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Un paio di domande sul piano di occupazione della Striscia di Gaza

Israele

Un paio di domande sul piano di occupazione della Striscia di Gaza

Fino a prova contraria, bisogna supporre che Donald Trump abbia già dato il via libera all'occupazione della Striscia di Gaza (chiedo venia all'amico Iuri Maria Prado se il termine è giuridicamente discutibile, ma la sostanza è questa). In ogni caso, ne sapremo di più la prossima

Michele Magno06/05/2025Aggiornato 06/05/20252 min lettura439 parole

Fino a prova contraria, bisogna supporre che Donald Trump abbia già dato il via libera all’occupazione della Striscia di Gaza (chiedo venia all’amico Iuri Maria Prado se il termine è giuridicamente discutibile, ma la sostanza è questa). In ogni caso, ne sapremo di più la prossima settimana dopo il tour del presidente americano negli emirati arabi e in Israele. Gli obiettivi dichiarati da Benjamin Netanyahu sono chiari: sradicare definitivamente il potere politico-militare di Hamas, separandolo dalla popolazione civile; e sottrargli il controllo degli aiuti umanitari con la complicità delle organizzazioni dell’Onu (cosa che forse andava fatta all’inizio del conflitto)

Il dado sembra tratto, dunque. Sull’altare di una resa dei conti finale si possono anche sacrificare le vite dei prigionieri (quei pochi che restano) in mano ai terroristi. Il prezzo è durissimo, ma -non mi maledicano le famiglie di quei prigionieri- pressoché inevitabile. Chi scrive non è un geostratega né è in possesso di informazioni particolari sulla realtà di un conflitto che dura ormai da un anno e mezzo, tuttavia qualche domanda se la pone.

Alla prima può rispondere solo il tenente generale di Tsáhal: per colpire al cuore la resilienza di Hamas non era necessario già subito dopo il 7 ottobre concentrare ogni sforzo per rendere inagibile la rete di gallerie-rifugio dei terroristi (peraltro preclusa ai civili palestinesi)?

L’altra domanda è strettamente politica. Il piano militare è stato approvato non senza significative divisioni, sia all’interno della maggioranza sia tra la maggioranza e l’Idf. Questo dato potrebbe pesare sul suo pieno successo. Certo: primum vivere, deinde philosophari. Ma Israele è davvero disposta anche al rischio di una seconda occupazione quasi quarantennale della Striscia (fine anni Sessanta-2005)?

In altre parole, una svolta strategica nella guerra presuppone anche una svolta strategica nella pace, ovvero un progetto che disegni il futuro assetto istituzionale della regione. I macellai di Hamas hanno ideato il pogrom del 7 ottobre anche per determinare il naufragio degli “Accordi di Abramo” (agosto 2020. Restano un buon punto di partenza. Ma oggi non sono più sufficienti, e ringiovanirli non sarà facile.


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