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Con Riccardo Magi cala il mesto sipario sul 25 aprile (e sull’eredità di Pannella)

Manifestanti con bandiere palestinesi e israeliane al corteo del 25 aprile: contrasti simbolici e crisi dell’eredità radicale

Speciale 25aprile

Con Riccardo Magi cala il mesto sipario sul 25 aprile (e sull’eredità di Pannella)

Una bandiera di Hamas a Porta san Paolo. Il souvenir di Liliana Segre “agente sionista”. Polizia e City Angels a Milano per garantire l’agibilità democratica, tra insulti e minacce, alla Brigata Ebraica, a condizione tuttavia di ammainare le bandiere ben prima di piazza del Duomo “per

Manifestanti con bandiere palestinesi e israeliane al corteo del 25 aprile: contrasti simbolici e crisi dell’eredità radicale
Giulio Massa27/04/2025Aggiornato 09/05/20254 min lettura879 parole

Una bandiera di Hamas a Porta san Paolo. Il souvenir di Liliana Segre “agente sionista”. Polizia e City Angels a Milano per garantire l’agibilità democratica, tra insulti e minacce, alla Brigata Ebraica, a condizione tuttavia di ammainare le bandiere ben prima di piazza del Duomo “per ragioni di ordine pubblico” (tradotto: per evitare scontri causati dall’aggressione violenta di propal antisemiti che invece, con il benestare dell’Anpi e delle stesse forze dell’ordine, al Duomo ci arrivano eccome, pur fallendo l’obiettivo rappresentato dalla testa del corteo).

A Parma e Bergamo, del resto, alla Brigata Ebraica è andata pure peggio: ripetute intimazioni delle forze dell’ordine a far sparire ogni simbolo idoneo a turbare la suscettibilità dei suddetti propal e, a Bergamo, sette agenti feriti nel tentativo di arginare l’aggressione alla Brigata.

25 aprile 2025. Cronaca di una “sobria” e scontata giornata di “fascismo degli antifascisti” per dirla con Mino Maccari. 

Ma ormai non è più questo che fa notizia. E neppure, almeno per i disillusi tra noi, l’osceno e surreale ostracismo riservato dagli screditatissimi sacerdoti della stanca liturgia partigiana all’unica Resistenza oggi drammaticamente in corso in Europa, ossia quella del popolo ucraino. 

I residui margini di sdegno di fronte alla disperante deriva italiana possono semmai appuntarsi su quanti riescono a confondersi con tutto ciò senza fare un plissé, incuranti di quel che li circonda e di quel che si staglia alle loro spalle.

Scorrendo i profili X di sedicenti riformisti e centristi assortiti, ieri sgambettanti disinvoltamente tra bandiere russe e di Hamas, uno è apparso a molti particolarmente penoso.

È quello di Riccardo Magi, segretario di +Europa, che accompagna il suo pistolotto di prammatica sul 25 aprile con una propria immagine in cui il sorriso, fatuo e inconsapevole, di chi sembra voler far sapere a casa quanto ci si diverta in quella festa “democratica” stride impietosamente con la bandiera palestinese che, alle sue spalle, circonda il tutto.

È un’immagine più che infelice. Perché Magi non è un italovivaista qualunque, impegnato nell’evidentissima ricerca di una mera zattera di salvataggio per un esiguo quanto famelico frammento di ceto politico. Non è al pari, per intenderci, di Ivan Scalfarotto il quale pure tiene a farci sapere di aver trascorso, nel corteo di Milano, “uno splendido #25aprile, pacifico, solare, libero, gioioso e nient’affatto sobrio!”.

No, Magi, al di là della sua persona, è erede, non sappiamo se più indegno o più inconsapevole, di una storia, di un patrimonio ideale rispetto al quale quella bandiera alle spalle assume un sinistro effetto liquidatorio.

A questo alludeva icasticamente chi ieri ha immediatamente accostato all’immagine di Magi quella di un Marco Pannella orgogliosamente circonfuso da un nugolo di bandiere israeliane. 

