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Libertà d’insegnamento non significa libertà di propaganda politica

Insegnante che dialoga con studenti in aula scolastica durante una lezione, alla lavagna formule e scritte didattiche.

Scuola

Libertà d’insegnamento non significa libertà di propaganda politica

La dimensione di libertà, nelle moderne comunità occidentali, si manifesta in vista di quei limiti che fanno da steccato allo spazio di civiltà fatto di valori appartenenti a diversi domini: al cristianesimo, al giusnaturalismo e all’etica dei diritti e dei doveri. Sono tali limiti, che nelle

Insegnante che dialoga con studenti in aula scolastica durante una lezione, alla lavagna formule e scritte didattiche.
Vincenzo Russo03/03/2025Aggiornato 23/05/20254 min lettura672 parole


La dimensione di libertà, nelle moderne comunità occidentali, si manifesta in vista di quei limiti che fanno da steccato allo spazio di civiltà fatto di valori appartenenti a diversi domini: al cristianesimo, al giusnaturalismo e all’etica dei diritti e dei doveri. Sono tali limiti, che nelle sintesi costituzionali del novecento giungono, financo, a vincolare il potere politico espresso dalle assemblee elettive, che rendono possibile la configurazione di quella libertà “negativa” o, per meglio dire, protettiva.

E’ così per la libertà politica: la prima garanzia per i più deboli, una libertà difensiva dai poteri esterni che è libertà da. Una libertà nel senso di assenza di impedimenti esterni per essere liberi di poter agire autodeterminandosi. E non può esistere alcuna libertà positiva senza la garanzia della libertà in senso negativo (beninteso, i due aggettivi non hanno alcuna connotazione valutativa). Da Aristotele a Rousseau, passando per Cicerone, la questione è sempre la stessa: siamo liberi quando obbediamo a leggi e non a padroni.

In tal senso, il significato della libertà d’insegnamento (art. 33 della Costituzione) è un significato in negativo. Quella dell’insegnamento è, innanzitutto, una libertà negativa. Se vogliamo, è l’esito della cultura liberale che mira ad assicurare l’indipendenza del docente dalle possibili ingerenze di un Governo, per così dire, disinibito e invadente. Sul versante positivo, il docente non è libero di fare ciò che vuole. Non dispone di alcuna libertà assoluta e illimitata.

E’ pacifico, pertanto, che l’insegnante non possa fare propaganda politica e, in generale, opera di proselitismo. Attività che ricadono certamente sotto l’ombrello dell’art. 21 della Costituzione (libertà di manifestazione del pensiero), ma che nulla hanno a che spartire con l’attività di insegnamento, potendo nuocere gravemente alla formazione dei discenti. In altri termini, la libertà d’insegnamento deve coniugarsi con le finalità dell’istruzione (ricavabili sia dal diritto interno sia da quello internazionale), e non può confliggere con i diritti umani quando, ad esempio, si dovesse configurare come lavaggio del cervello o mero indottrinamento.

Trattandosi di un “dovere di prestazione”, l’insegnamento incontra sia limiti di contenuto sia di ordine modale e metodologico che devono, poi, tenere conto dell’età evolutiva del minore, del rispetto della sua dignità sociale e del buon costume. Si tratta di limitazioni che, naturalmente, si attenuano con il progredire della scolarizzazione, sino a scomparire quasi completamente nell’insegnamento universitario.

E allora, caro professore, se ritiene opportuno manifestare comunque la sua opinione agli alunni, magari quella politica legata all’attualità, usi la cautela di rimarcare che si tratta di un’analisi personale, sviluppata nel solco di una prospettiva particolare.

Abbia la probità di separare ciò che è frutto di esiti empirici o di ragionamento logico dalle conclusioni soggettive e dai convincimenti personali. Ogni insegnante ha il dovere weberiano di saper distinguere (e tenere separate) l’attività di trasmissione della conoscenza dall’attività politica. Sarebbe anche meglio citare i pareri di chi la pensa in senso contrario, alimentando quello spirito critico che favorisce il confronto e rende possibile il pluralismo di visioni. Le aule scolastiche non possono essere arenghi per solipsisti.

Non è mai il tempo di spacciare le opinioni per verità scientifiche. Non lo è oggi, in particolare, visto che i giovani (e i loro genitori) sono esposti al fuoco di fila di ciarlatani d’ogni fatta che non si fanno scrupoli nel propalare falsità e ignoranza, riuscendo ad ammorbare ogni discorso pur di godere di qualche attimo di vanagloria.


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