Stile, moda e costume
Italdesign in vendita e la nostalgia per i fasti del grande design automobilistico italiano
È recentissima e un po' triste la notizia che Torino rischia di perdere un altro gioiello della sua corona da (ex) capitale dell’auto italiana. Martedì i vertici di Italdesign hanno comunicato che la società di car design e ingegneria automotive fondata nel 1968 da Giorgetto Giugiaro e



È recentissima e un po’ triste la notizia che Torino rischia di perdere un altro gioiello della sua corona da (ex) capitale dell’auto italiana. Martedì i vertici di Italdesign hanno comunicato che la società di car design e ingegneria automotive fondata nel 1968 da Giorgetto Giugiaro e Aldo Montanari sarebbe stata messa in vendita dalla capogruppo (Audi).
Ecco, tra le tante crisi che affliggono il mondo contemporaneo, quella dell’automobile è una delle più eclatanti, colpendo soprattutto l’Italia che aveva dominato per un secolo lo stile del settore.
L’Italia ha espresso i migliori designer al mondo in senso assoluto, legati ai carrozzieri e ai marchi nazionali, ma operando anche per case estere, in certi casi salvandole letteralmente quando erano sull’orlo della rovina, come mi accingo a raccontare, iniziando dalla Volkswagen.
Agli inizi degli anni ‘60 una delegazione di dirigenti della casa tedesca si recò alla carrozzeria Pininfarina per chiedere come evolvere il Maggiolino che iniziava a dare segni di flessione sul mercato.
Il carrozziere torinese chiese tempo per riflettere, impegnandosi a dare una risposta. Dopo un mese convocò quei dirigenti, presentando, tra l’incredulità e lo stupore degli stessi, una maquette della vettura alla quale era solo stato allargato il lunotto, sostituendo quello piccolo e ovale ormai obsoleto.
“Va bene così, non c’è altro da modificare”. Queste le sue parole che garantirono altri trent’anni di strepitoso successo al modello.
Del resto, Battista Farina, detto Pinin per la somiglianza con suo padre Giuseppe, è stato dalla fondazione dell’azienda a capo dell’equipe stilistica che ha prodotto centinaia di capolavori, basti ricordare la Cisitalia 202 esposta dal ‘51 al MoMa a New York.
Sempre gli stessi dirigenti tedeschi, in crisi negli anni ‘70, dopo aver avallato la nascita di vari modelli di scarso successo affiancati al Maggiolino, avevano l’urgenza di trovarne uno da grandi numeri, decidendo di rivolgersi al giovane e talentuoso Giorgetto Giugiaro che, lasciato il carrozziere Bertone, aveva fondato la Italdesign e aveva già realizzato la Passat per la casa di Wolfsburg.
L’allora CEO della VW, Kurt Lotz, chiese a Giugiaro, che verrà votato nel ‘99 designer del secolo, un’auto compatta a trazione anteriore, con portellone posteriore e l’abitabilità del Maggiolino, per eguagliarne il successo.
In ossequio a quella richiesta, dalla matita del designer italiano è scaturita la Golf, che, compresa l’ottava versione disegnata da Klaus Bischoff, ma sempre in chiave col concetto originale, ha raggiunto oltre 37 milioni di esemplari venduti.
Uguale incidenza ha avuto il rapporto di Giugiaro con la Fiat, per la quale ha realizzato dei modelli che hanno fatto la storia del marchio Fiat e Lancia, soprattutto elaborati in momenti molto difficili del gruppo torinese, risollevandone le sorti.
Li elenco con lo stupore dovuto a un genio, per Fiat: Uno, Punto, Croma…e Panda! Per Lancia: Delta e Tema, what else? Come dice George Clooney.
Marcello Gandini è un altro incredibile designer, del quale basta citare alcune pietre miliari: Lamborghini Miura e Countach, Alfa Romeo Montreal, Lancia Stratos, Fiat X19 e Ferrari Dino 308 GT4.