Il Pannella di “Israele avamposto della democrazia in Medio Oriente”, di “Israele marca di frontiera dell’Europa”, lungi dal mescolarsi alle bandiere palestinesi, avrebbe sfidato chi, nell’ora dell’attacco mortale sferrato su più fronti allo stato ebraico, avesse profanato il 25 aprile per farsi megafono di quell’attacco.

Ma il processo di degradazione della storia radicale in un conformismo “campolarghista” dalle finalità tanto inconfessabili quanto intuitive trascende anche la questione israelo-palestinese.

Riguarda, ad esempio, il fatto che ieri, in luogo di vedere i nipotini di Pannella marciare mescolati ad un pacifintismo ipocrita e quantomeno oggettivamente filoputiniano (nel senso che è filoputiniana una posizione che coincide con obiettivi ed interessi del dittatore del Cremlino), avremmo voluto sentir risuonare quel memorabile anatema pannelliano: “il pacifismo è la peste del nuovo secolo. Una volta si veniva chiamati a sfilare in nome della Patria, ora in nome della Pace. Sono in buona fede, per la carità, ma lo erano anche i Figli della Lupa”.

Riguarda, ancora, il vedere il solito, ineffabile Magi in conferenza stampa insieme a Maurizio Landini per appoggiare, oltre a quello sulla cittadinanza, anche i quesiti referendari contro il Jobs Act cari a quel noto campione del conservatorismo e del luddismo socio-economico.

Mai i radicali delle origini, sempre appassionati sostenitori della modernizzazione di un Italia imbalsamata nel ‘900 dal sortilegio consociativo, avrebbero avallato l’utilizzo dello strumento referendario per battaglie anacronistiche e meramente ideologiche che avrebbero l’effetto di riportarci indietro di decenni.

Diceva Francesco Alberoni che “ogni erede è un potenziale distruttore o un possibile continuatore: dipende se eredita solo i beni o anche i sogni”.

Nel caso di +Europa e del suo leaderino la china dissipatoria appare ormai ostinata ed irreversibile. Una scelta non meramente autolesionistica giacché Dio solo sa di quanto ci sarebbe bisogno, in quest’Italia immersa nelle sabbie mobili ideologiche ed alienanti di un certo Novecento, di taluni sogni pannelliani.             


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3 pensieri su “Con Riccardo Magi cala il mesto sipario sul 25 aprile (e sull’eredità di Pannella)

  1. Emiliano Silvestri dice:

    Nell’articolo si dimentica, credo a causa della perdurante censura, che il Partito Radicale ancora esiste e il suo segretario Maurizio Turco non ha niente a che fare con Riccardo Magi. (Basta ascoltare la consueta conversazione della domenica su Radio Radicale per accorgersene).

  2. Luciano Roffi dice:

    Troppo tranchant, troppo acriticamente schierato, troppo inconsapevole dei contesti politici. Sostanzialmente “gruppettaro di centro”. Segnalerò una sola inesattezza: la foto di Pannella e’ vecchia . L’ultimo Pannella segnalava che quella che lui chiamava “la peste italiana”, la limitazione partitocratica della democrazia, aveva infettato anche Israele con Netanyahu. Inoltre non si può ribadire solidarietà a Israele per questa guerra senza segnalare che il suo attuale leader governa con gli estremisti alla ben gvir che auspica la deportazione forzata dell’intera popolazione di Gaza e lui stesso tentò di ridurre Israele a una satrapia abbattendo una delle colonne portanti della democrazia liberale, la Corte Suprema. Potreste giurare che mentre è veto che Hamas usa scudi umani Netanyahu non ci metta del suo a massscrare più Palestinesi possibile per fa posto agli israeliani? NON CI STO a essere definito anti israeliano perché sono anti Netanyahu
    2) la posizione di +E e’ nettamente a favore di Israele e Ucraina e questo NON PUÒ ESSERE cancellato da una stupida foto di una coincidenza. Era giusto partecipare alle celebrazioni per la Resistenza anche a costo di qualche imbarazzante contiguità

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