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Quando le “stronzate” diventano senso comune, il buon senso è costretto all’esilio

Italia

Quando le “stronzate” diventano senso comune, il buon senso è costretto all’esilio

"Stronzate" è un volumetto di Harry G. Frankfurt che dovrebbe essere letto in tutte le scuole italiane Cantanti (quelli dello stop al genocidio sul palco di Sanremo), influencer (quelle che a Firenze hanno impedito a Elisabetta Fiorito la presentazione della sua biografia di Golda Meir), artisti

Michele Magno09/03/2024Aggiornato 22/12/20243 min lettura448 parole

“Stronzate” è un volumetto di Harry G. Frankfurt che dovrebbe essere letto in tutte le scuole italiane

Cantanti (quelli dello stop al genocidio sul palco di Sanremo), influencer (quelle che a Firenze hanno impedito a Elisabetta Fiorito la presentazione della sua biografia di Golda Meir), artisti (quelli che non vogliono Israele alla Biennale di Venezia), studenti (quelli che alla Sapienza non hanno fatto parlare l’ebreo “fascista” David Parenzo), il “guaglione di Putin” (quello che ha dipinto dieci murales nei territori ucraini occupati militarmente), transfemministe (quelle che non hanno detto una parola contro il “patriarcato” dei mullah), intellettuali “neoerasmiani” (quelli che “la pace più ingiusta è migliore della guerra più giusta” -Erasmo da Rotterdam, “Querela pacis”, 1517): che cosa li unisce? Semplice: li unisce la loro predilezione per le “stronzate”.

E proprio “Stronzate” (in originale “On Bullshit”) si intitola un irriverente saggio di Harry G. Frankfurt. Apparso per la prima volta nel 1986, andrebbe ristampato e fatto circolare nelle scuole (la prima edizione in italiano risale al 2005, per i tipi Rizzoli). “Uno dei tratti più salienti della nostra cultura è la quantità di stronzate in circolazione”, avverte nell’incipit il professore emerito di filosofia dell’Università di Princeton. Come dargli torto? Sono ormai anni che slogan insulsi, vuote scemenze, affermazioni che denunciano una disperante ignoranza vengono pronunciate impunemente, si tratti di vaccini, di Ucraina o Medio Oriente.  Se non ne hanno il monopolio, gli scienziati del web le brevettano ad un ritmo impressionante.

Frankfurt si è preso la briga di indagare la natura del fenomeno. Egli sostiene che “le stronzate sono un nemico della verità più pericoloso delle menzogne.” Il “bullshitter” -noi diremmo il cazzaro- è infatti più temibile del mentitore. Come ha insegnato sant’Agostino, al mentitore in qualche misura interessa sapere la verità, perché per mentire deve conoscerla. Si deve cioè confrontare con la verità per poter costruire una menzogna. Se quindi il bugiardo “onora” ancora la verità e si muove nel suo orizzonte, invece chi dice stronzate la scavalca e si preoccupa solo di negarla.

Un interlocutore ben informato su come stanno le cose, quindi, può sempre contrastarlo. Al contrario, il contaballe risulta più difficile da contraddire, in quanto si disinteressa completamente di ciò che è vero e di ciò che è falso. Spara le sue stronzate e, nei talk show e sui social network, nelle università e sulle piazze, condivide e diffonde quelle altrui per avvelenare i pozzi del discorso razionale. Descrivendo nei “Promessi sposi” la peste seicentesca di Milano, Alessandro Manzoni conclude con una splendida e giustamente celebre frase: “Il buon senso c’era, ma se ne stava nascosto per paura del senso comune”. Purtroppo, come accade nel tempo presente, quando le stronzate diventano senso comune, il buon senso è costretto all’esilio.

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