Politica italiana
La “Gazawood” di Massimo D’Alema
Durante una recente intervista, Massimo D’Alema si è esibito in una spettacolare rassegna di luoghi comuni stile “Gazawood” sul conflitto nella Striscia. Dall’amico Mustafa Barghuthi, descritto da D’Alema come il leader di un movimento “non violento” alle fake news sui cani addestrati da Israele per azzannare


Durante una recente intervista, Massimo D’Alema si è esibito in una spettacolare rassegna di luoghi comuni stile “Gazawood” sul conflitto nella Striscia. Dall’amico Mustafa Barghuthi, descritto da D’Alema come il leader di un movimento “non violento” alle fake news sui cani addestrati da Israele per azzannare le donne palestinesi, fino a una una personalissima rappresentazione del presunto “genocidio”. Un video appuntito di Iuri Maria Prado sulle divagazioni dell’ex presidente del Consiglio.
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E poi c’è un altro elemento interesssnte in quello che ha detto D’Alema: che Bargouthi poteva mandare, dalle felici carceri israeliane, messaggi whattsapp a D’Alema, sostenitore di flottiglie e manifestazione antiisraeliane, senza che i carcerieri israeliani vi trovassero nulla di strano. Dal che si può evincere che, secondo d’Alema, le carceri israeliane sono le più tolleranti e liberali del mondo.
Dato che, a quanto vedo, lei non ama il turpiloquio, mi limiterò a dire che il signor D’Alema è fallocefalo.
Quando gestivo HonestReportingItalia gli ho dedicato un comunicato con tutte le sue recenti (all’epoca) citazioni sul tema: di quelle famose cose che voi umani neanche con mezzo etto di acidi.