Propaganda propal
Carlo Emilio Gadda li conosceva già i Patagarri
Io non conoscevo questi Patagarri, questi di questo gruppo musicale che il primo maggio hanno preso una tradizionale ballata ebraica e l’hanno contraffatta per sbatterla in faccia agli ebrei sterminatori.Non li conoscevo, però avevo letto di loro. Avevo letto precisamente di loro. Avevo letto irrevocabilmente di



Io non conoscevo questi Patagarri, questi di questo gruppo musicale che il primo maggio hanno preso una tradizionale ballata ebraica e l’hanno contraffatta per sbatterla in faccia agli ebrei sterminatori.
Non li conoscevo, però avevo letto di loro.
Avevo letto precisamente di loro. Avevo letto irrevocabilmente di loro.
Allora in Eros e Priapo di Carlo Emilio Gadda ci sono queste ebree un po’ pallide, un po’ grasse, donne colte che parlano con inflessioni bastarde, misture mitteleuropee, hanno una tradizione di agi, di tappeti e di samovar, di libri, di commercio di pellicce. E sanno stare a tavola amabilmente.
Poi dopo avere descritto queste ebree Gadda si dà a descrivere quello che le guarda. Sentiamolo:
“Così l’essere che poveraccio non sa stare a tavola, i cui pantaloni hanno perduto il « fondo», il futuro smargiasso furioso e cazzioso, arrivista, intimamente e inguaribilmente plebeo, riceve l’immagine di queste « donne gentili» (per quanto un po’ esaltate), che si coagula e si fissa, come la decalcomania d’una santa senese, sul vetro opaco del suo generoso cervello. La sua futura manganellite si accende e si affoca in tenui virgulti. Una foja e un appetito impiastricciati di umanitarismi e di filodemie meramente verbali, buccali. «In profundo» l’idea di estorcere lor consenso agli abbienti, di arraffare a sé le loro posate d’argento, di vendicare sulla loro pelle mellificata, rasata, rosata, la demente protervia regalatagli dall’esperienza della protervia altrui. L’ossedente imagine del chiasso, della folla in berci, delle minacce delle corvatte, delle biciclette, l’ossedente sogno del numero e della violenza, l’idea fissa del verbo «stroncare »”.
Eccoli qui i Patagarri o come si chiamano. Ecco dove ne avevo letto. I teppistelli che arraffano la musica degli ebrei, le loro posate d’argento, e le rivendono per “stroncare” il genocidio.
C’è un’altra affinità, di sistema diciamo, di quadro. E cioè che quando il “mascelluto”, il Merda, il “furioso babbeo” – come Gadda chiamava Mussolini – arraffava la roba degli ebrei, la bella Italia si adunava ad applaudire, come ha fatto l’Italia democratica con questi Patagarri.
Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908



Condividi







Credo che gli italiani che godevano, materialmente e spiritualmente, delle argenterie e delle cattedre universitarie rubate agli ebrei, fossero meno numerosi, ma anche meno protervi dei tifosi dei paracarri odierni. Questi ultimi vantano anche un talento recente: “stroncare” i vincitori delle elezioni, invocandone irregolarità che non si peritano però di precisare. Dicono e non dicono, limitandosi a evocare un insieme di circostanze che Gadda avrebbe detto gomitolo, o gnommero.
Eccezionale, UNICO. Grazie.
Cosa di meglio per descriverli? Magnifico Gadda e chi se ne è ricordato.
Magnifico!