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Oltre la retorica: cosa dicono i dati sull’immigrazione nel Regno Unito

Regno Unito

Oltre la retorica: cosa dicono i dati sull’immigrazione nel Regno Unito

Quanto c'è di spontaneo nelle proteste contro gli hotel dove sono alloggiati gli immigrati clandestini e quanto è il risultato di una narrazione costruita ad arte?  A partire da un problema reale – l’immigrazione – si è creata l’illusione che il vero nodo sia quella illegale.

Alessandra Libutti05/09/2025Aggiornato 04/09/20253 min lettura657 parole
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Quanto c’è di spontaneo nelle proteste contro gli hotel dove sono alloggiati gli immigrati clandestini e quanto è il risultato di una narrazione costruita ad arte? 

A partire da un problema reale – l’immigrazione – si è creata l’illusione che il vero nodo sia quella illegale. Ma basta guardare i dati per capire che non è così.

Durante il primo anno di amministrazione laburista, nel Regno Unito gli immigrati clandestini sono stati circa 50 mila, a fronte di un’immigrazione regolare di 431 mila persone. L’immigrazione illegale rappresenta dunque una frazione di quella complessiva. Un problema certo, ma non tale da giustificare una crisi nazionale, soprattutto considerando che circa il 20% è già stato rimpatriato.

E allora, è l’immigrazione regolare il problema? Neanche, perché dei 431 mila ingressi con visto, circa 100 mila sono studenti che tengono in piedi il sistema universitario britannico; circa 200 mila sono operatori qualificati. Atri circa 100 mila sono impiegati in settori come agricoltura, sanità e ospitalità. I rimanenti sono familiari e aventi diritto di asilo. 

In breve, un’eccessiva diminuzione dei flussi metterebbe in crisi i settori agricoli e alberghieri; farebbe chiudere gli ospedali e manderebbe in bancarotta le università.

La strada per ridurre l’immigrazione parte dalla formazione. Perché finché non ci saranno abbastanza infermieri, tecnici, insegnanti, e agricoltori nel Regno Unito, quei posti continueranno a essere coperti da chi arriva da fuori. Ed è proprio la direzione scelta da Keir Starmer, che intende rompere la dipendenza strutturale dall’immigrazione investendo nella formazione e la creazione di apprendistati. 

Va anche tenuto conto che in termini assoluti, nell’ultimo anno l’immigrazione è diminuita del 35%, passando da 672 mila ingressi durante il governo conservatore di Rishi Sunak a 431 mila durante Starmer. 

Resta il nodo degli hotel per i migranti irregolari, un’eredità dei governi precedenti. Chiuderli senza alternative significherebbe lasciare per strada 32 mila persone in attesa di asilo, bloccate da iter che durano oltre un anno. Per sbloccare il sistema, Starmer propone una riforma: una commissione di giudici professionisti al posto dei tribunali di primo grado, con l’obiettivo di accelerare le decisioni e ridurre la pressione sull’accoglienza.

Intanto la Corte d’Appello ha annullato la decisione del tribunale di primo grado che aveva vietato l’uso dell’hotel Bell per ospitare richiedenti asilo, spiegando che la chiusura di un sito di accoglienza comporta la necessità di trovare capienza altrove nel sistema.

C’è poi stata la sospensione di  Paul Bean, consigliere appena eletto per Reform Uk nella contea di Durham, che lavorava anche al Ministero dell’Interno, impiegato nell’elaborazione delle richieste d’asilo: un ruolo che richiede neutralità, ma dai suoi social sono emersi post politicamente orientati e con falsi dati sull’immigrazione.

Come avvenne durante i tumulti dell’estate scorsa, anche oggi l’estrema destra non sceglie la strada dell’analisi dei dati, della comprensione dei problemi o della consapevolezza delle politiche in atto. Sceglie invece di alimentare paure, distorcere la realtà, trasformare situazioni complesse in slogan incendiari.

L’immigrazione ha criticità, ma parlare di “invasioni” e “hotel di lusso” serve solo a distrarre dai veri problemi: la carenza di formazione, l’eredità lasciata dai governi precedenti, la lentezza dell’apparato burocratico. È su questi nodi che l’attuale governo sta tentando di intervenire, ma a chi punta al consenso costruito sul risentimento, non interessano le soluzioni. Si nutre di malcontento. 


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2 pensieri su “Oltre la retorica: cosa dicono i dati sull’immigrazione nel Regno Unito

  1. Maria Nadia dice:

    Grazie di questa informazione corretta e documentata.
    È difficile orientarsi nella giungla dei post social.
    Penso tuttavia che bisognerebbe incidere in qualche modo sul diritto di ricongiungimento.
    Il problema fondamentale è che gli immigrati islamici fanno molti più figli degli autoctoni e le seconde generazioni tendono a rifiutare l’integrazione.
    Purtroppo l’eventualità di una sostituzione etnica non è se succederà, ma quando.
    Grazie.

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