\n\n\n\n\n\n

Jessica Aber e i suoi dossier troppo pesanti per morire di “cause naturali”

USA

Jessica Aber e i suoi dossier troppo pesanti per morire di “cause naturali”

Sembrerebbe la trama di una serie Netflix, ma ormai ci stiamo abituando a una realtà che supera qualsiasi sceneggiatura di spionaggio. E come in una di queste storie, il ritrovamento del corpo senza vita di una donna di 43 anni, che ha passato la vita a

Alessandra Libutti31/03/2025Aggiornato 11/02/20263 min lettura651 parole

Sembrerebbe la trama di una serie Netflix, ma ormai ci stiamo abituando a una realtà che supera qualsiasi sceneggiatura di spionaggio. E come in una di queste storie, il ritrovamento del corpo senza vita di una donna di 43 anni, che ha passato la vita a inseguire cyber criminali russi, talpe della CIA e criminali di guerra, poche settimane dopo aver rassegnato le dimissioni, solleva interrogativi, soprattutto per come ci si è affrettati a catalogarla come una morte naturale dovuta ad un “problema medico preesistente”. Una chiusura frettolosa e di certo possibile ma che non regge interamente davanti al profilo della persona coinvolta: Jessica Aber, la procuratrice scomoda.

Se questa fosse la Russia di Putin, tra defenestrazioni, avvelenamenti, incidenti d’auto e improbabili morti naturali, non esiteremo. Lo riconosceremmo subito come il classico schema. Forse ha bevuto un tè, diremmo. Invece accade in America. Ma non un’America qualsiasi: quella di Trump, che ogni giorno somiglia un po’ di più alla Russia di Putin. Accade a una donna che ha lasciato l’incarico pare proprio su richiesta di Trump. 

La lista dei sospetti tra coloro che avrebbero preferito silenziare per sempre Aber è lunga. I casi seguiti da lei erano dossier pesanti, capaci di far tremare interi apparati. Uno su tutti: a gennaio, poco prima di dimettersi, Aber aveva ottenuto la condanna di Asif Rahman, ex analista della CIA, colpevole di aver fatto trapelare informazioni top secret sui piani militari israeliani contro l’Iran, poi finite sui canali Telegram nell’ottobre 2024.

Solo l’entità di questa fuga di notizie – tra le più gravi mai avvenute all’interno della CIA – sarebbe stata sufficiente a mettere a rischio la sua vita. Parliamo di un leak che ha compromesso non solo operazioni militari di un alleato strategico come Israele, ma anche la credibilità di un intero sistema di intelligence. E dietro a Rahman c’era, forse, una rete più ampia, una piramide di contatti e interessi che Aber aveva appena iniziato a scalfire. Aveva scoperto qualcosa di troppo scottante?

E non è finita lì. A novembre 2024, l’ufficio di Aber aveva portato in tribunale anche Eleview International Inc., un’azienda con sede in Virginia accusata di aver esportato illegalmente tecnologia statunitense sensibile per un valore superiore a 6 milioni di dollari verso la Russia, aggirando le sanzioni tramite triangolazioni con Paesi terzi come Turchia e Finlandia. Non si trattava di un errore o di una leggerezza amministrativa: l’azienda avrebbe volutamente mascherato le spedizioni, bypassando le restrizioni internazionali per favorire una compagnia di telecomunicazioni russa legata direttamente al Cremlino. Un altro dossier esplosivo che andava a toccare gli interessi di una rete transnazionale ampia e radicata.

Poi c’era stata anche l’accusa per crimini di guerra a quattro cittadini russi, accusati di aver torturato e detenuto illegalmente un cittadino statunitense in Ucraina. E infine l’incriminazione di Sergey Ivanov e Timur Shakhmametov, due russi accusati di aver gestito uno dei più vasti sistemi di riciclaggio di denaro online. Su entrambi pendeva una taglia da 10 milioni di dollari.

La carriera di Aber era un filo rosso che attraversava dossier di massimo livello, con bersagli che andavano dagli oligarchi ai cybercriminali, fino a reti che avevano capacità e risorse per far sparire chi dava fastidio e farla apparire come una morte “naturale”.



Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.


InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice Iban: IT55A0306909606100000404908

Tag editoriali

Supporto editoriale

Sostieni questo progetto editoriale

Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico oppure scegliendo una delle opzioni di donazione disponibili. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice IBAN: IT55A0306909606100000404908

PayPalOffrici un caffèDona con Satispay

Un pensiero su “Jessica Aber e i suoi dossier troppo pesanti per morire di “cause naturali”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *