\n\n\n\n\n\n

Zohran Mamdani, il candidato a sindaco di New York che piace al Woke

USA

Zohran Mamdani, il candidato a sindaco di New York che piace al Woke

Zohran Mamdani, classe 1991, è il candidato che potrebbe sorprendere l’America alle prossime primarie democratiche (il 24 giugno) per la corsa a sindaco di New York. Per molti italiani è un nome sconosciuto, ma nella città più influente degli Stati Uniti, per alcuni è già diventato

Alex West23/06/2025Aggiornato 22/06/20255 min lettura927 parole

Zohran Mamdani, classe 1991, è il candidato che potrebbe sorprendere l’America alle prossime primarie democratiche (il 24 giugno) per la corsa a sindaco di New York. Per molti italiani è un nome sconosciuto, ma nella città più influente degli Stati Uniti, per alcuni è già diventato un simbolo della rinascita progressista, per altri, di un pericoloso cortocircuito ideologico.

Figlio della regista miliardaria Mira Nair, Mamdani ha potuto contare su contatti privilegiati con Hollywood, utili a realizzare spot elettorali curatissimi — come quello “bollywoodiano” in hindi che ha raggiunto milioni di visualizzazioni. Cresciuto nell’Upper West Side in un ambiente d’élite, è anche figlio dell’ accademico marxista Mahmood Mamdani, uno degli organizzatori degli encampment anti-israeliani alla Columbia.

Da giovane ha tentato senza successo una carriera nel rap, pubblicando in Uganda un video musicale in cui dichiarava il proprio sostegno ai dirigenti di un’associazione condannati per aver finanziato Hamas. 

Entrato nel 2020 nella politica come deputato statale del Queens, ha presentato solo tre leggi e si è macchiato di assenteismo, ma la sua mancanza di “esperienza reale” è compensata da un’immagine mediatica costruita a tavolino, più simile a un influencer che a un amministratore.

Eppure oggi Mamdani è secondo solo ad Andrew Cuomo nei sondaggi delle primarie democratiche. Una scalata che sembra sfidare la logica. È stato tra i principali promotori del movimento “Defund the Police”, ha difeso lo slogan “globalize the intifada” e propone un programma radicale: nazionalizzazione di supermercati e farmacie, trasporti pubblici gratuiti, piena regolarizzazione per gli immigrati senza documenti, aumento delle tasse per “i ricchi”, e una politica municipale apertamente anti-israeliana.

A rendere questa candidatura ancora più atipica è la macchina politica che lo sostiene. Secondo i registri ufficiali, oltre il 70% dei finanziamenti proviene da fuori Stato, inclusi PAC e fondazioni legate all’attivismo islamico americano, come CAIR. I suoi volontari arrivano da ogni angolo d’America — e perfino dall’Europa. Mamdani ha pubblicato video in cui ringrazia attivisti danesi venuti a New York “per fare campagna” nei quartieri a maggioranza musulmana del Bronx e del Queens.

Non è una campagna municipale: è un movimento ideologico globalizzato.

L’elemento più sconcertante resta tuttavia la composizione della sua base elettorale: da un lato, giovani bianchi progressisti, soprattutto di famiglie benestanti, che hanno adottato il linguaggio e l’iconografia  dell’intersezionalità e della giustizia sociale; dall’altro, comunità islamiche tradizionaliste — come quelle bengalesi o pakistane — apertamente misogine e omofobiche.

Mamdani non prende mai le distanze da queste ultime posizioni – anzi, le legittima in nome della diversità culturale e del “non giudicare”.

Il risultato è una coalizione solo in apparenza contraddittoria. Il collante non è la coerenza etica, ma l’identità offesa. In questa nuova gerarchia morale non contano le proposte concrete, ma il gruppo di provenienza o identificazione e quanta oppressione si è in grado di rivendicare. È così che gli attivisti queer finiscono per marciare con imam omofobi, o le femministe radicali accanto a padri padroni che impediscono alle figlie di studiare.

Il tutto in silenzio, senza fiatare: perché è assolutamente vietato turbare la sacralità del risentimento.

Qui entra in gioco una lettura più ampia, già proposta da intellettuali come Asra Nomani, ex editorialista del Wall Street Journal e autrice del libro Woke Army. È stata lei a battezzare così questa nuova coalizione ideologica, che tiene insieme attivismo queer, fondamentalismo religioso e anticolonialismo militante sotto una stessa bandiera: quella del risentimento.

Per la Nomani si tratta di una nuova forma di potere tribale travestito da emancipazione.

Anche il saggista Yascha Mounk, nel suo The Identity Trap, mette in guardia contro l’idea di giustizia identitaria come sostituto dell’universalismo: si finisce per difendere la differenza anche quando essa nega l’accesso a diritti civili fondamentali. 

Manuel Valls, ex premier francese, ha definito questo schema islamo-gauchisme: l’alleanza strategica fra sinistra radicale e Islam politico, in nome del comune disprezzo per l’Occidente. Una sinistra che assolve la repressione se arriva da una cultura “altra”, e una religione che tollera il progressismo solo finché utile alla causa.

Tutto questo, a New York, rischia di non restare teoria. Se Zohran Mamdani vincesse, avrebbe accesso diretto alle leve dell’istruzione, dei trasporti, della sicurezza pubblica, della cultura e della diplomazia municipale. Potrebbe così sfruttare l’apparato amministrativo per imporre una visione che scambia la diversità per impunità e l’attivismo per autorità morale.

Zohran Mamdani è il prodotto perfetto della sinistra woke americana: giovane, attraente, maestro della retorica identitaria, capace di trasformare inesperienza e contraddizioni in “autenticità”. 

Se gli elettori si lasceranno sedurre, New York rischia di pagare un prezzo altissimo. In una città già segnata da instabilità economica e fuga di imprese, la sua agenda anti-mercato e anti-polizia potrebbe innescare una spirale di disinvestimenti, degrado e insicurezza. Gli attivisti che lo sostengono sventolano ideali da loft a Brooklyn Heights, ma saranno soprattutto i quartieri popolari a subirne le conseguenze.

Come osserva Rob Henderson, certe convinzioni radicali sono “luxury beliefs”, ideologie da salotto: appagano chi le professa, ma ricadono su chi non può permettersele.


Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.


InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice Iban: IT55A0306909606100000404908

Tag editoriali

Supporto editoriale

Sostieni questo progetto editoriale

Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico oppure scegliendo una delle opzioni di donazione disponibili. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice IBAN: IT55A0306909606100000404908

PayPalOffrici un caffèDona con Satispay

3 pensieri su “Zohran Mamdani, il candidato a sindaco di New York che piace al Woke

  1. Maria Nadia dice:

    Ci stiamo consegnando, mani legate, all’islam.
    Questa sinistra woke, ormai prioritaria nel mondo, produce fenomeni alla Trump e quasi li giustifica.

  2. claus skord dice:

    I conservatori estremisti di sinistra americani che si rinforzano spinti dai conservatori estremisti di destra . Ambedue ideologizzati e religiosi. Il suicidio degli USA prossimo venturo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *