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Strategia dell’inganno nella politica globale

Iran

Strategia dell’inganno nella politica globale

Dal 1979 a 2025 – Da Khomeini a Trump Nel 1979, l’antica Persia, in bilico tra modernizzazione e autoritarismo, cadde nelle mani di un uomo che prometteva luce e portò oscurità. Ruhollah Khomeini, l’ayatollah in esilio a Neauphle-le-Château, appariva come un mistico disarmato, con citazioni coraniche

Bahram Farrokhi02/07/2025Aggiornato 01/07/20254 min lettura792 parole

Dal 1979 a 2025 – Da Khomeini a Trump

Nel 1979, l’antica Persia, in bilico tra modernizzazione e autoritarismo, cadde nelle mani di un uomo che prometteva luce e portò oscurità. Ruhollah Khomeini, l’ayatollah in esilio a Neauphle-le-Château, appariva come un mistico disarmato, con citazioni coraniche e promesse di giustizia. Ma dietro al turbante, nascondeva veleno. In pochi mesi, cancellò secoli di cultura politica, spazzò via la monarchia, smembrò l’esercito e fondò una teocrazia totalitaria.

Nel 2025, il mondo assiste a un altro snodo storico: Donald Trump è tornato alla Casa Bianca. Con lui, un linguaggio rozzo, tweet incendiari e dichiarazioni contraddittorie. Eppure, in questo caos apparente, c’è una logica: Trump mente, ma mente con metodo. Confonde, destabilizza, disorienta, non per ignoranza, ma per calcolo.

Il “Metodo Trump” non è improvvisazione. È una strategia di inganno deliberata. È il potere della menzogna usato non per rassicurare, ma per intimidire. E in un paradosso quasi kafkiano, questo metodo potrebbe rivelarsi efficace proprio là dove l’Occidente ha fallito con mezzi diplomatici: nel confronto con il regime Islamico dell’Iran.

Nel giugno 2025, pochi mesi dopo la rielezione, Trump ha ordinato bombardamenti mirati contro le infrastrutture nucleari iraniane, in risposta a un attacco cibernetico attribuito ai Guardiani della Rivoluzione e una guerra-lampo di dodici giorni scatenata da Israele contro il regime dispotico dell’Iran.

Non c’è stata dichiarazione formale, solo azione. Eppure, solo ventiquattro ore prima, il presidente americano parlava di negoziati “vicini”.

La domanda è scomoda, ma necessaria: Se Khomeini usò la menzogna per instaurare la tirannia, è possibile che Trump, con menzogne opposte, possa contribuire a distruggerla? Non è solo un gioco retorico. È un’inversione tragica della storia.

Khomeini promise: «Libertà, indipendenza, Repubblica Islamica!»

Trump dice: «Non vogliamo cambiare regime.»

Ma mentre l’uno instaurava una dittatura teocratica, l’altro ,forse, cerca di abbatterla con il disordine controllato.

Il popolo iraniano ha vissuto quarant’anni di repressione, illusioni riformiste, e compromessi traditi. È vaccinato contro le promesse vuote. Ma forse oggi, una bugia più spietata, quella dell’Occidente che finge distensione mentre prepara l’assedio, può funzionare. Non perché moralmente giusta, ma perché capace di rompere l’equilibrio.

Trump mente, sì. Ma lo fa come uno stratega.

Nel 2018 ha offerto negoziati senza precondizioni, e una settimana dopo imposto le sanzioni più dure di sempre. Nel 2019 ha minacciato di annientare l’Iran, poi ha mandato messaggi concilianti a Zarif. Nel caso del drone abbattuto, ha ordinato un attacco, ma lo ha cancellato dieci minuti prima.

Non è schizofrenia. È una tattica di pressione psicologica.

Negli anni ’70, le bugie di Khomeini erano dolci: «Il clero non governerà», «tornerò a Qom», «l’Iran sarà moderno e libero». Promesse poetiche per mascherare una presa di potere assoluta. Persino l’articolo costituzionale sul Velayat-e Faqih, che legittima il potere supremo del chierico, fu inserito post hoc, senza vero consenso popolare.

Trump, al contrario, non si nasconde. È brutale, diretto, spesso volgare. Ma non finge di essere ciò che non è. E questa brutalità, in un mondo disilluso, può essere più trasparente della dolcezza ipocrita.

Non stiamo celebrando Trump. Né giustificando la menzogna. Ma in geopolitica, la verità è un lusso raro. E la storia ci insegna che, a volte, l’inganno può essere usato contro chi dell’inganno ha fatto sistema.

Reagan definì l’Unione Sovietica “impero del male”. Non la attaccò mai militarmente, ma la logorò con retorica, isolazionismo strategico e bluff ben calibrati. Forse Trump sta cercando di replicare quel modello con l’Iran: non guerra totale, ma logoramento asimmetrico, economico, psicologico e mediatico. Due menzogne, due futuri possibili.

L’Iran fu sedotto e tradito da un chierico che predicava amore e portò morte. Oggi potrebbe essere destabilizzato da un leader che predica guerra e, forse, apre la strada a un crollo sistemico.

Khomeini distrusse con un sorriso. Trump distrugge, se lo farà, urlando. Ma ciò che conta, più del tono, è l’obiettivo. 

Nel mondo del potere, la menzogna è sempre stata presente. Ma c’è una differenza tra chi la usa per dominare e chi la usa per distruggere un dominio.

Se la verità ha fallito, allora forse è il momento, per una volta, di affidarsi al paradosso: una menzogna può diventare antidoto.


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2 pensieri su “Strategia dell’inganno nella politica globale

  1. blogdibarbara dice:

    Questo articolo è un autentico gioiello e, nel merito, sono convinta che tu abbia ragione. Soprattutto non ho il minimo dubbio sul fatto che Trump, nel suo apparente zigzagare, abbia sempre perfettamente chiaro sia l’obiettivo che il modo per arrivarci.

  2. Giovanna Nuvoletti dice:

    Trump ha un’ottima strategia della menzogna. Ma non si sogna neanche in fotografia di abbattere mullah e basiji

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