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Il vero divario della modernità è quello tra chi sa e chi non sa

Politica italiana

Il vero divario della modernità è quello tra chi sa e chi non sa

Come nel passato quelli che non sapevano leggere e scrivere erano alla mercé degli istruiti, bisogna imparare a pensare per non essere sudditi del pensiero degli altri. Imparare a valutare per non essere soltanto oggetto di valutazione. Imparare a calcolare per non essere soltanto calcolati da

Michele Magno19/09/2025Aggiornato 19/09/20252 min lettura338 parole

Come nel passato quelli che non sapevano leggere e scrivere erano alla mercé degli istruiti, bisogna imparare a pensare per non essere sudditi del pensiero degli altri. Imparare a valutare per non essere soltanto oggetto di valutazione. Imparare a calcolare per non essere soltanto calcolati da Google, Facebook, Amazon, Microsoft, Apple.

Imparare a prevedere per non essere soltanto strumento della previsione degli algoritmi. Imparare a immaginare il futuro per evitare che per noi lo immagini soltanto l’intelligenza artificiale.

In altre parole, viviamo in un tempo in cui il sol dell’avvenire è sempre più digitale e non scalderà tutti allo stesso modo. Tuttavia, ancora oggi sono molti gli italiani, e quanti li rappresentano nelle istituzioni della sovranità popolare, che non sembrano comprendere questa inedita realtà.

Realtà che non viene insegnata nelle scuole, sebbene riempia ormai le giornate degli studenti. Giovani che tra qualche anno saranno lavoratori e cittadini adulti in un secolo ormai plasmato dalle “macchine che obbediscono ai bit senza peso”, come scriveva profeticamente nel 1985 Italo Calvino nella prima delle sue “Lezioni americane”.

Purtroppo, nei discorsi della sinistra “egualitaria” abbondano le denunce del crescente divario tra chi ha e chi non ha, ma scarseggiano le denunce del divario forse più regressivo di tutti, ovvero quello tra chi sa e chi non sa. Eppure quest’ultimo, in fondo, è alla radice delle stesse diseguaglianze sociali.

Dedico questa minuscola riflessione a Elly Schlein.


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2 pensieri su “Il vero divario della modernità è quello tra chi sa e chi non sa

  1. ginocd41a7e1641 dice:

    minuscola? nel quinquennio 1985/1990 vidi arrivare quel divario. Tornai a scuola. Cioè chiesi ad un professore universitario, direttore di un Centro di Calcolo presso una Università, di …”prendermi a lezione”. Mi consentì l’accesso ai suoi corsi, negli ultimi banchi, e cominciai a capire di UNIX, il linguaggio del nascente internet. Nel 1989 il primo pc IBM comprensivo di un modesto programma di elaborazione mi costò 20 milioni di lire (presi a prestito in banca, ed erano i tempi Amato e Ciampi). Una utilitaria ne costava 12. Mai soldi furono meglio spesi.

  2. Tullio Della Seta dice:

    Apprezzo in modo particolare le riflessioni brevi, le pillole come le chiamava il grande Piero Angela. La dedica mi trova d’accordo al 100%100.

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