Medioriente
Le esecuzioni di Hamas per dimostrare che ha ancora il controllo di Gaza
Assassinati a sangue freddo da Hamas, poiché accusati di “collaborare con Israele”: è quello che è successo a tre palestinesi gazawi domenica 21 settembre, mentre si intensificano gli scontri nella Striscia. Come ha riportato il sito di notizie israeliano Ynetnews i tre uomini, i cui occhi



Assassinati a sangue freddo da Hamas, poiché accusati di “collaborare con Israele”: è quello che è successo a tre palestinesi gazawi domenica 21 settembre, mentre si intensificano gli scontri nella Striscia.
Come ha riportato il sito di notizie israeliano Ynetnews i tre uomini, i cui occhi erano bendati, sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco da una distanza ravvicinata nel centro di Gaza City davanti ad una grande folla, tra cui molti giovani sostenitori del movimento islamista. Secondo quanto riferito dai testimoni oculari, gli spettatori hanno applaudito e gridato “Allahu akbar”. Un foglio appeso su uno dei corpi recava il seguente messaggio: “Mercenari venduti, è tempo di tagliare le vostre teste”.
Con queste esecuzioni sommarie, Hamas intendeva inviare il messaggio che esercita ancora la sua autorità su Gaza, e sarebbe in grado di individuare presunte spie israeliane. Il gruppo ha affermato che le esecuzioni fanno parte di sforzi più ampi per smascherare presunte reti di intelligence che lavorano per Israele e per scoraggiare potenziali collaboratori facendo rispettare la disciplina.
Una fonte di Hamas ha dichiarato in un comunicato che altri cinque sospettati si erano arresi nelle ultime 72 ore; le loro forze di sicurezza li stavano detenendo, interrogandoli e preparandone alcuni per “reintegrarli nella società”, ha aggiunto la fonte.
Le esecuzioni sono avvenute poche ore dopo che Regno Unito, Canada e Australia hanno annunciato il riconoscimento ufficiale di uno Stato palestinese, mosse che tuttavia hanno suscitato reazioni contrastanti a Gaza. Hamas ha dichiarato che i riconoscimenti sarebbero un passo importante, ma ha anche aggiunto che, secondo loro, devono essere seguiti da misure pratiche come la fine immediata della guerra, la fine dei piani per gli insediamenti e l’annessione della Cisgiordania, un embargo internazionale contro Israele e il deferimento dei leader israeliani presso i tribunali internazionali.
Nello stesso giorno, l’IDF ha dichiarato di aver schierato la 36° Brigata a Gaza City, dopo due settimane di preparativi. Le nuove forze sul campo, hanno detto i militari israeliani, starebbero operando contro le roccaforti di Hamas a Gaza City assieme alla 98° e alla 162° Brigata. Fino a quel momento, secondo l’IDF, più di 550.000 civili gazawi sarebbero stati evacuati da Gaza City in direzione sud.
In una dichiarazione indirizzata ai media stranieri, il portavoce dell’IDF e Brigadiere Generale Efi Defrin ha accusato Hamas di sfruttare la propria popolazione e di voler prolungare la guerra. “Questa strategia non avrà successo. Non abbiamo altra scelta che combattere per il nostro futuro”, ha detto, aggiungendo che le forze di difesa israeliane stanno concentrando le operazioni sui bastioni centrali di Hamas “e stanno combattendo sia in superficie che sottoterra”.
Defrin ha anche accusato Hamas di impedire con la violenza ai civili di evacuare le zone di combattimento, e che il gruppo “non protegge i residenti di Gaza — li sacrifica”. Ha inoltre aggiunto che le forze di difesa israeliane stanno lavorando 24 ore su 24 per riportare a casa gli ostaggi, distruggere i tunnel dove si nascondono i terroristi di Hamas e rendere l’area più sicura per tutti.
L’episodio di domenica non è il primo di questo genere che si verifica dall’inizio di quest’anno: a maggio, la CNN ha riportato che Hamas aveva giustiziato sei palestinesi e aveva sparato alle gambe di altri tredici, con l’accusa di aver saccheggiato aiuti umanitari.
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Quando le informazioni aggiuntive sono quelle che fanno cascare l’asino: a chi mai potrebbe venire in mente di arrendersi sapendo che si verrebbe automaticamente giustiziati (e nessuno può escludere che prima dell’esecuzione pubblica ci siano state le torture private)?
Molto probabilmente non avevano più nessuna via di fuga o scappatoia per sfuggire alle forze di Hamas. L’alternativa è il suicidio in certi casi.
Dal momento che hanno deciso – vero o falso che sia – che sono una collaboratrice di Israele, so automaticamente che se non mi arrendo mi ammazzano e se mi arrendo mi ammazzano. Se così stanno le cose, che motivo potrei mai avere per arrendermi? Ovviamente nessuno. Quindi se hanno avuto bisogno di inventarsi la favoletta della resa, è evidente che hanno inventato anche la storia del collaborazionismo. Del resto quella del collaborazionismo è da sempre la scusa abituale quando vogliono eliminare qualche oppositore o qualche personaggio che dà fastidio.
Negli scioperi e nelle manifestazioni per Gaza, riusciranno gli organizzatori a chiedere diritti e processi equi per i detenuti da Hamas?
E’ una battaglia in cui tutti dovrebbero trovarsi d’accordo, in teoria.