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Digiuni e sudari per Gaza. Silenzio e indifferenza per l’Ucraina

Israele

Digiuni e sudari per Gaza. Silenzio e indifferenza per l’Ucraina

La Presidente della Regione Umbra Stefania Proietti ha annunciato un periodo di digiuno per Gaza: in una specie di gara, immediatamente, qualcuno ha proposto una manifestazione nazionale, con l’obbiettivo di spingere le istituzioni internazionali con tutti i mezzi a fermare l’azione militare di Israele, ritenuto il solo

Ilaria Borletti28/05/2025Aggiornato 28/05/20254 min lettura703 parole

La Presidente della Regione Umbra Stefania Proietti ha annunciato un periodo di digiuno per Gaza: in una specie di gara, immediatamente, qualcuno ha proposto una manifestazione nazionale, con l’obbiettivo di spingere le istituzioni internazionali con tutti i mezzi a fermare l’azione militare di Israele, ritenuto il solo responsabile della tragedia di Gaza.

Chiunque sui  social o anche in una situazione più domestica sottolinei le responsabilità multiple nel dramma di Gaza, ricordi che Israele non è una realtà  monolitica  al seguito del Primo Ministro Netanyahu e che l’unica strada per arrivare ad una fase di pace duratura debba  prendere in considerazione tutta la complessa realtà di quell’area non accettando solo i comunicati di Hamas come unica verità, viene sommerso da  accuse di indifferenza e complicità di fronte alla morte persino di  bambini innocenti.

La domanda che sorge spontanea è come mai non ci siano stati appelli e inviti a manifestare e digiunare per l’Ucraina martoriata dalle bombe russe particolarmente intense come nelle ultime settimane? Anche i bambini ucraini sono le vittime e la popolazione civile scappa disperata cercando rifugio di fronte alle proprie case distrutte. Come a Gaza.

Nessuno in Italia circonda i luoghi istituzionali russi, consolati o ambasciate e le chiese ortodosse, con scritte minacciose costringendo la polizia a presidi permanenti. Nessun russo o cittadino di origine russa è costretto a guardarsi le spalle quando esce di casa per paura di essere oggetto di qualche attacco sconsiderato.

Ci sono le sanzioni scelte dai governi che per altro che non sembrano avere molto effetto su Putin e la sua ambizione di annientare l’Ucraina ma non altro. Nessun movimento di piazza. Il capire le ragioni di questa differenza non è un esercizio banale: prendere una posizione altrettanto forte a favore del popolo ucraino significherebbe rischiare di avallare o comunque considerare possibile la politica dei cosiddetti “volenterosi”, di quei paesi, cioè, che sono pronti anche ad un maggior coinvolgimento militare per difendere Kiev.

E questo il “pacifista puro” non lo può tollerare: finché si tratta di proclami, di parole è giusto manifestare solidarietà ma quando si tratta di azioni emerge tutta l’ambiguità dei loro atteggiamenti e il dramma ucraino lo svelerebbe. Meglio quindi tacere. La seconda ragione è sempre la solita ed è quella che suscita reazioni rabbiose quando viene indicata: l’antisemitismo.

L’Occidente scrollandosi finalmente dalle spalle una colpa che ne ha accompagnato la storia per ottant’anni, indica proprio in quel popolo, gli ebrei, tutti gli ebrei, i veri e gli unici responsabili delle sofferenze dei gazawi.

Loro diventano i nuovi nazisti, il 7 ottobre è dimenticato.
Gli ebrei sia che vivano in Israele sotto il perenne incubo delle sirene o che vivano in Occidente sono obbiettivi di odio, di discriminazione fino a creare un clima che ispira atti criminali come l’uccisione dei due giovani funzionari dell’ambasciata israeliana a Washington.

La Storia del Medio Oriente si riduce ad uno slogan: Israele vuole sterminare i palestinesi. Gli ebrei vogliono dominare la Palestina. Finalmente. Il pacifista nostrano che si sente dalla parte giusta della Storia  ha trovato il suo capro espiatorio e poco gli importa che questa posizione non darà né una patria né la pace al popolo palestinese, vittima inconsapevole, certo della politica israeliana ma altrettanto dell’integralismo islamico che sta lentamente dilagando in tutto il mondo, e dell’ambiguo atteggiamento di molti paesi fortemente da esso condizionati che senza tentennamenti si sono espressi a favore della definitiva cancellazione dello Stato ebraico.

Poco importa. La sentenza dell’opinione pubblica è già stata emessa e pare senza appello.


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