Italia
Quando la sinistra riscopre il centro
Poiché in Italia si arriva sempre con qualche scampanellata di ritardo, siamo ancora nella fase della negazione del fenomeno “woke”. Basta nominarlo, e puntuale arriva il finto furbo a rispondere: “Ma cos’è questo woke? Esiste davvero? Lo vedi in questa stanza?” È un riflesso pavloviano, una



Poiché in Italia si arriva sempre con qualche scampanellata di ritardo, siamo ancora nella fase della negazione del fenomeno “woke”. Basta nominarlo, e puntuale arriva il finto furbo a rispondere: “Ma cos’è questo woke? Esiste davvero? Lo vedi in questa stanza?” È un riflesso pavloviano, una finta superiorità intellettuale che evita il confronto con la realtà. Insomma, il modo migliore per mantenere aperta la porta alle estreme destre.
Verrebbe da pensare che l’elezione di Trump avrebbe dovuto rappresentare un momento di riflessione. Come dire: ecco, ai Democratici sarebbe bastato poco per evitare la sciagura. Sarebbe stato sufficiente affermare che una donna è una persona di sesso femminile e prendere le distanze da una deriva culturale che ha alienato la maggioranza, o promuovere l’idea di un’immigrazione controllata piuttosto che dell’accoglienza indiscriminata. Sarebbe bastata, insomma, un po’ di realtà. Perché quel vuoto di buon senso, lasciato scoperto dalla sinistra è stato riempito da una destra xenofoba, misogina, e sempre più apertamente antidemocratica. Una destra pronta a sfruttare ogni eccesso ideologico per portare avanti agende che concentrano il potere e smantellano le garanzie democratiche.
Sminuire e ridicolizzare
E invece no. In Italia si preferisce sminuire e ridicolizzare tutto ciò che ha permesso alla destra di crescere, piuttosto che affrontarlo. Così, invece di riconoscere che certe politiche sono state sfruttate strumentalmente dal populismo reazionario, si fa finta che il problema non esista. Anzi, lo si nega proprio perché lo ha sollevato l’estrema destra, come se fosse più importante schierarsi contro chi lo nomina che risolvere ciò che ha reso possibile la sua ascesa.
Disinnescare Nigel Farage
In UK, pur tra lotte intestine, il Labour sembra aver capito che per fermare l’ascesa di Nigel Farage e di Reform Uk non basta demonizzare: occorre disinnescare, ovvero affrontare problemi che la sinistra per anni ha evitato per timore di sembrare “di destra”, come immigrazione, sicurezza, l’eccesso dato ai temi identitari.
La sentenza della Corte Suprema britannica
Uno dei segnali più evidenti di questo cambio è arrivato con l’atteggiamento del governo nei confronti della recente sentenza della Corte Suprema, che ha stabilito che il termine “donna”, nell’ambito dell’Equality Act, si riferisce esclusivamente alle persone di sesso biologico femminile. Una decisione destinata ad avere ripercussioni profonde, fino a una possibile riscrittura delle leggi britanniche sul riconoscimento di genere.
Va però chiarito che questa sentenza non comporta una riduzione dei diritti delle persone transgender che restano pienamente tutelate contro ogni forma di discriminazione. La Corte ha semplicemente stabilito dei confini legali più netti tra sesso e genere, necessari soprattutto per garantire la coerenza delle tutele previste per le donne in ambiti come lo sport, la sicurezza, gli spazi riservati e la rappresentanza. Non si tratta di escludere qualcuno, ma di riconoscere che i diritti possono entrare in conflitto, e che il compito della legge è trovare un equilibrio giusto e razionale.
Il cambio di rotta del Labour
Certo, il Labour resta un partito attraversato da correnti diverse. Il Primo Ministro Keir Starmer si muove in equilibrio tra la sinistra radicale e l’area moderata. Fino a pochi mesi fa, su questi temi era apparso incerto, al punto da diventare oggetto di ironie quando non era riuscito a rispondere alla domanda: “Che cos’è una donna?”. Anche in occasione della sentenza, ha impiegato alcuni giorni prima di rilasciare una dichiarazione ufficiale, forse per stemperare tensioni interne. Ma quando lo ha fatto, le parole sono state nette: “Accolgo con favore la decisione della Corte Suprema, che ci ha dato chiarezza.” Un segnale politico che conferma una direzione più pragmatica e meno ideologica del Labour. Del resto, disinnescare la destra appropriandosi dei suoi temi, per poi proporne una versione più soft, è stata la strategia di Starmer sin dalla sua elezione a segretario.
Sicurezza, confini, o limiti nel riconoscimento giuridico del genere non sono temi reazionari
A questo riguardo, uno dei luoghi comuni più fuorvianti è pensare che quando la sinistra affronta temi percepiti come “di destra”, stia copiando la destra. È un errore grave, alimentato dalla polarizzazione che rende ciechi alle differenze sostanziali. Si tende a fare di tutta l’erba un fascio, come se parlare di sicurezza, confini, o limiti nel riconoscimento giuridico del genere fosse automaticamente reazionario.
