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I centri di detenzione e tortura della Russia di cui quasi nessuno parla

Conflitto russo-ucraino

I centri di detenzione e tortura della Russia di cui quasi nessuno parla

Nella macabra scia di sangue delle prigioni per i “nemici del popolo”, come Tuol Sleng o Pite?ti nel comunismo cambogiano o rumeno, anche la guerra russa contro l’Ucraina rinnova la tradizione dei centri di detenzione e tortura per l’annichilimento fisico e morale del non allineato, del

Enzo Reale02/05/2025Aggiornato 01/05/20255 min lettura897 parole
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Nella macabra scia di sangue delle prigioni per i “nemici del popolo”, come Tuol Sleng o Pite?ti nel comunismo cambogiano o rumeno, anche la guerra russa contro l’Ucraina rinnova la tradizione dei centri di detenzione e tortura per l’annichilimento fisico e morale del non allineato, del diverso, del sub-umano.

Secondo il commissario per i diritti umani, Dmytro Lubinets, circa 16.000 civili ucraini risultano scomparsi, detenuti in 180 strutture in Russia e nei territori occupati. Il Viktoriia Projectun’indagine di vari media internazionali, ispirata alla giornalista Victoria Roshchyna, i cui resti orrendamente mutilati sono stati riconsegnati all’Ucraina lo scorso febbraio – ha documentato torture in 29 di questi siti, con metodi organizzati e approvati ai più alti livelli dell’apparato politico-militare di Mosca.

Taganrog, città portuale sul Mar d’Azov e luogo natale del drammaturgo Anton ?echov, è oggi al centro di questa rete di violenza diffusa, uno schema terroristico volto a brutalizzare le popolazioni sotto occupazione russa. Celebre per aver dato i natali all’autore de Il gabbiano e Il giardino dei ciliegi, la località è diventata sinonimo di orrore per il centro di detenzione SIZO-2. Le indagini del Viktoriia Project, condotte da 13 testate internazionali tra cui The Guardian, Le Monde e Washington Post, hanno svelato un sistema di torture sistematiche contro prigionieri ucraini, sia civili che militari, cominciate immediatamente dopo l’invasione russa del 2022.

Originariamente un carcere per minori e madri con figli in tenera età, SIZO-2 è stato riconvertito per ospitare prigionieri trasferiti da città conquistate come Mariupol, tra cui diversi membri della brigata Azov. Le testimonianze raccolte da ex detenuti come Yelyzaveta Shylyk, ex soldatessa, e Oleksandr Maksymchuk, prigioniero di guerra, descrivono abusi agghiaccianti: elettroshock, sedie elettriche, waterboarding, percosse con martelli, minacce di stupro e tecniche umilianti come avvolgere i detenuti in nastro adesivo per usarli come “mobiliario umano” o lasciarli in balia di cani rabbiosi.

La giornalista ucraina Viktoriia Roshchyna, morta in custodia nel 2024 dopo mesi a Taganrog, è tra le vittime più note. Le condizioni di detenzione sono disumane: celle sovraffollate, razioni alimentari minime (quattro cucchiai di cibo al giorno), divieto di parlare ucraino e perdita di peso fino a 25 kg.

A Taganrog, la violenza inizia all’arrivo con un brutale “rito di accoglienza”, seguito da percosse regolari durante ispezioni e interrogatori condotti da agenti dell’FSB e unità speciali del servizio carcerario russo (FSIN). Testimonianze di ex funzionari penitenziari rivelano un ordine implicito di “fare tutto il possibile”, senza accuse formali né richiami alla responsabilità individuale degli aguzzini.

Da un lato, la città celebra ?echov, un autore che ha esplorato i dilemmi morali e la sofferenza umana. Dall’altro, è diventata un simbolo di oppressione, dove migliaia di ucraini soffrono in condizioni che ricordano i peggiori capitoli della storia del Novecento.

La vicinanza geografica di Taganrog a Mariupol, una delle città più devastate dall’invasione russa, ha amplificato il suo valore strategico, rendendo SIZO-2 un punto chiave per la detenzione di prigionieri “di alto valore”, come i difensori di Azovstal, utilizzati dalla propaganda russa per giustificare processi farsa e propaganda di guerra.

Nel luglio 2023, Victoria Roshchyna si è recata nei territori occupati dell’Ucraina orientale per documentare la vita sotto il controllo russo, fino al 3 agosto 2023, data della sua scomparsa. È morta il 19 settembre 2024 nel centro SIZO-2, secondo quanto comunicato dal Ministero della Difesa russo. Il suo corpo, restituito all’Ucraina con sei mesi di ritardo, mostrava segni di tortura e la rimozione di alcuni organi (i dettagli sono raccapriccianti, potete trovarli in rete). Il suo assassinio è uno dei più barbari crimini contro l’umanità di cui l’esercito russo si sia reso responsabile dall’inizio della guerra.

Il sistema Putin, erede naturale del totalitarismo sovietico e dei metodi della polizia segreta comunista, è consapevole dell’importanza del terrore come arma di guerra. I centri di detenzione e tortura non rispondono ad esigenze militari, ma ad un programma sistematico di avvilimento delle popolazioni occupate e deportate.

Il piano di riduzione ai minimi termini della sovranità, dell’indipendenza e dell’identità dell’Ucraina passa anche, se non soprattutto, per la moltiplicazione di queste isole di illegalità e disumanità che servono da monito per chiunque non si sottometta al processo di russificazione forzata. Un progetto di asservimento, destinato a replicarsi in ogni territorio di cui la Russia detenga l’amministrazione de iure o de facto.

Oggi Taganrog, città culturale e letteraria, è il simbolo del degrado di una società, quella russa, incapace non solo di reagire ai soprusi di un regime che scarica le tensioni interne sul nemico esterno, ma anche di riconoscersi in una tradizione che non sia quella della violenza e dell’omicidio di Stato. La guerra contro la civiltà che Putin ha scatenato, a partire dall’Ucraina, inevitabilmente si trasforma in una guerra della Russia contro se stessa.



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3 pensieri su “I centri di detenzione e tortura della Russia di cui quasi nessuno parla

  1. Samuele Marinozzi dice:

    Spero solo che tutti i russi, anche quelli non ancora nati, siano chiamati a pagare dazio per tutto l’orrore che stanno generando dal 2014 ad oggi!!! La giustizia divina arriverà, ma sempre troppo tardi

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