Architettura ed Urbanistica
Fare del dialogo tra antico e contemporaneo uno stile di vita urbano
Con questo articolo, comincia la collaborazione tra InOltre e Elena Cattaneo, architetto e giornalista, che da trent'anni scrive su riviste e magazine online di prodotti, interior design, architettura e luoghi. Benvenuta Elena Copertina: Carlana Mezzalira Pentimalli, Biblioteca civica di Bressanone Foto di Marco Cappelletti Sono stata



Con questo articolo, comincia la collaborazione tra InOltre e Elena Cattaneo, architetto e giornalista, che da trent’anni scrive su riviste e magazine online di prodotti, interior design, architettura e luoghi. Benvenuta Elena
Copertina: Carlana Mezzalira Pentimalli, Biblioteca civica di Bressanone Foto di Marco Cappelletti
Sono stata a Bressanone solo per 24 ore. Una toccata e fuga, per ragioni famigliari, ma di quelle che lasciano il segno. Camminando per le vie del centro, tra portici medievali e palazzi barocchi, sembra di sfogliare un manuale di storia dell’arte all’aperto. La Cattedrale con il chiostro, la Hofburg, le case imponenti: ogni angolo racconta secoli di grandezza. Eppure non c’è nulla di polveroso o immobile. È come se la città avesse trovato il modo di dialogare con il presente, accogliendo il nuovo senza temere di rovinare l’antico.
È un messaggio chiaro, che arriva subito: non solo hotel o impianti sportivi pensati per i turisti, ma anche luoghi della comunità, come la Scuola di Musica, progettata dallo studio Carlana Mezzalira Pentimalli nel 2021. Una facciata in cemento rosso porfido, linee pulite, grandi finestre: una geometria moderna che però sembra respirare insieme alla città vecchia. Un cortile ampio e una piazza che diventano spazi condivisi, come se la musica fosse già fuori dalle aule, a disposizione di tutti.





La stessa sensibilità (il progetto è dello stesso studio) si ritrova nella nuova Biblioteca Civica, pensata come un “albero della cultura” che intreccia i suoi rami con gli edifici storici circostanti. O nel progetto della Tourist Info, dello studio MoDusArchitects ai quali era stato chiesto: il grande platano deve restare. La nuova struttura, infatti, si sviluppa abbracciando il vecchio albero. Non un dettaglio estetico, ma un gesto che racconta un modo di pensare: il passato – sia esso un albero, una facciata medievale o una locanda storica – non si cancella, ma rappresenta lo stimolo e il punto di partenza per disegnare il futuro.
Alla periferia nord, accanto al centro benessere Acquarena, altri due luoghi raccontano bene questo spirito: la palestra di arrampicata Vertikale, inaugurata nel 2012 e firmata dallo Studio Wolfgang Meraner. La sua facciata a più strati crea un effetto moiré che è quasi un gioco visivo: chi scala guarda il paesaggio, chi osserva da fuori intravede i movimenti degli atleti. È un’architettura che mette in scena lo sport, trasformandolo in parte del paesaggio urbano. E che già più di dieci anni fa aveva incorporato criteri di sostenibilità, con un concetto climatico pensato per ventilare e accumulare calore.
E, proprio lì accanto, l’Acquarena, con piscina, area wellness e spazi dedicati al relax, è stata rinnovata dallo studio Arch. Moser con un nuovo ingresso che accoglie cittadini e visitatori in un ambiente trasparente e aperto. Una porta urbana verso l’acqua e il benessere, che è diventata negli anni un punto di riferimento non solo per chi vive qui, ma anche per chi arriva da fuori in cerca di una pausa rinfrescante (Bressanone come Bolzano raggu diversa dalle solite passeggiate tra i vicoli).
Alla scoperta dell’architettura contemporanea non si può trascurare nemmeno la zona industriale a sud della città. Qui, già negli anni ’60, l’architetto Othmar Barth aveva firmato la sede della Durst, azienda che da Bressanone è arrivata a essere protagonista internazionale nei sistemi di stampa digitale. Nel 2019, lo studio Monovolume Architecture + Design ha ripensato e ampliato quella sede storica trasformandola in un landmark architettonico. Il vecchio edificio amministrativo è stato ristrutturato e collegato a una nuova torre di sei piani, con spazi per laboratori, esposizioni e un auditorium. La facciata, rivestita da un pattern che richiama i pixel digitali, diventa l’emblema visivo di un’azienda che unisce radici locali e respiro globale.






E poi ci sono gli alberghi e i ristoranti, che a Bressanone non sono semplici spazi per dormire o mangiare, ma piccole storie di trasformazione. Come il Fink Restaurant & Suites, che rielabora le ricette monastiche in un edificio medievale trasformato in un luogo elegante e contemporaneo. O l’Adler Historic Guesthouse, che propone una spa sul tetto, con vista sulle mura antiche, sui campanili e i tetti del centro. O ancora l’Hotel Badhaus, un progetto nel fitto tessuto urbano (dello studio BergMeisterWiolf), tra le case storiche di Bressanone, che si articola in una corte interna con l’obiettivo di rivalorizzare una parte del centro e renderla accessibile al pubblico.
Perfino il quartiere più antico, Stufles, ha accolto il nuovo con naturalezza: la residenza nobiliare Lasserhaus del XV secolo è oggi un Arthotel firmato Vudafieri Saverino Partners, dove il fascino delle mura si mescola all’arte contemporanea.
La sensazione che ho avuto in così poche ore a Bressanone è che la città intera non fosse in bilico tra passato e futuro, come spesso capita, ma ben collocata in quella precisa posizione che è il presente e che proprio qui (e ora) si trovi a proprio agio. Forse è questo il segreto: fare del dialogo tra antico e contemporaneo uno stile di vita urbano, un invito a vivere la città come un organismo che cambia, cresce, accoglie.
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Buongiorno Enrico, ha colto un aspetto interessante del tema a cui non avevo pensato. La mia sensazione, visitando Bressanone, è stata un immediato rimando alle città del Nord Europa, penso a Copenhagen prima di tutto, perché la conosco meglio, ma anche Oslo e tante altre, ovvero quella evidente cura degli spazi pubblici che nasce da progetti contemporanei, ma lungimiranti, dove il confine tra privato e pubblico quasi si dissolve e le opere del presente si confrontano con quelle del passato, senza rinnegarlo. Tornando alla Sua domanda, credo sicuramente che Scarpa abbian dimostrato come questa convivenza, tra linguaggio della tradizione e contemporaneità, sia possibile, anzi auspicabile grazie, nel caso dell’architetto veneziano, alla profonda conoscenza del territorio, della sua storia e dei materiali. Carlo Scarpa non ha mai smesso di sperimentare, di proporre dialoghi, tra epoche e culture, sempre con una grandissima attenzione ai dettagli e (questo penso sia fondamentale) senza superficialità. Un saluto e buona domenica.
Carlo Scarpa, secondo lei, può essere considerato un precursore di questo approccio?