In realtà, stabilire limiti, introdurre razionalità, riconoscere complessità non significa negare la diversità, ma è parte stessa della sua tutela. È proprio nella capacità di disegnare confini non arbitrari che si misura la maturità democratica. La sinistra che lo capisce smette di fuggire i temi “scomodi” e li affronta con strumenti diversi dalla destra sovranista, che spesso se ne serve per escludere, reprimere o cancellare. La differenza sta tutta lì: nella direzione, nel metodo, e nella finalità.
E questo non solo è un campo dove centro-sinistra e centro-destra riescono ad incontrarsi, ma uno che priva il populismo reazionario della sua arma più letale.
L’autocritica dei Democratici negli USA
Ma è soprattutto negli Stati Uniti che qualcosa si sta muovendo. Diversi esponenti del Partito Democratico si sono pubblicamente pronunciati contro alcuni aspetti della cultura “woke” e della politica dell’identità.
Tra i principali troviamo il deputato Seth Moulton (Massachusetts) che ha invitato i Democratici a riconsiderare la posizione su atleti transgender nello sport; il deputato Jim Himes, ex presidente dei New Dems, che ha messo in guardia contro un eccessivo orientamento verso una “pericolosa politica dell’identità”, sostenendo che alcune nomine (come quella della giudice Ketanji Brown Jackson) possono essere percepite come basate sull’identità più che sul merito; il deputato Tom Suozzi che ha definito molte politiche “woke” troppo estreme; il deputato Ritchie Torres (New York) che ha criticato l’ala più a sinistra del partito per aver alienato gli elettori con quella che ha definito “nonsense da torre d’avorio”, comprese posizioni come “Defund the Police” e termini come “Latinx”; Adam Smith (Washington State), che ha espresso frustrazione per le critiche al capitalismo invece di concentrarsi su questioni reali come la criminalità e il costo della vita.
Queste posizioni riflettono il dibattito interno al Partito Democratico sul ruolo e sull’estensione della “wokeness” e della politica dell’identità. Alcuni sostengono che rinunciare a queste tematiche rischia di far perdere il sostegno dei gruppi marginalizzati. Altri sostengono invece che questi approcci hanno alienato gruppi chiave di elettori, contribuendo a insuccessi elettorali. Pertanto, secondo questa corrente, l’attenzione rivolta ai gruppi marginalizzati non può essere indiscriminata e non può andare a detrimento del grande bacino elettorale del centro.
La svolta del governatore della California
Il vero pezzo grosso di questa inversione di rotta è Gavin Newsom, il governatore della California e potenziale futuro candidato alla Casa Bianca. E va da sé che se il leader dello Stato più progressista punta al centro, la cosa non è marginale. Newsom ha iniziato a smarcarsi dalle posizioni più radicali, insistendo su temi come ordine pubblico, lotta alla criminalità e gestione dell’immigrazione. Ha cercato anche il confronto diretto, invitando alla sua trasmissione Steve Bannon, difendendo la necessità di una sinistra che non abbia paura di parlare di merito, legalità, sicurezza e confini.
I dati sullo sport
A spingere questo cambio di rotta, oltre alla consapevolezza che certe politiche ideologiche hanno lasciato campo libero a Trump, sono arrivati anche dati schiaccianti: un rapporto presentato da Reem Alsalem, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, ha evidenziato che più di 600 atlete femminili hanno perso circa 900 medaglie a favore di atleti transgender in oltre 400 competizioni in 29 sport diversi. Non si tratta quindi di casi marginali, ma di un fenomeno sistemico che ha deformato lo sport femminile. Un’ingiustizia che ha tolto legittimità alle gare e ha trasformato il principio di equità sportiva in una farsa.
Liberal e woke sono due cose opposte
Anche sul fronte mediatico, c’è chi ha iniziato a parlare. Tra questi, il conduttore e comico progressista Bill Maher. “Liberal e woke sono due cose opposte,” ha detto: “il liberalismo crede in una società che supera le divisioni razziali; il woke, invece, vuole che la razza sia al centro di tutto.” Inoltre Maher considera il rifiuto di proteggere lo sport femminile come uno degli errori più assurdi e autolesionisti commessi dalla sinistra americana.
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Tutto giusto. Ma quando ci libereremo delle etichette “destra” e “sinistra” sarà un gran bel giorno. Quando nacquero essere di destra voleva dire essere per la monarchia assoluta, e tutti gli altri erano di sinistra. Poi per un secolo essere di sinistra voleva dire essere contro la proprietà privata, e tutti gli altri erano di destra. Oggi fatico a dire cosa vogliano dire quelle due etichette, visto che le rispettive radici sono state bocciate dalla storia. L’unica cosa rimasta è una infantile e reciproca presunzione “noi siamo i buoni, loro sono i cattivi”. Il ferro di cavallo di Jean-Pierre Faye ha oramai le estremità così vicine che a malapena tra gli opposti populismi passerebbe un capello.
Il problema sono gli estremismi che comunque si somigliano (per intolleranza). L’attuale polarizzazione ha accentuato il fenomeno. Destra e sinistra avranno sempre senso, pur con accezioni e fini che mutano nel tempo, nell’accezione di conservatorismo a destra e progressismo a sinistra. Sono posizioni perfettamente conciliabili quando moderate. Del tutto destabilizzanti agli estremi: quando il conservatorismo da un lato e il progressismo dall’altro spingono verso l’irrazionalità dogmatica che porta dritti all’autocrazia.
Articolo impeccabile e necessario.