\n\n\n\n\n\n

Contro l’impostura. Il diritto internazionale non è lo stato di diritto del mondo

Iran

Contro l’impostura. Il diritto internazionale non è lo stato di diritto del mondo

Nel dibattito italiano sulla guerra e sulle crisi internazionali il diritto internazionale viene spesso invocato come se fosse l’equivalente globale dello stato di diritto. Ma la storia mostra qualcosa di diverso: spesso la legalità tra Stati non limita l’arbitrio, lo copre. E talvolta è proprio la

Carmelo Palma14/03/2026Aggiornato 13/03/20265 min lettura1.026 parole
Anteprima

Nel dibattito italiano sulla guerra e sulle crisi internazionali il diritto internazionale viene spesso invocato come se fosse l’equivalente globale dello stato di diritto. Ma la storia mostra qualcosa di diverso: spesso la legalità tra Stati non limita l’arbitrio, lo copre. E talvolta è proprio la sua violazione ad aver impedito tragedie peggiori.

Dopo l’attacco israelo-americano all’Iran, l’opposizione del Campo Largo ha condannato l’operazione in base all’argomento secondo il quale la violazione del diritto internazionale rappresenta, di per sé, una forma di irreparabile violenza politica.

Questo argomento presuppone la sostanziale coincidenza tra l’ordinamento giuridico che disciplina i rapporti tra gli Stati e una sorta di “stato di diritto globale”, a tutela delle libertà fondamentali della persona umana, in ogni tempo e in ogni luogo.

Il che rappresenta nella migliore delle ipotesi un’illusione e nella peggiore un’impostura, perché non c’è niente di più affaristicamente relativo – e di più dipendente dalle soperchierie implicite nelle disuguali relazioni tra i deboli e i forti – della forma che nella storia, presente compreso, hanno assunto le relazioni tra gli Stati.

Vale la pena di approfondire brevemente questo equivoco, che intossica la discussione pubblica, facendolo del tutto a prescindere dalla valutazione sulle finalità e conseguenze dell’operazione in Iran, su cui ho un giudizio del tutto coincidente con quello di Alessandra Libutti.

Per quello che mi riguarda, l’intervento americano ha motivazioni del tutto diverse da quelle dichiarate: non di sostegno alla difesa di Israele e di repressione della destabilizzazione regionale da parte dell’Iran, ma di allargamento del controllo (o del sabotaggio) delle leve energetiche dell’economia globale e di progressiva “venezualizzazione” dei gangli degli equilibri strategici internazionali, in funzione non solo anti-cinese, ma anti-europea e, sempre e in ogni caso, pro-russa.

Quindi – spero si capisca – non scrivo pro Trump, ma contro l’idea politicamente burocratica e intellettualmente conformistica, che sento ripetere da quand’ero ragazzino, dell’inerzia onusiana e dell’azzeccagarbuglismo diplomatico come sostanza della pace nel mondo.

Peraltro in Italia non è solo la sinistra, ma pure la destra a considerare la legalità internazionale un superiore crisma di giustizia e ogni vera o presunta violazione di questa legalità una buona ragione per dissociarsi da qualunque responsabilità rispetto a guerre, aggressioni e conflitti, quando non per denunciare il “crimine” di qualunque intervento, fosse pure umanitario, privo del timbro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Per il Governo Meloni ammettere che l’intervento americano era “fuori dal diritto internazionale” è stato ad esempio l’alibi per dire che l’Italia ne sarebbe rimasta fuori, in equilibrio precario tra il “non condivido” e il “non condanno”. Cioè per rifiutare qualunque responsabilità politica.

Sempre in ossequio al diritto internazionale l’Italia dal 2022 impedisce di usare le (pochissime) armi che fornisce all’Ucraina sul territorio russo e quindi costringe gli ucraini ad aspettare che i droni e i missili passino loro sulla testa, per provare a fermarli. Perché, appunto, per il diritto internazionale il confine della Russia è più inviolabile della vita dei bambini ammazzati negli asili di Kharkiv.

Come molti ricorderanno, tra la metà e la fine degli anni ’90 nella ex Jugoslavia la legalità internazionale impedì di scongiurare il genocidio dei musulmani bosniaci e, per lungo periodo, di frenare l’imperialismo serbo in tutti i territori affrancatisi da Belgrado dopo il crollo dell’esperimento titino.

Quando una delegazione di parlamentari europei, tra cui Alex Langer e Marco Pannella, pochi giorni prima del massacro di Srebrenica, incontrò Chirac e lo implorò di sostenere un intervento di Paesi europei per liberare Sarajevo, dopo tre anni di corriva e inutile neutralità, il presidente francese spiegò loro che “sì, liberare Sarajevo dall’assedio è una priorità, ma non esistono buoni e cattivi, e non bisogna fare la guerra”.

Fu invece una clamorosa violazione della legalità internazionale – l’Operazione Allied Force della Nato, contro la paralisi imposta dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – a impedire nel 1999 che i musulmani kosovari finissero come quelli bosniaci e che Milosevic consumasse nel loro sangue la vendetta per la sconfitta di Kosovo Polje del 1389.

Dopo quell’operazione, la dottrina internazionalistica iniziò a qualificare questo tipo di interventi come illegali, ma non illegittimi, perché era vero che si era trattato di un uso della forza militare fuori dai casi consentiti dal diritto positivo – autodifesa oppure autorizzazione da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu – ma pur sempre di un’azione finalizzata a un obiettivo di diritto, cioè impedire lo sterminio della popolazione civile, senza vere alternative pratiche.

Approfondire la questione porterebbe molto lontano: ad esempio a riconoscere che il diritto penale internazionale, che prese avvio proprio nello scenario ex jugoslavo, nasce a valle di questa evidenza. Il diritto internazionale è per lo più, come il patriottismo, il rifugio delle canaglie.

Sarebbe già però molto utile accettare il punto di partenza di questo discorso: che il diritto internazionale spesso non è l’argine dell’arbitrio, ma il lasciapassare per l’orrore e che il feticcio della legalità, altrettanto spesso, è l’altra faccia dell’oltraggio al diritto e ai diritti.


Inserisci la tua mail per non perdere nessuno dei contenuti di InOltre. Ogni volta che pubblicheremo qualcosa sarete i primi a saperlo.

*Iscrivendoti alla nostra newsletter accetti la nostra privacy policy



Iscriviti al Club InOltre

Il Club InOltre nasce per creare una community tra chi InOltre lo scrive, chi lo legge e chi lo sostiene.  È il desiderio di creare punti di incontro digitali e, quando possibile, anche fisici – dove scambiarsi idee, discutere, conoscersi da vicino.

Un Club che unisce tutti quelli che contribuiscono alla buona riuscita d’InOltre e al suo successo.


InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice Iban: IT55A0306909606100000404908

Supporto editoriale

Sostieni questo progetto editoriale

Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico oppure scegliendo una delle opzioni di donazione disponibili. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice IBAN: IT55A0306909606100000404908

PayPalOffrici un caffèDona con Satispay

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *