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Non cadiamo nella trappola del grande picconatore dell’Occidente

Primo piano di Donald Trump durante una conferenza, simbolo della crisi dell’Occidente e delle tensioni con l’Europa.

Occidente

Non cadiamo nella trappola del grande picconatore dell’Occidente

Potente è il veleno di Donald Trump. Dopo aver corrotto le fondamenta della democrazia americana, il diluvio di parole in libertà di questo re folle sta disintegrando il già fragile equilibrio su cui si regge il fronte che oppone(va) i paesi democratici alle autocrazie e ai

Primo piano di Donald Trump durante una conferenza, simbolo della crisi dell’Occidente e delle tensioni con l’Europa.
Filippo Piperno27/02/2025Aggiornato 26/05/20253 min lettura495 parole

Potente è il veleno di Donald Trump. Dopo aver corrotto le fondamenta della democrazia americana, il diluvio di parole in libertà di questo re folle sta disintegrando il già fragile equilibrio su cui si regge il fronte che oppone(va) i paesi democratici alle autocrazie e ai nemici dell’Occidente.

Nella torrenziale conferenza stampa di ieri, tra i molti temi toccati nel modo sgangherato e provocatorio che oramai conosciamo, Trump ha annunciato che i prodotti europei saranno «presto» soggetti a dazi del 25 per cento, sottolineando che l’Unione europea è stata «formata per fregare» gli Stati Uniti. Ha poi definito Putin “una persona molto intelligente”, aggiungendo che occorrerà scordarsi dell’adesione dell’Ucraina alla Nato.

Quest’inesausta opera disgregatrice dell’Occidente ad opera di Trump sta trasformando Putin e Xi Jinping in due allegri boy scout.

Tre giorni fa, votando insieme alla Russia contro una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che condannava l’aggressione russa in Ucraina, Trump ha pensato bene di schierare gli Stati Uniti contro i suoi storici alleati europei, sostenitori della mozione insieme a Kiev. 

Israele, che ha negli Stati Uniti il suo unico vero alleato (e qui è necessaria una nota di grave biasimo alle troppe ambiguità degli europei), per compiacenza si è accodata a quel voto insensato. Mi si conceda il fatto che se Trump non avesse appiattito le posizioni degli USA su quelle russe mai gli Stati Uniti avrebbero dato quel voto e di conseguenza neanche Israele.

Ma la frittata avvelenata oramai era fatta e un’ondata di risentimento, indignazione e biasimo si è riversata su Israele e il suo “tradimento” da parte dei difensori della causa ucraina , riuscendo a disintegrare anche il fronte di coloro che sostenevano in modo equanime le cause d’Israele e dell’Ucraina.

La posizione d’InOltre su questa spiacevole circostanza è molto netta: il nostro sostegno alle cause d’Israele e dell’Ucraina è un valore non negoziabile. Perfettamente consci che Ucraina e Israele si giocheranno la loro partita e non sempre salvaguardando i nostri principi.

Se si sostiene con coerenza la causa di questi due Stati, occorrerà tenerne conto e misurarsi con questo cortocircuito. Nessuno ha protestato quando Zelensky ha trovato nell’autocrate Erdogan un possibile alleato. Il voto d’Israele all’Onu è una brutta pagina ma va contestualizzato sempre nell’esigenza di salvaguardare la propria sicurezza. Che per lo Stato ebraico equivale a dire sopravvivenza.

Serve ricordare il vero artefice di questo cortocircuito?


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3 pensieri su “Non cadiamo nella trappola del grande picconatore dell’Occidente

  1. Maria Nadia dice:

    Sostengo Israele malgrado Netanyahu, ma, effettivamente, il voto contro l’Ukraina mi ha fatto vacillare.
    Il sostegno (necessario o volontario?) Di Netanyahu a Trump mostra delle affinità che mettono in discussione persino le ragioni di Israele.

  2. Gino Saccioni dice:

    Il cortocircuito è stato generato da Carotone. Non è il primo, si susseguono, bisognerà vedere se la centralina del buon senso è sufficientemente raffreddata (dubito). Però la causa del deterioramento del circuito è preesistente ed è stata individuata benissimo da Alessandra Libutti.

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