USA
Elon Musk è ormai il Gollum di sé
Più che economisti e politologi, per descrivere la parabola di Elon Musk servirebbe l’abilità di Shakespeare. E’ sorprendente quanto un personaggio universalmente riconosciuto come uno degli uomini più capaci del pianeta sia ora diventato una minaccia esistenziale su tre livelli diversi: la solidità delle proprie aziende,



Più che economisti e politologi, per descrivere la parabola di Elon Musk servirebbe l’abilità di Shakespeare. E’ sorprendente quanto un personaggio universalmente riconosciuto come uno degli uomini più capaci del pianeta sia ora diventato una minaccia esistenziale su tre livelli diversi: la solidità delle proprie aziende, la sicurezza nazionale USA, la credibilità degli Stati Uniti nel mondo.
Il crollo di Tesla
Dotato di capacità di visione straordinaria, Elon Musk ha portato Tesla ad essere la casa automobilistica con la più alta capitalizzazione nella storia, capace di raggiungere il record di 1.200 miliardi di dollari nel novembre 2021. Considerata dai maggiori economisti un’azienda dal valore eccessivamente gonfiato, la capitalizzazione di Tesla ha sempre goduto del fatto di rientrare nell’ “ecosistema” delle aziende muskiane, secondo una visione per la quale, come ha sempre dichiarato lui stesso, tutte lavorano in concerto per il raggiungimento un fine ultimo: il progresso tecnologico dell’umanità e la colonizzazione di altri pianeti. Questa concezione “tecno-mistica”, unita ad alcune tecniche imprenditoriali del tutto nuove, hanno portato Elon Musk ad ottenere una credibilità totale da parte degli investitori finanziari. Inoltre, Elon Musk ha per molto tempo perseguito l’esempio degli altri grandi miliardari, non anteponendo mai la propria figura alle proprie aziende. Le interviste centellinate, la pressoché assenza dalla scena del gossip, la postura da timido nerd totalmente devoto al proprio lavoro hanno per anni aumentato il prestigio (e la ricchezza) del mito Musk.
Oggi, Elon Musk è diventato la rappresentazione plastica di ciò che un grande imprenditore non dovrebbe mai fare. La martellante presenza sui social, il sodalizio con il presidente più divisivo della storia americana, la presunzione di sostituire la propria faccia ai loghi dei propri prodotti hanno avuto come risultato la totale disaffezione di quella parte di investitori e clienti che di voler far parte dell’immaginario Trumpiano non ne hanno minimamente voglia. Se in politica si può vincere e governare anche se si è detestati dal 49%, un imprenditore di successo è “inclusivo” per definizione, e la perseveranza nel gravissimo errore di personalizzazione dei propri marchi sta erodendo quella credibilità che è sempre stata la forza di Musk. Dominante in tutti i settori cruciali delle nuove tecnologie, il tonfo di Tesla di oltre il 15% in pochi giorni ha trascinato con sé tutto quel mondo high-tech che aveva visto nella presenza di Musk alla Casa Bianca un’occasione di forte rilancio. Dan Ives, uno dei più ascoltati analisti finanziari in ambito Tech, ha recentemente dichiarato che per salvare Tesla (ed il destino dei suoi azionisti) è necessario che Musk si dimetta da CEO, e si dedichi solo alla politica se è questo il suo desiderio. C’è solo da chiedersi quanto in là si potrà spingere il crollo di prestigio di Tesla prima che Musk si renda conto del disastro autoinflittosi.
