Conflitto russo-ucraino
La Russia e quell’eterna partita a Risiko
«È molto difficile, se non impossibile, vincere una guerra senza attaccare il paese invasore», ha scritto ieri il presidente Donald Trump sulla piattaforma Truth Social commentando la guerra tra Ucraina e Russia. L’uomo che pensava di poter fermare le ostilità in un giorno comincia a farsi



«È molto difficile, se non impossibile, vincere una guerra senza attaccare il paese invasore», ha scritto ieri il presidente Donald Trump sulla piattaforma Truth Social commentando la guerra tra Ucraina e Russia. L’uomo che pensava di poter fermare le ostilità in un giorno comincia a farsi un’idea un po’ più precisa delle mille insidie, contraddizioni e asimmetrie che questo conflitto si porta dietro da più di una decade.
Quella che vede gli ucraini costretti a combattere senza rischiare d’innescare un’escalation (in pratica evitare che i russi abbiano la tentazione di usare armi atomiche) non è l’unica asimmetria che rende la soluzione di questa guerra un vero rompicapo. Come oramai è sempre più evidente è soprattutto la mentalità di Putin e la Russkij mir che la nutre e la sostiene a rappresentare l’ostacolo maggiore ad una soluzione di pace che gli ucraini e gli occidentali definiscono come “giusta”.
Chiunque voglia imbarcarsi in un negoziato con la Russia di Putin deve conoscere e dominare la dottrina Russkij mir che lo stesso Putin rese visibile chiaramente nel 2007, col suo intervento spartiacque a Monaco in cui respinse la possibilità di integrare la Russia all’Occidente.
Si tratta in estrema sintesi di un’ideologia che combina nazionalismo, ortodossia e nostalgia imperiale, usata come strumento di politica estera e legittimazione del potere. Una visione geopolitica che giustifica l’influenza (o il controllo) della Russia sugli spazi post-sovietici e anche oltre. Tutti coloro che hanno vissuto a contatto con questa dottrina mentale prim’ancora che politica la conoscono molto bene e sulla loro pelle. Chiedere a ucraini e georgiani, solo per fare due esempi.
Ecco che allora, se da un lato le cancellerie occidentali moltiplicano gli sforzi diplomatici per trovare una soluzione che garantisca la futura incolumità e autonomia dello stato ucraino, Mosca gioca una partita tutta diversa. Per la Russia i negoziati, i compromessi, i faticosi equilibri sono inutili orpelli di una perenne partita di Risiko su una mappa che non riconosce confini se non quelli decisi dalla forza.
Per il Cremlino, la guerra non è soltanto un conflitto armato: è uno strumento di pressione, un linguaggio che annichilisce la diplomazia, che ha l’obiettivo dichiarato di annichilirla. E quando le armi convenzionali non bastano, subentra la guerra ibrida.
Sul tabellone di questo Risiko permanente al posto dei carri armati fanno la loro comparsa i cyberattacchi, la disinformazione, le campagne di propaganda mirate a dividere le opinioni pubbliche e i governi. La logica è sempre la stessa: destabilizzare, influenzare, costringere gli avversari a giocare su un terreno minato a loro sfavorevole. Per la Russia non c’è nient’altro che questo nei rapporti con le altre nazioni.
L’Occidente, invece, appare diviso tra il desiderio e la necessità di sostenere l’Ucraina e quello di non alimentare ulteriormente l’escalation che è la costante minaccia evocata con scaltrezza dalla propaganda russa.
Tra il rischio di stanchezza interna — opinioni pubbliche impaurite e infiacchite da decenni di pace garantita dall’ombrello americano che faticano a reggere i costi economici del conflitto — con la consapevolezza che un cedimento significherebbe concedere a Mosca una vittoria non solo territoriale, ma soprattutto strategica.
La differenza sta tutta nell’evidenza che la Russia tratta la guerra come una partita senza regole, mentre le democrazie cercano disperatamente di salvarne almeno qualcuna affidandosi alla diplomazia e al negoziato.
Ma se la Russia vuole conquistare un territorio, se si ritiene legittimata a conquistare quel territorio sposterà i suoi carri armati ancor prima di gettare i dadi e, quando lo farà, userà dadi truccati. È il Risiko bellezza e se non lo capisci, considera la partita già persa.
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