Politica italiana
Quel patto scellerato tra PD e M5S: cronaca di un Centro scomparso
Ci si interroga sulla paralisi della politica italiana, sulla desolazione di un centro politico evaporato e sulla radicalizzazione degli estremi che domina il dibattito. Si analizzano leader, alleanze e tradimenti, ma di rado si mette a fuoco il colpevole silenzioso: un'architettura istituzionale che predetermina il gioco,



Ci si interroga sulla paralisi della politica italiana, sulla desolazione di un centro politico evaporato e sulla radicalizzazione degli estremi che domina il dibattito. Si analizzano leader, alleanze e tradimenti, ma di rado si mette a fuoco il colpevole silenzioso: un’architettura istituzionale che predetermina il gioco, soffocando la politica stessa. Questa architettura non è un caso del destino, ma il frutto avvelenato di un patto politico che, con la promessa di cambiare tutto, ha finito per togliere all’elettore il suo potere più sacro.
È un sistema che ha svuotato di senso il gesto più importante: il voto. All’elettore italiano, oggi, è concesso di fare una cosa sola: una croce su un simbolo. Non può scegliere il candidato, non può esprimere una preferenza, non può premiare il merito o punire l’incompetenza. Il suo potere è nullo. Le liste sono bloccate, decise altrove, nelle segreterie di partito.
E se l’elettore non sceglie, chi sceglie? La risposta è semplice e brutale: una sola persona, il segretario del partito. È lui il monarca assoluto che detiene il potere di vita o di morte politica sui suoi parlamentari. È lui che compila le liste, che decide chi merita la rielezione e chi deve essere epurato. Questo sistema non genera partiti, ma corti di fedelissimi. Non promuove il dibattito, ma la genuflessione. Rende impossibile ogni forma di dissenso interno, perché dissentire significa essere esclusi dalla prossima lista, la fine della propria carriera.
Questa architettura spiega perfettamente la paralisi che vediamo. Spiega perché l’ala riformista del PD, o quel che ne resta, pur contestando la linea Schlein, alla fine rientra sempre nei ranghi. La loro non è solo mancanza di coraggio, è un calcolo razionale basato sulla sopravvivenza. Dove andrebbero? Con quale garanzia di essere rieletti, se le liste le fa qualcun altro? L’istinto di conservazione ha sostituito i principi.
Questo meccanismo di potere è stato blindato e potenziato proprio da quel preciso accordo politico: quello che nell’autunno 2019 ha dato vita al governo Conte II. Un patto tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle che ha scambiato il “sì” del PD alla riforma-bandiera del M5S – il taglio dei parlamentari – con la promessa, mai mantenuta, di una nuova legge elettorale che avrebbe dovuto reintrodurre le preferenze. Il risultato è stato il peggiore possibile: il taglio è diventato legge, ma il suo correttivo no. L’Italia si è ritrovata con il Rosatellum e un numero di seggi drasticamente ridotto, amplificando il potere dei “monarchi di partito” e rendendo la selezione dei candidati ancora più impermeabile alla volontà popolare.
Il risultato è un Parlamento non di rappresentanti dei cittadini, ma di fiduciari del capo. Un sistema che incentiva la mediocrità e il conformismo, e che punisce il coraggio e l’indipendenza. In questo deserto di rappresentanza, la vittima più illustre è un’intera area politica: quella dell’elettore di centro, del moderato, del liberal-democratico. È colui che rifiuta gli estremismi per vocazione e si ritrova orfano, impantanato in un sistema che premia solo le tifoserie più accese. La sua biografia politica è una collezione di fallimenti altrui: ha visto il progetto di Renzi disintegrato, quello di Calenda implodere e Forza Italia vendere l’anima.
Questo elettore guarda a sinistra, alla storia progressista, e vede una paralisi quasi filosofica: l’errore capitale di trasformare se stessa in un dogma, un idolo da venerare, invece che essere uno strumento per dare risposte alle sfide del presente. Chiunque abbia tentato di aggiornare questo paradigma ne è uscito politicamente massacrato.
D’altro canto, i leader di quella potenziale area moderata, che potrebbe valere il 10%, naufragano sistematicamente, prigionieri di gelosie personali e incapaci di fare un passo indietro per un progetto comune. Finché non si avrà il coraggio di mettere mano a questa legge, di reintrodurre una forte quota di proporzionale e, soprattutto, di restituire ai cittadini il diritto di scegliere chi li rappresenta, ogni discorso su nuovi poli, partiti e leader resterà solo un’illusione.
Si parla tanto di morale e di ideali, ma la domanda vera è: chi può fare politica, quella vera, in un sistema del genere? La politica italiana è malata, e la cura non può che partire dalla sua regola fondamentale. Tutto il resto è solo un modo per non guardare in faccia il problema.
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Sempre grazie per i tuoi interventi Barbara ??
Alessandro
Parole sante.