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Ostaggi violentati, corpi profanati: l’ONU documentò l’orrore del 7 ottobre

Israele

Ostaggi violentati, corpi profanati: l’ONU documentò l’orrore del 7 ottobre

L’ONU documentò stupri e torture durante l’attacco del 7 ottobre: “Un pattern da crimini contro l’umanità” Marzo 2024 Fu un documento pesante come piombo, ma scritto con precisione chirurgica. Il 4 marzo del 2024, l’Ufficio del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la violenza sessuale nei

Luigi Giliberti03/07/2025Aggiornato 02/07/20254 min lettura873 parole
Prima Pagina

L’ONU documentò stupri e torture durante l’attacco del 7 ottobre: “Un pattern da crimini contro l’umanità”

Marzo 2024

Fu un documento pesante come piombo, ma scritto con precisione chirurgica. Il 4 marzo del 2024, l’Ufficio del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la violenza sessuale nei conflitti (SRSG-SVC), guidato da Pramila Patten, pubblicò il primo rapporto ufficiale delle Nazioni Unite sui fatti avvenuti durante l’attacco del 7 ottobre contro Israele.

La conclusione, prudente ma inequivocabile, recitava: “Esistono motivi ragionevoli per credere che si siano verificati stupri, stupri di gruppo e altre forme di violenza sessuale sia durante l’attacco sia successivamente, su ostaggi detenuti a Gaza”.

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Una missione di verifica indipendente

La missione si svolse tra il 29 gennaio e il 14 febbraio 2024 su invito del governo israeliano. Il team dell’ONU, guidato da Pramila Patten – che ricopriva il ruolo di Inviata Speciale del Segretario Generale per la violenza sessuale nei conflitti dal 2017 – visionò oltre 50 ore di filmati, analizzò centinaia di fotografie e raccolse testimonianze da medici, paramedici, soccorritori, investigatori forensi e membri delle forze dell’ordine israeliane.

Pur senza incontrare direttamente le vittime sopravvissute – per ragioni di riservatezza, sicurezza o trauma – il team ONU definì le prove raccolte come “chiare e convincenti”.

I luoghi delle violenze documentate

Furono tre le località in cui vennero riscontrati episodi documentati di violenza sessuale:

  • Il Nova Music Festival a Re’im
  • La Strada 232, percorsa dai terroristi durante l’infiltrazione
  • Il kibbutz di Re’im

In questi siti furono rilevati indizi di stupri, violenze di gruppo, nudità forzata, mutilazioni genitali post-mortem e profanazioni sessualizzate dei corpi.

«In almeno tre località, ci sono motivi ragionevoli per ritenere che siano avvenuti atti di violenza sessuale, inclusi stupri e stupri collettivi», si leggeva nel rapporto ufficiale ONU pubblicato sul sito un.org

Gli ostaggi: un orrore che proseguì

Il documento riportava anche “informazioni credibili e consistenti” su abusi sessuali inflitti agli ostaggi israeliani, incluse donne e bambini, rapiti e trasferiti a Gaza.

Secondo Patten, alcuni casi suggerivano che gli abusi sessuali fossero proseguiti anche nei mesi successivi all’attacco, configurando una forma di “violenza sessuale prolungata” e possibile uso della tortura a scopo umiliante.

Mutilazioni e prove circostanziali

Gli investigatori raccolsero materiale fotografico e video che ritraeva corpi femminili nudi, legati, mutilati. Alcuni presentavano segni compatibili con penetrazione forzata da oggetti contundenti, anche post mortem. In più casi, i soccorritori dell’organizzazione ZAKA e i medici legali israeliani riferirono di “desecration sessualizzata”.

Il team ONU, pur mantenendo uno standard di oggettività, ritenne che la quantità e la coerenza delle testimonianze fossero sufficienti per formulare una valutazione basata su motivi ragionevoli – la soglia minima richiesta per una missione di verifica ONU.

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Le limitazioni dell’indagine

Il rapporto precisò che non tutte le accuse furono confermate e che alcune testimonianze si basavano su elementi circostanziali. Tuttavia, Patten sottolineò che l’assenza di sopravvissuti disposti a parlare non negava la realtà dei crimini, poiché molte vittime erano decedute, traumatizzate o ancora in ostaggio.

Il team lamentò anche la mancanza di accesso forense completo ai luoghi degli attacchi, spesso già bonificati o contaminati prima dell’arrivo degli investigatori.

Una responsabilità storica

Fu il primo rapporto delle Nazioni Unite a riconoscere ufficialmente l’esistenza di un pattern di violenza sessuale da parte di miliziani palestinesi durante l’attacco del 7 ottobre.

«La violenza sessuale non è avvenuta in modo accidentale. Il modo in cui i corpi sono stati lasciati, il modo in cui le vittime sono state trattate, l’assenza di pudore, indicano un’intenzionalità chiara», dichiarò Patten in conferenza stampa.

Reazioni e sviluppi

Il rapporto ricevette il plauso del governo israeliano, che da mesi denunciava l’uso del silenzio internazionale come forma di complicità. L’ambasciatore israeliano all’ONU, Gilad Erdan, lo definì “un passo cruciale per combattere la negazione sistemica” dei crimini di Hamas.

Nel frattempo, l’Unione Europea inserì Hamas e la Jihad Islamica Palestinese in una nuova lista di soggetti sanzionati, citando esplicitamente il dossier Patten tra le motivazioni.

Una verità scomoda per molti

Nonostante le evidenze raccolte, molte voci nel mondo accademico e mediatico occidentale reagirono con ambiguità o scetticismo, invocando “ulteriori verifiche” o ridimensionando la gravità delle accuse.

Eppure, il documento dell’ONU parlò chiaro. E se il termine “pogrom” aveva ancora un significato nel XXI secolo, quello che avvenne il 7 ottobre nei campi, nei kibbutz e sulle strade del sud di Israele lo incarnava in pieno.

Fonti:

Wikipedia, “October 7 Sexual Violence”

ONU, SRSG-SVC Mission Report (4 marzo 2024) – un.org (PDF ufficiale)

The Guardian, “UN envoy confirms rape, sexual violence by Hamas militants”, 4 marzo 2024

The Times UK, “Hamas ‘probably using rape as weapon’, says UN envoy”


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Un pensiero su “Ostaggi violentati, corpi profanati: l’ONU documentò l’orrore del 7 ottobre

  1. claus skord dice:

    Dal mio punto di vista è perfettamente comprensibile la reazione israeliana a tale barbaria. Personalmente io avrei fatto molto peggio di quanto non abbiano fatto fino ad ora. Spiace ma non meritano alcuna pietas.

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