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I cristiani e la pace

Conflitto russo-ucraino

I cristiani e la pace

di Michele Magno Nell’ottobre del 1939, Emmanuel Mounier pubblicò sulla rivista "Esprit" un saggio intitolato “Les Chrétiens devant le problème de la paix”. Edito per la prima volta in Italia nel 1958, è stato ristampato da Castelvecchi ("I cristiani e la pace", Prefazione di Stefano Ceccanti,

InOltre25/03/2024Aggiornato 04/04/20242 min lettura345 parole

di Michele Magno

Nell’ottobre del 1939, Emmanuel Mounier pubblicò sulla rivista “Esprit” un saggio intitolato “Les Chrétiens devant le problème de la paix”. Edito per la prima volta in Italia nel 1958, è stato ristampato da Castelvecchi (“I cristiani e la pace”, Prefazione di Stefano Ceccanti, Introduzione di Giancarlo Galeazzi, 2022). Merita di essere riepilogato brevemente il suo contesto, perché “de nobis fabula narratur”.

Il 29 settembre 1938 Hitler incontrò a Monaco il premier inglese Neville Chamberlain, il Primo ministro francese Édouard Daladier e Benito Mussolini. Il mattino seguente firmarono un accordo che permetteva all’esercito tedesco di completare l’occupazione della regione dei Sudeti. Gran Bretagna e Francia comunicarono al governo cecoslovacco che poteva resistere da solo all’invasione nazista o arrendersi e accettare l’accordo. Abbandonata dai suoi alleati, la Cecoslovacchia gettò la spugna rapidamente. Al loro ritorno in patria, Chamberlain e Daladier furono accolti da folle esultanti, convinte che era stato evitato un conflitto militare disastroso con il Terzo Reich e di avere placato le sue ambizioni egemoniche in Europa. Nel marzo del 1939 Hitler ruppe l’accordo annettendosi l’intera Boemia e la Moravia. 

  Con una palese allusione al “tradimento di Monaco”, il filosofo fondatore del “personalismo” scrive: “Questo pacifismo, nel settembre del 1938 non aveva a cuore la giustizia dei Sudeti, né quella dei Cechi, né quella dei Trattati, né quella delle loro vittime, né l’ingiustizia della guerra, ma aveva una sola ossessione: che non si interrompessero i suoi sogni di pensionato. […] La pace è compromessa non solo dai guerrafondai ma anche dagli imbelli […]. E’ forse questo il comportamento che si addice ai fedeli di una religione la cui pietra angolare è costituita da un Dio fattosi uomo sulla terra?”.

Sono parole nobili, espressione di un “realismo cristiano” sideralmente distante dal realismo politico esibito in fantasiosi piani di pace da taluni maître à penser domestici. Per uno dei tanti paradossi di cui è piena la nostra storia repubblicana, è toccato a una donna postfascista sottolineare che “sbaglia chi crede sia possibile barattare la libertà dell’Ucraina con la nostra tranquillità” (Giorgia Meloni, discorso d’insediamento alle Camere).

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