Conflitto russo-ucraino
Per Trump la pace è consegnare le chiavi del pollaio alla volpe?
La propaganda degli ammiratori di Trump ci sta propinato il successo delle telefonate tra Trump e Putin e quella successiva con Zelensky il quale pure a parole si è detto ottimista ed è stato al gioco perché dopo la tragica esperienza nello studio ovale sembra aver



La propaganda degli ammiratori di Trump ci sta propinato il successo delle telefonate tra Trump e Putin e quella successiva con Zelensky il quale pure a parole si è detto ottimista ed è stato al gioco perché dopo la tragica esperienza nello studio ovale sembra aver imparato la lezione. “La pace non è mai stata così vicina”, dicono i trumpiani. È anche possibile che lo pensino in buona fede se è vero che il sostegno a Trump postula che il proprio sistema di valori etici e di buonsenso occupi i gradini più bassi in una modesta scala valoriale.
Resta il fatto che per Trump e i suoi sostenitori la Russia di Putin è solo uno dei due contendenti in una fastidiosa disputa che costa denaro del contribuente, aumenta le bollette, ha avvicinato la Russia alla Cina e distoglie gli Stati Uniti dalle proprie priorità.
La salvaguardia dell’indipendenza dell’Ucraina, la dicotomia tra invasore ed invaso, l’orrore che la Russia di Putin dovrebbe suscitare non sono valori contemplati da Donald Trump e dai suoi sostenitori.
Al di là del suo vaniloquio da imbonitore televisivo, in Trump non c’è neanche quel malriposto afflato pacifista che spinse, alla fine degli anni ’30, il primo ministro Neville Chamberlain a calarsi le braghe di fronte alle richieste di Hitler, portando il mondo dritto verso il cataclisma della Seconda guerra mondiale.
Trump vuole solo poter raccontare che, costi quel che costi, ha posto fine al conflitto tra Russia e Ucraina. Ed è quello che la sua propaganda sta già facendo, senza di fatto avere nulla in mano se non la disponibilità di Putin a ribadire le proprie istanze in faccia a un presidente americano ed il ricatto sottostante alle difficoltà degli ucraini nel continuare la guerra senza il supporto americano.
Solo un uomo con pochi scrupoli come Donald Trump avrebbe potuto concedere a Putin un colloquio alla pari visto che il suo predecessore Joe Biden lo aveva più di una volta etichettato come un “criminale di guerra”.
E d’altronde, per Trump e per il popolo MAGA il concetto di Occidente democratico, o di mondo libero è solo un orpello retorico ed ipocrita. Lo è per ragioni diverse da quelle che animano la sinistra antioccidentale: cinismo affaristico, mancanza di empatia, nessun principio etico, il disvalore promosso a valore.
Ma alla fine trumpiani e odiatori dell’Occidente atterrano tutti sulla stessa piattaforma con una formidabile eterogenesi dei fini che sembra non imbarazzare né gli uni né gli altri. Non lo dicono in modo esplicito ma, sulla partita ucraina, gli odiatori dell’Occidente e i nostalgici della guerra fredda hanno trovato in Trump il loro autentico campione.
La cartina di tornasole del totale sganciamento di Trump da quei valori di pace giusta e difesa della libertà, che avevano contraddistinto lo schieramento occidentale a sostegno della causa ucraina, è rappresentata dall’estrema soddisfazione che si respira al Cremlino.
Come ha scritto Marco Imarisio sul Corriere della Sera, “l’umore del Capo (Putin) era ottimo ancora prima di cominciare” la sua telefonata con Trump. Un’evidenza solare del fatto che a Putin, dei contenuti concreti della negoziazione, non interessa nulla perché la sua visione e la sua ideologia non prevedono una negoziazione con una parte che lui ritiene già “roba sua”.
Per Putin l’Ucraina presieduta da Zelensky non sarà mai un interlocutore alla pari. La soddisfazione di Putin poggia esclusivamente sulla consapevolezza (o sulla speranza?) di aver escluso gli europei dalla partita ucraina e dalla certezza che il suo potente interlocutore americano possiede le sue stesse doti di spregiudicatezza.
