Stile, moda e costume
PJ Harvey la ragazza incandescente
Probabilmente sono molto più influenzata dai registi e dai pittori che da altri cantautori o poeti… Con le canzoni vedo quasi le immagini, vedo l'azione, e poi tutto quello che devo fare è descriverla. È quasi come guardare una scena di un film, ed è questo



Probabilmente sono molto più influenzata dai registi e dai pittori che da altri cantautori o poeti… Con le canzoni vedo quasi le immagini, vedo l’azione, e poi tutto quello che devo fare è descriverla. È quasi come guardare una scena di un film, ed è questo che cerco di catturare in una canzone.
Anche quando mi sento davvero felice, non è mai abbastanza. L’unico modo in cui sembra che riesca a raggiungere la “sufficienza” è la musica. Non ho mai trovato una relazione che sia “abbastanza”. A volte, quando mi sento davvero felice, scrivo alcune delle canzoni più orribili! Questo non ferma affatto il mio modo di scrivere canzoni, non ho bisogno di essere torturata e angosciata per scrivere.
Probabilmente sono molto più influenzata dai registi e dai pittori che da altri cantautori o poeti… Con le canzoni vedo quasi le immagini, vedo l’azione, e poi tutto quello che devo fare è descriverla. È quasi come guardare una scena di un film, ed è questo che cerco di catturare in una canzone.
PJ Harvey

(((RadioPianPiano))) oggi nel Dorset per abbracciare i suoni di una figura femminile nella nostra galleria di esplorazioni musicali dove viaggiamo volentieri tra mondi lontanissimi, come avrebbe detto il Maestro Franco Battiato. Eccoci metaforicamente tra le braccia di PJ Harvey, tra i suoi suoni i suoi disegni, la sua arte.
Subito ai suoi esordi, la ragazza è incandescente ed esplode animata da un’urgenza espressiva con al centro il corpo, corpo che lei stessa butta in faccia alla sua audience in memorabili performance dal vivo di rara intensità ed immediatezza, secondo coordinate blues rock dove divampano incendi e come da tradizione sono incendi a base di sesso, malinconia e domande esistenziali. Godiamoci una di queste performance per avere un’idea del fluido mesmerico tra Polly ed il suo pubblico…
Nella prima parte della carriera della nostra musicista il sesso è una bella metafora ed è un sesso potentemente femminile (finalmente), espresso spesso crudamente e senza tanti giochetti lessicali, come nella song scritta a proposito della perdita della verginità: “Happy and bleeding”.
Una ventata di aria fresca in questa giornata ferragostana per le orecchie italiane ancora incagliate in sole, cuore e amore, ma anche per l’attuale bigottaggine americana sempre più invischiata in una devastante cancel culture, dove anche il David di Michelangelo diventa oggetto di censura perchè sarebbe pornografia, per la semplice rappresentazione di un corpo maschile nella sua nudità.
Naturalmente non bastano le provocazioni o le allusioni esplicite per fare un’artista di rilievo, ma con Pj Harvej siamo a cavallo di una mistura complessa che ha assorbito geneticamente l’urgenza del punk e in una miscela di blues e rock ben documentata nella collaborazione con John Parish, dove la nostra eroina trova un’identità musicale forte e abrasiva. Alle spalle fin da quando era ragazza una forte ammirazione per Nick Cave e per la sua poetica esistenzialista. Nick Cave protagonista incontrastato della riscoperta del blues come chiave per esprimere una condizione esistenziale. La nostra PJ Harvey ha avuto non a caso una relazione tempestosa proprio con Mr Nick Cave a ribadire quella coincidenza tra arte e vita che a chi vi scrive non dispiace affatto. Abbiamo una Robert Johnson al femminile? Benvenga.
Come per tutti gli artisti che amo il percorso di Pj Harvey non si è sclerotizzato in una stanca riproposizione di una poetica, altri sono i percorsi seguiti e le ibridazioni della regina del Dorset. Il folk su tutti, come nel suo disco che amo di più, quel “Let England Shake” che si è rivelato sinistramente profetico: non a caso vi propongo Pj Harvey oggi. La guerra è purtroppo il tema maledettamente attuale di questo disco monumentale, che vede tra i musicisti coinvolti il sempre ottimo Mick Harvey (poliedrico geniaccio che vi invito ad esplorare). Registrato in una chiesa nell’amato Dorset.
La Harvey si mostra in questo lavoro artista matura, una sorta di ninfa, folletto cantastorie non più al guinzaglio di sismi interiori e tempeste sentimentali, ma come uscita da una gabbia abbiamo ormai una musicista che del passato conserva la potenza, ma oggi la sa piegare con maestria alle proprie esigenze creative, ne sa fare racconto, storia e profezia. Guerre perse nella storia raccontate da Polly Jean diventano la guerra in cui siamo immersi ora e la nostra Polly Jean ha visto arrivare il demone con largo anticipo.
La PJ Harvey di oggi è un’artista poliedrica, con una tavolozza espressiva variegata fatta di mille sfumature di colore ed una femminilità ricca, stratificata, che ha portato nella musica rock/blues un’autorialità potente e poco incline a compromessi, sempre fresca creativamente libera di mostrarsi nella sua nudità interiore e capace di esplorare sia con le parole che con i suoni orizzonti differenti, raggiungendo una maturità artistica non comune, dove al blues ed al rock delle origini si è appunto unito il folk, manipolazioni elettroniche e altre diavolerie assortite. Ogni sua canzone diventa un navigare ostinato controvento rispetto ad una dilagante cultura contemporanea fatta di cancellazioni, ridicole proteste, stanche e bislacche censure, patetici equilibrismi lessicali e acritiche polarizzazioni idiote, anzi assolutamente idiote.
Con PJ Harvey si ritrova la sostanza, la carne, il desiderio, il piacere, la tristezza, la disperazione e il sangue. L’umano è questo, l’umano è anche sofferenza, voglia, crudeltà, passione, complicità, odio e amore, edulcorare e cancellare, censurare e proibire è uno schifo da cui ci teniamo ben bene alla larga. Come nella storia di Down by the water, dove si narra di una madre che uccide la figlia annegandola e se ne pente precipitando all’inferno. Sconveniente? L’uomo sa essere sconveniente e l’arte non è il luogo del politically correct e non lo sarà mai. Per tutto il resto c’è Albano e Romina annessi e (s)connessi.
Venite allora numerosi e numerose a banchettare e gustatevi la solita playlista antologica appena sfornata per voi: conoscere Polly Jean e la sua poetica fatta di corpi che si abbracciano, corpi annegati e morti male, corpi morti in battaglia e corpi che si raccontano è necessario.
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