USA
Anche turisti e scienziati vittime della caccia ai nemici dell’America
Tre storie totalmente diverse, i cui soggetti che non hanno a che fare gli uni con gli altri, ma legate da un filo inquietante a dimostrare che sì, è tutto vero. I concetti di stato di diritto e libertà di espressione di cui gli Stati Uniti


Tre storie totalmente diverse, i cui soggetti che non hanno a che fare gli uni con gli altri, ma legate da un filo inquietante a dimostrare che sì, è tutto vero. I concetti di stato di diritto e libertà di espressione di cui gli Stati Uniti sono sempre stati un baluardo nella retorica e nei fatti concreti, e di cui gli estremismi woke sembravano errori di percorso, stanno degenerando in modo veloce e capillare, sotto il peso di una furia ideologica di cui Trump è l’alfiere, e le cui ultime conseguenze sono ancora imponderabili.
Il caso Mahmud Khalil
Leader pro-Pal alla Columbia di origine Siriane, protagonista delle occupazioni e delle manifestazioni “dal fiume al mare”, le posizioni di Khalil sono il concentrato delle peggiori analisi politiche di Di Battista, Albanese, e Orsini. Sposato con una cittadina americana, possessore di Green Card (ad un passo dalla cittadinanza), Khalil è stato accusato di diversi reati legati all’antisemitismo, incitamento all’odio, ecc… e sta aspettando di essere processato dal tribunale competente (quello del New Jersey).
L’8 marzo, senza nessun preavviso, all’insaputa della famiglia e dei suoi legali, gli agenti federali hanno prelevato Khalil dal suo alloggio a New York, e trasferito in un carcere in Louisiana, dove tutt’ora si trova, allo scopo di farlo giudicare da un tribunale più conservatore rispetto a quello precedente, e agevolare così la sua espulsione. Tutto questo senza che fosse fornita una motivazione precisa, e prima che una sentenza fosse stata emessa dal tribunale di competenza. Il giudice federale di New York Jesse Furman ha ordinato il trasferimento di Khalil in New Jersey da due settimane, senza risultati.
Khalil non suscita la minima simpatia né in chi scrive né in molti lettori di InOltre, ed il tentativo dei suoi sostenitori di farlo passare come un paladino della libertà d’espressione rischia di distogliere l’attenzione da un punto fondamentale: la volontà del potere centrale di disporre delle corti di giustizia a seconda dei propri bisogni. Una volta che una tale azione viene tollerata nei confronti di un individuo non amato dall’opinione pubblica, chi sarà il prossimo? Quanto verrà alzata l’asticella la prossima volta?
I controlli dei messaggi personali
Una risposta è già stata data il 9 marzo scorso, quando uno scienziato francese (il cui nome non è stato reso pubblico) sbarcato all’aeroporto di Houston dove aveva in programma una conferenza, è stato fermato e respinto dagli agenti alla dogana, dopo che sulle chat private del suo cellulare sono state trovate conversazioni con amici e colleghi “che dimostrano odio contro il presidente Trump, e che possono essere descritte come terrorismo”, così è stato scritto sul verbale. Il caso è stato raccontato dal ministro dell’Istruzione superiore francese Philippe Baptiste a Le Monde. I dati precisi non sono pubblici, ma si moltiplicano a dismisura i controlli alle dogane dei dispositivi elettronici di turisti, lavoratori e studenti, alla ricerca di materiale “ostile” nei confronti di Trump e degli Stati Uniti. Il tutto invocando la sezione 237(a)(4)(C) dell’Immigration and Nationality Act (INA), lo stesso utilizzato per il trasferimento di Khali, che dà potere al Segretario di Stato di individuare a propria discrezione “potenziali minacce dall’estero” che minano la sicurezza degli Stati Uniti. Le università americane hanno iniziato campagne di e-mail indirizzate agli studenti internazionali, consigliando di eliminare contenuti di argomento politico dei propri social network che, soprattutto in caso di rientro dall’estero, possono essere ispezionati con conseguenze che vanno dal fermo di alcune ore, all’arresto, all’espulsione.
I numeri sono così elevati che molti paesi, tra cui Germania e Canada, hanno aggiornato le raccomandazioni di viaggio per gli Stati Uniti, consigliando massima prudenza. Questo dopo il caso eclatante di ?Jessica Brösche, tatuatrice tedesca, sospettata di voler entrare negli USA per lavorare illegalmente (tutti i documenti erano corretti, ma sono stati trovati gli strumenti da tatuatrice nella valigia), sospetto che l’ha portata alla detenzione in un centro di espulsione per 46 giorni, di cui 8 in isolamento.