A lui bisogna dare atto dell’eccezione capacità di innovazione e la totale originalità, che lo hanno tenuto al riparo dall’adeguarsi al main stream stilistico dei suoi tempi.
Meno noto, ma altrettanto geniale è stato Giovanni Michelotti, a parte I tanti prototipi di Ferrari e Maserati e la sua collaborazione con l’inglese Triumph, da non dimenticare la mitica sportiva Alpine A110, ma soprattutto la creazione della moderna immagine della BMW che ne ha garantito il decollo negli anni ‘60.
La BMW voleva crescere, mettendo nel mirino la Mercedes, ma dal dopoguerra aveva vivacchiato, accumulando ingenti perdite, col modello 700 e l’Isetta, la strana automobilina di cui aveva acquistato i diritti di produzione dall’italiana ISO, che in patria era stata un flop.
Al salone di Francoforte nel settembre del 1961 (ero presente da giovane appassionato) fu presentata la berlina di classe media superiore 1500 Neue Klasse, disegnata da Michelotti, che darà origine al design di tutti i modelli successivi del marchio e permetterà l’agognato decollo che ha portato BMW ad essere uno dei marchi di maggior prestigio al mondo.
Negli stessi anni iniziava la sua carriera in Mercedes Bruno Sacco, nato a Udine, naturalizzato tedesco, per molti anni capo dello stile del marchio, cui ha dato un’impronta inconfondibile.
Come non ricordare tra le tante la famosa Pagoda, la meravigliosa Serie S degli anni 80 e la coupé da essa derivata, la SEC, ma anche la piccola 190 di enorme successo e le sue ultime realizzazioni prima di lasciare, la discussa serie A e lo spider col tetto rigido SLK.
Walter De Silva, altro fuoriclasse della scuola italiana, approdò al gruppo VW, assegnato all’ Audi come responsabile dello stile, dopo anni all’Alfa Romeo dove il suo capolavoro era stata la 166, la più bella tra le berline del marchio, un cambio di rotta rivitalizzante, mentre ormai la casa del biscione dal blasone sportivo, rivestiva orrendamente meste meccaniche Fiat.
Anche in Audi ha operato una rivoluzione, introducendo la famosa calandra sdoppiata e adottando linee morbide e filanti, innumerevoli i modelli iconici, quali A5 e A6 e TT.
Forse però pochi sanno che il modello più significativo del ‘900, la Citroen DS19 è opera del designer italiano Flaminio Bertoni di Assago, al cui genio vanno ascritte anche le mitiche Traction Avant (quella del film “Grisbi” con Jean Gabin) e la 2CV, scusate se è poco!
Jean Bugatti, figlio del fondatore della leggendaria marca, il milanese Ettore, morì trentenne collaudando un prototipo, era lui il designer di cui ricordo due straordinarie creazioni: il coupé Atlantic in stile Art Deco e la Tipo 41 Royale, che oggi vale sul mercato delle auto d’epoca 28,5 milioni di euro.
In fine la Ferrari 250 GTO, un cui esemplare del ‘62 tra i 36 rimasti, è stato battuta ad un’asta di Sotheby del 2018 a 48,4 milioni di dollari.
Progettata per correre nella categoria gran turismo (GTO = gran turismo omologato) nasce dalla collaborazione dell’ingegnere della Ferrari Giotto Bizzarrini e Sergio Scaglietti, titolare dell’omonima carrozzeria da sempre legato a Maranello, quindi non dalla matita di un singolo designer.
Si narra che, mentre il prototipo evolveva con le precise esigenze di leggerezza e aerodinamica, Scaglietti disse a Bizzarrini: “Ingegnere, se la dobbiamo fare, facciamola bella”.
Infatti, a mio avviso rimane la più bella berlinetta gran turismo mai costruita, non solo da Ferrari.
In un mondo delle auto tutte simili e francamente brutte, chiudo con nostalgia e rimpianto, ma con orgoglio per quello che gli italiani hanno saputo dare al mondo dell’auto, quando tutto era diverso.
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