L’assalto al Dipartimento del Tesoro
Se il Dipartimento dell’Efficienza Governativa poteva essere sulla carta un’ottima opportunità di semplificazione della macchina federale, è ora chiaro che l’obiettivo è un sempre più stretto controllo dell’esecutivo sulle singole persone che compongono lo Stato. Come denunciato dalla deputata Melanie Stansbury, Elon Musk ed i suoi collaboratori stanno cercando di prendere il controllo del sistema di pagamenti del dipartimento del Tesoro. La Stansbury sostiene che tale operazione sia finalizzata a favorire i contratti governativi con i miliardari della Silicon Valley fedeli al Presidente, ma c’è un’ipotesi ancora più inquietante. Il sistema di pagamenti del Tesoro gestisce gli stipendi di chiunque faccia parte del sistema federale statunitense, dai soldati ai diplomatici, ai politici locali, ai membri delle agenzie che operano al di fuori del territorio americano. Il controllo diretto a queste centinaia di migliaia di singole persone da parte di una forza politica si tramuterebbe automaticamente in un’arma di ricatto per ognuno di loro. Una visione apparentemente fantapolitica ma che rispecchia gli insegnamenti del celebre e controverso avvocato Roy Cohn, mentore di Trump, che negli anni ’60-‘70 teneva in pugno le commissioni e le corti federali di New York attraverso il proprio archivio di registrazioni e documenti scottanti a scopo di ricatto, secondo il principio che la via del successo è come uno sport dove bisogna dimenticare la palla (cioè le regole del gioco) e agire sulle singole persone.
E’ chiaro come queste operazioni stiano portando una massa sempre più consistente di apparati federali a fare muro contro Elon Musk, ed una quantità sempre più grande di popolazione ad odiare un non americano impegnato nell’azione di distruzione dello stato sociale e di posti di lavoro statali di cui anche la base elettorale di Trump beneficia.
L’autosabotaggio di Starlink
Ma l’azione più sorprendente è quella attuata sul piano internazionale, dove, nel crollo di credibilità ed il conseguente suicidio d’immagine, Musk sta trascinando con sé la credibilità stessa degli USA. Il bullismo social, le continue mancanze di rispetto nei confronti dei Capi di Stato e politici ritenuti ostili sono ridicoli prima che pericolosi proprio per il fatto che il vero gioiello di Elon Musk, ovvero SpaceX, ha nei governi dei singoli stati i suoi principali clienti. Da ultimo, il caso del tweet riferito al supporto di Starlink all’esercito ucraino: “Il loro fronte crollerebbe se lo spegnessi”. E quando il ministro degli esteri polacco Sikorski ha osato ribattere, Mr.X gli ha risposto con “Be quiet, small man”. Ora, alle uscite di Musk sulla “possibilità” che Starlink venga spento per ripicca sono sempre seguite frettolose smentite, ed è vero il fatto che Starlink non può essere spento dal suo creatore, ma solo dai vertici del Pentagono. Nonostante questo, la sola velata minaccia che Musk possa sospendere un servizio ad uso militare cruciale per gli stati che lo adottano impedisce di fatto che qualsiasi governo accetti di firmare contratti da miliardi di dollari per Starlink e Starshield, anche se di destra, come nel caso di Sikorski (la cui unica colpa potrebbe essere quella di essere marito di Anne Applebaum, che sia a Trump che Musk non le ha mai mandate a dire). E’ chiaro che con queste premesse, persino un governo virtualmente “amico” come quello italiano faticherà non poco a convincere gli apparati militari e l’opinione pubblica ad accettare il contratto con Starlink che solo pochi mesi fa sembrava dato per approvato. La sua pressione per avere un controllo diretto sugli apparati, anche militari, da parte dell’Amministrazione non fanno che peggiorare il quadro, gettando discredito sull’autorità del Pentagono stesso.
Elon Musk sta di fatto distruggendo la credibilità che si è costruito in vent’anni di carriera straordinaria, e passata questa stagione politica davvero non si capisce come possa sopravvivere a chi gli succederà. Ancora una volta, è un principio mistico-religioso, e non economico, ad ispirare un personaggio che sembra infischiarsene di perdere le sue centinaia di miliardi pur di sentire l’ebrezza di tenere il mondo in mano, come Gollum dell’amato Signore degli Anelli, eroso dal desiderio di potere di cui è insieme padrone e schiavo. Impegnato nella propria distruzione e complice del disastro etico in cui la politica americana sta sprofondando, questo nuovo Sansone è ormai troppo forte e troppo debole al tempo stesso per potersi permettere di fare un passo indietro, resta da capire quanti saranno i filistei che moriranno con lui.
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