendo con l’aiuto di figure chiave nella galassia dell’estremismo politico e mediatico.
Nell’ambito della nascente alleanza tra Washington e Mosca, tra i protagonisti di questa strategia c’è Elon Musk, che attraverso la sua piattaforma X (ex Twitter) ha contribuito a creare un clima di tensione e di aperta destabilizzazione nel Regno Unito, amplificando la propaganda e fornendo spazio a esponenti dell’estrema destra britannica, molti dei quali sfruttati da Mosca da anni. Tra questi spiccano Tommy Robinson, il leader dell’English Defence League, e una delle voci più forti della narrativa anti-immigrati e islamofobica nel paese e Andrew Tate, attualmente sotto processo in Romania per stupro e sfruttamento della prostituzione. La campagna mediatica di Musk e Robinson ha avuto conseguenze dirette sulle strade britanniche, alimentando una retorica incendiaria che ha portato a vere e proprie guerriglie urbane nell’estate. Il Regno Unito ha vissuto settimane di tensione con scontri tra gruppi di estrema destra e forze dell’ordine, con manifestazioni che si sono trasformate in battaglie campali a Londra e in altre città.
All’inizio di quest’anno c’è poi stata la campagna sulle grooming gangs, gruppi criminali composti principalmente da uomini di origine pakistana, accusati di stupro e sfruttamento sessuale di minori. Sebbene il fenomeno esista e sia stato oggetto di indagini giudiziarie serie, Musk e la destra radicale hanno strumentalizzato il tema per polarizzare il Paese. Questa operazione ha trovato eco attraverso la rete di bot russi, che hanno amplificato il messaggio per creare ulteriore divisione sociale nel Regno Unito.
Ma l’apice della campagna di destabilizzazione è arrivato quando Musk stesso ha twittato suggerendo di “invadere il Regno Unito” e di sovvertire il governo democraticamente eletto di Keir Starmer, una dichiarazione che ha suscitato indignazione bipartisan e ha spinto il governo britannico a prendere seri provvedimenti contro la manipolazione dell’informazione online. Il Regno Unito ha risposto con fermezza, con Starmer che ha dichiarato che Londra non tollererà ingerenze straniere e che la sicurezza nazionale britannica è una priorità assoluta.
Questi episodi dimostrano come il Regno Unito si trovi oggi in una posizione estremamente vulnerabile, non solo per la minaccia diretta della Russia sul piano militare, ma anche per le operazioni di manipolazione mediatica e radicalizzazione che mirano a frammentare la società britannica dall’interno. Una figura come Elon Musk alla Casa Bianca pone l’UK sotto attacco su due fronti. E mentre Trump si schiera apertamente con Mosca, Londra non ha il lusso di ignorare la realtà di un’aggressione costante e strutturata.
Questo nuovo scenario geopolitico rischia di ridefinire radicalmente la “special relationship” tra Regno Unito e Stati Uniti, trasformandola da un asse solido e coerente a una relazione più pragmatica e incerta. Se Trump continuerà sulla strada dell’accomodamento con Mosca, Londra sarà sempre più spinta a rafforzare i legami con l’Unione europea e a lavorare con la Francia (unica altra potenza nucleare europea) ripensando la sua posizione all’interno dell’architettura della sicurezza occidentale.
Tra gli errori di Elon Musk nel sobillare i tumulti nel Regno Unito c’è stato però quello di sottovalutare il peso dell’orgoglio nazionale. Un magnate straniero che suggerisce di invadere il Paese per sovvertire un governo democraticamente eletto non è qualcosa di accettabile nemmeno per l’elettore britannico di destra. Anzi, è proprio questo tipo di retorica, percepita come un affronto alla sovranità nazionale, ad aver rafforzato il sostegno a Starmer anche da parte di ambienti tradizionalmente conservatori. Il patriottismo britannico non è negoziabile, e chiunque pensi di poter dettare la linea dall’esterno senza comprenderne le dinamiche interne è destinato a fallire.
Ed è per questo che Keir Starmer ha scelto strategicamente di pubblicare il suo discorso su The Sun, un quotidiano tradizionalmente di destra. Questa scelta non è casuale, ma un messaggio chiaro e inequivocabile rivolto a Elon Musk e alla Russia: tentare di destabilizzare il Regno Unito attraverso campagne mediatiche non funzionerà. La stampa conservatrice britannica ha compreso i giochi e non si lascerà usare come strumento per seminare divisione e caos nel Paese.
Dopo anni di tentativi di radicalizzazione, la scelta di The Sun di allinearsi a Starmer dimostra come la destra britannica tradizionale si stia smarcando dal trumpismo e dalla propaganda russa. Non c’è spazio per il sovranismo filo-Mosca nel Regno Unito, un Paese che vede la Russia non come un interlocutore strategico, ma come una minaccia.
Le menzogne di Trump sulla responsabilità dell’Ucraina—un Paese invaso—nella guerra, le accuse a Zelensky di essere un dittatore e la narrativa distorta che ribalta il ruolo di aggressore e vittima hanno ulteriormente esacerbato il rigetto del trumpismo nel Regno Unito e portato negli ultimi giorni alla prima flessione del partito di estrema destra Reform UK che da oltre sei mesi era in ascesa costante.
Intanto, Starmer ha annunciato un incremento della spesa militare, con l’obiettivo di portarla al 2,5% del PIL entro il 2027 e al 3% entro il 2030. Tuttavia, per finanziare questo potenziamento senza intaccare i servizi pubblici, aumentare il deficit o concedere terreno alla destra sul piano fiscale, Starmer ha deciso di ridurre gli aiuti internazionali e riallocare quei fondi alla difesa.
Parallelamente, è in discussione la creazione di un fondo comune tra Unione Europea e Regno Unito per sostenere l’incremento delle spese militari. Secondo il Financial Times, questa proposta sarà al centro dei colloqui tra i ministri delle Finanze al G20 di Città del Capo, dove la cancelliera dello Scacchiere britannica Rachel Reeves avanzerà una proposta ad hoc ai vertici di Bruxelles.
L’idea è quella di creare un meccanismo paneuropeo per il finanziamento della difesa, in risposta alla nuova linea strategica degli Stati Uniti sotto Donald Trump, che sta imponendo una svolta alla guerra russo-ucraina e ridimensionando il ruolo degli USA nella sicurezza europea. L’Europa e il Regno Unito, quindi, si trovano costretti a rafforzare le proprie capacità militari autonomamente, segnando un potenziale punto di svolta nella cooperazione strategica post-Brexit.
«Tiranni come Putin capiscono solo il linguaggio della forza» ha sostenuto Starmer durante una conferenza sulla sicurezza martedì 25 febbraio. «Se l’Ucraina non sarà adeguatamente protetta dalla Russia, l’Europa non potrà che diventare ancora più instabile».
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