E poi ci siamo noi
Lavoratori, studenti, semplici turisti, persone che vanno a Miami o New York per il loro anniversario o a trovare lo zio o i figli, per non parlare chi viaggia per motivi di business. Date le premesse, date queste storie, è chiaro che è meglio cancellare dai propri profili social gli articoli di InOltre che si sono condivisi negli ultimi mesi, specialmente quelli che martellano Trump e le paranoie antidemocratiche della nuova amministrazione USA.
Chi scrive queste righe sarà costretto a fare così.
A due mesi dal suo insediamento, Trump e la sua amministrazione stanno testando i limiti del loro potere, valutando le reazioni dell’opinione pubblica e dei governi dei paesi stranieri. Ed è chiaro che si spingeranno sempre oltre. Lo status di immigrato (che comprende il bracciante messicano e lo scienziato europeo) permette una maggiore libertà allo stato centrale di sperimentare forme di dispotismo altrimenti inapplicabili, e di creare dei precedenti utili per azioni future.
La contrazione della libertà d’espressione e del Free Speech, la Cancel Culture e annesse pratiche neo-religiose fiorite negli ulti mi decenni hanno consegnato una parte dell’opinione pubblica al presunto libertarismo Trumpiano. Ora ci si rende conto che Trump sta perseguendo la stessa dottrina, seppur da presupposti opposti, in modo ancora più estremo, giocando al limite della costituzionalità, e con l’aggravante di voler affermare la propria figura di Dominus assoluto, svincolato da qualsiasi perimetro dettato dalle leggi e dalle regole dello Stato. A suo favore, c’è l’ormai irrilevanza dei mezzi di informazione tradizionali, che dopo decenni di retoriche sulla fine dell’America, sul fascismo, sul pericolo democratico ad ogni piè sospinto, hanno anestetizzato l’opinione pubblica nella sindrome del villaggio che dopo aver sentito urlare “Al lupo! Al lupo!” troppe volte non sembra curarsi se ora la minaccia sia vera oppure no.
Le implicazioni socio-economiche di questo maccartismo di ritorno vanno nella direzione opposta rispetto all’ “età dell’oro” promessa da Trump, il motore della miracolosa economia americana sta proprio nella galassia di imprese di immigrati di vario livello che nascono nella penombra e poi fioriscono per entrare nella piena legalità (se ne avrà modo di parlarne). Resta un atteggiamento culturale che sta a metà tra il Darwinismo sociale – rendiamo la vita impossibile a chi vuole svilupparsi in America, chi sopravviverà lo avrà meritato davvero – e la visione religiosa della casa sulla collina minacciata dai nemici dell’America.
A due mesi dall’insediamento della nuova amministrazione, l’ombra della persecuzione ideologica dettata dal potere centrale incombe sugli Stati Uniti come non avveniva dalla Guerra Fredda. Non è la prima volta che accade, ma non sembrava possibile che potesse accadere ora, e siamo solo all’inizio.
https://en.wikipedia.org/wiki/Jesse_M._Furman
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Questo articolo è una montagna di bugie. Chi arriva dall’Unione europea con Esta non parla neppure con l’ufficiale di frontiera, a meno che il suo nome non sia segnalato.
Lo stesso avviene se si entra in Europa.
Divertente la balla del tribunale “più conservatore”, complimenti. E gli “scienziati” tedeschi arrestati erano entrati illegalmente dal Messico via Rio Bravo .
Bravi, continuate così
Trump è un replicante di Putin e l’Europa, stretta tra Usa, Russia e Cina, insidiata dall’immigrazione incontrollabile, affronta uno scenario apocalittico.
Come scienziato sono incredulo per quanto sta accadendo nel più totale silenzio dell’opposizione trumpiana americana. Quando il 24 febbraio del 22 è proseguita l’invasione Russa dell’Ucraina dato il silenzio assenso dell’opinione pubblica Russa ho chiuso tutte le collaborazioni e i contatti che avevo con scienziati di quel paese. Ora mi troverò costretto a fare lo stesso con gli USA, più difficile per le strette interconnessioni esistenti tra Europa ed USA. Soprattutto per l’editoria scientifica. Credo che il CERN visto quel che sta accadendo rivedrà come ha fatto con la Russia le proprie posizioni di collaborazione con i fisici USA, anche perché letteralmente mezzo mondo è contro Trump, lo scrivo, l’ho già scritto e non lo cancello dai miei social. Pazienza per in po’ resterò in Europa.