Israele
Calenda detta le condizioni ad Israele per conservare il proprio diritto ad esistere
Carlo Calenda è uno sciocco, ma il fatto che sia uno sciocco non rende meno insidiose le cose che pensa e che purtroppo dice, ovviamente con la solita buffissima sicumera. Una piccola premessa: mi riferisco a Calenda non perché è Calenda, ma perché è un tipo


Carlo Calenda è uno sciocco, ma il fatto che sia uno sciocco non rende meno insidiose le cose che pensa e che purtroppo dice, ovviamente con la solita buffissima sicumera.
Una piccola premessa: mi riferisco a Calenda non perché è Calenda, ma perché è un tipo umano, un tipo morale e soprattutto un tipo politico. Insomma sono esemplari i miei riferimenti a questo desolante personaggio.
Ora, l’altro giorno Carlo Calenda ha fatto una mascalzonata presentando l’iniziativa che si è tenuta il 6 giugno al Teatro Parenti di Milano. Nel presentarla, Carlo Calenda ha detto che lui non considera diversa “la destra israeliana” rispetto a Hamas. Se non lo pensa – come saremmo disposti a concedergli – è una mascalzonata.
È invece la convinzione di un mascalzone se Calenda ci crede davvero, se Calenda ritiene davvero che “la destra israeliana” – neppure questo o quel politico, questo o quel ministro, ma “la destra israeliana” – sia come Hamas.
Nei due casi, e cioè sia che si tratti della mascalzonata di uno sciocco sia che si tratti della convinzione di un mascalzone, nei due casi resta che Carlo Calenda ha ritenuto di farci sapere che considera “la destra israeliana” come considera quelli che strattonavano e caricavano sulle jeep le ragazze ebree con le mani legate dietro la schiena e con i genitali che sbrodavano sangue.
Carlo Calenda ha inteso farci sapere che lui considera la “destra israeliana” come quelli che entrano in un kibbutz e uccidono i genitori davanti ai bambini che poi bruciano vivi, e poi ammazzano il nonno, la nonna, il cane, e lo fanno con gioia, godendo, e facendosi i selfie, i video nelle case delle famiglie sterminate.
Carlo Calenda ha inteso farci sapere che lui considera la “destra israeliana” come quelli che prendono una vecchia da un altro kibbutz, una vecchia con la nipote autistica di 12 anni, le prendono per portarle nei tunnel di Gaza, ma poi le ammazzano, ammazzano la vecchia e ammazzano la bambina autistica di 12 anni, perché rallentano la loro fuga verso Gaza.
Carlo Calenda avrebbe potuto chiedere scusa, piegare la schiena: avrebbe potuto dire “scusate, è una grave sciocchezza quella che ho detto”. Non lo ha fatto perché in realtà non poteva farlo. Perché chiedere scusa significava riconoscere il motivo, la causa di quel suo sproposito. Ed era un motivo che quelli come Calenda non possono sopportare di riconoscere.
Ed eccoci alla manifestazione del 6 giugno a Milano, la manifestazione che Calenda aveva presentato in quel modo. Davanti a un pubblico perlopiù ripugnante – ma di questo parlerò un’altra volta – dopo lunghi minuti di insulsaggini Carlo Calenda ha chiuso la manifestazione dicendo la cosa più antisemita, più genocidiaria, più spaventosamente sterminazionista e razzista che si possa immaginare.
Una cosa della cui oscenità né lui né la stolida platea che lo applaudiva avevano neppure il sospetto evidentemente. Ha detto che “Israele ha il diritto di esistere e difendersi, ma questo diritto di esistere e difendersi ce l’ha secondo il codice di una democrazia”.
Calenda, uno Stato ha diritto di esistere se rispetta quello che lei chiama il codice democratico? Andiamo dallo Stato dei cinesi e gli diciamo che non ha diritto di esistere?
Andiamo da una democrazia che fa una guerra come non piace a Calenda e diciamo a quella democrazia che non ha diritto di esistere? Diciamo che il Regno Unito o la Francia non hanno diritto di esistere e vanno smantellati perché nella loro storia hanno condotto guerre immorali? Ha diritto di esistere chi si comporta bene? Chi si comporta male non ha diritto di esistere?
Si poteva immaginare che fosse una manifestazione sofficemente anti-israeliana e obliquamente antisemita. Calenda l’ha conclusa nel trionfo di un proclama letteralmente genocidiario. E peggio per chi non lo capisce.
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Piccolo dettaglio.
Tra candidati in Azione vi è stato il generale Camporini.
Una di quelle figure scelte da Calenda perché veri ed autorevoli esperti della materia di cui poi, nel partito ed eventualmente una volta al governo, avrebbero dovuto occuparsi.
Il criterio della competenza su cui Azione ha puntato molto nel presentarsi agli elettori.
Che Camporini sia una figura di grande competenza sui temi della Difesa non c’è dubbio.
Solo che Camporini è tra quelli che cercano ora di spiegare che, in questa guerra, Israele non solo sta rispettando tutte le norme di conduzione di un conflitto ma, nel tentativo di ridurre al minimo possibile le morti civili, sta anche applicando criteri e protocolli aggiuntivi che non hanno precedenti.
Insomma Calenda sembra aver rinunciato, nel prendere le sue posizioni politiche su Gaza, al criterio della competenza nell’analizzare i fatti, a favore dei criteri del paraculismo e dell’opportunismo politico.
Assertivo lo è tanto ma, alla prova dei fatti, anche un invertebrato, come la stragrande maggioranza dei politici attuali.
Io queste considerazioni garbatissime avrei pure voluto farle, nel mio piccolissimo, direttamente a Calenda
Ma mi ha bloccato sui social quando gli ho scritto che lui, dell’”anima” di Israele, di cui parlava sempre, secondo me non ha capito una mazza
S’i’ fosse foco, arderei ‘l mondo, per dirla con le parole di Cecco Angiolieri, e mi riferisco al mondo occidentale sempre più virato all’antisemitismo (nei giorni pari) e all’antisionismo (nei giorni dispari)
Io penso che “due popoli due stati” sarà possibile solo se uno dei due NON sarà palestinese.
A questo punto, come si suol dire, una domanda si impone: in base ai criteri del signor Calenda, il signor Calenda ha il diritto di esistere?