E tanto è vero che Putin, Trump o non Trump, continua a ripetere come un mantra che occorre eliminare le ragioni che lo hanno condotto a invadere l’Ucraina per cercare di decapitare il legittimo governo ucraino (i russi la chiamano simpaticamente “denazificazione”), cancellare qualsiasi istanza ucraina circa il proprio schieramento internazionale (mai nella Nato), ottenere la demilitarizzare dell’Ucraina e altre rivendicazioni territoriali basate sulle solite ricostruzioni etnografiche e linguistiche che da sempre sono il cavallo di battaglia dei dittatori che cercano un motivo potabile per invadere un paese confinante (celebri gli esempi hitleriani dei Sudeti e di Danzica).
Sono tutte questioni che l’affarista Trump, sprovvisto com’è di qualsiasi istanza valoriale, non ritiene strategiche per gli interessi americani e che quindi, in linea di principio, sarebbe orientato a concedere, salvo quel po’ di maquillage retorico e formale utile a salvare le apparenze.
Oltre tutto la bassissima scala di valori che connota l’animo di Donald Trump lo porta, come già prima di lui Silvio Berlusconi, ad avere una incontenibile ammirazione per Putin nella sua veste di uomo vincente, di duro pronto a tutto pur di conservare il proprio potere. Una circostanza che ricorda i sentimenti di ammirazione che circondò. almeno per una parte degli spettatori. i boss della serie televisiva Gomorra. Questo è il livello umano di Donald Trump.
Se invece decidiamo per un attimo di prenderlo sul serio, non si fa fatica a comprendere che a Trump interessi molto di più sottrare la Russia, una potenza nucleare ricca di materie prime, dall’abbraccio interessato della Cina piuttosto che salvare dal suo destino la recalcitrante e fastidiosa Ucraina. Tenendo conto che il disprezzo ed il rancore per gli europei lo sostiene in quella che a molti appare come una colossale sciocchezza sul piano degli interessi americani.
Magari verrò smentito dai fatti (e c’è d’augurarselo) ed invece Trump riuscirà miracolosamente a dare un contentino a Putin, utile a salvargli la faccia, e salvaguardare l’autonomia dell’Ucraina che dovrà rinunciare verosimilmente a parte dei suoi territori.
Ma, almeno sulla scorta di quello che è avvenuto fino ad oggi, “La pace non è mai stata così vicina” per Trump e i trumpiani vuol dire soprattutto chiudere la molesta partita russo-ucraina, zittendo gli ucraini e le loro istanze di resistenza, consegnando alla Russia della volpe Putin le chiavi del pollaio.
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Caro Sig. Piperno, la risposta alla domanda che da il titolo all’articolo è PURTROPPO SI!!
Apprezzo il 99% dell’articolo ma il paragrafo in cui lei scrive:
omissis…gli odiatori dell’Occidente e i nostalgici della guerra fredda hanno trovato in Trump il loro autentico campione… omissis,
lo ritengo errato e fuori luogo dato che ai tempi della Guerra Fredda (chi l’ha vissuta non la rimpiange di certo) la stragrande maggioranza della popolazione dell’Occidente libero era pienamente consapevole del fatto che LA RUSSIA E’ IL MIO NEMICO e non avevano niente a che spartire con i pochi (rispetto ai numeri di oggi) filo-russi anti-occidentali.
Dalla metà degli anni ’70 fino alla dissoluzione dell’URSS tutti avrebbero fatto a meno della contrapposizione Est-Ovest e della MAD (Mutual Assured Distruction) ma ciò nonostante eravamo consapevoli che il nemico tramava, contro la nostra libertà e stabilità ed eravamo pronti a batterci. I
o non mi ritengo nostalgico della Cold War ma oggi, che il sogno della Pace garantita dall’interconnessione dei mercati e dal benessere economico si è manifestata pura utopia, spero torni il senso di pericolo imminente e che porti alla ricostruzione dei un credibile strumento militare nei confronti di un nemico dei paesi occidentali e che Trump si fotta, lui e tutto il carrozzone MAGA
ottimo articolo
Appendice ulteriormente triste, ai limiti del cinismo e dell’egoismo puro: «… e sperando che “il pollaio” sia soltanto l’Ucraina, cosa di cui dubito fortemente»