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A proposito del “ddl contro l’antisemitismo” è bene riordinare i fatti

Antisemitismo

A proposito del “ddl contro l’antisemitismo” è bene riordinare i fatti

Il dibattito sul ddl contro l’antisemitismo si muove tra interpretazioni diverse e spesso contrastanti. Il testo, tuttavia, non introduce nuovi reati né limita la libertà di espressione: si inserisce piuttosto nel solco di una definizione già adottata dall’Italia, con finalità operative circoscritte. Quel testo, recante “Disposizioni

Iuri Maria Prado08/04/2026Aggiornato 08/04/20264 min lettura749 parole
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Il dibattito sul ddl contro l’antisemitismo si muove tra interpretazioni diverse e spesso contrastanti. Il testo, tuttavia, non introduce nuovi reati né limita la libertà di espressione: si inserisce piuttosto nel solco di una definizione già adottata dall’Italia, con finalità operative circoscritte.


Quel testo, recante “Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo”, ha finalità, contenuti e dispositivi di attuazione ben più limitati rispetto a quelli di cui si vagheggia da parte dei sostenitori, da un lato, e dei quali ci si indigna da parte di chi lo avversa, dall’altro.

In buona sostanza, il testo uscito dal Senato – abbondantemente svuotato durante l’iter di discussione e approvazione – si limita a fare applicazione, in pochi, blandi e modesti campi di intervento, della definizione di antisemitismo approntata ormai parecchi anni fa dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA).

Una definizione che non è “introdotta” nel nostro ordinamento da quel disegno di legge per una ragione molto semplice, e cioè perché il nostro ordinamento l’ha già adottata da tempo.

L’Italia, infatti, ha già reso propria la definizione di antisemitismo approntata da IHRA. Lo ha fatto, in particolare, nel quadro dell’attuazione della Strategia nazionale di lotta all’antisemitismo approvata dal Consiglio dei ministri in data 17 gennaio 2020, così conformandosi alla risoluzione sulla lotta contro l’antisemitismo adottata dal Parlamento europeo il 1° giugno 2017 e alle conclusioni del Consiglio europeo del 13-14 dicembre 2018.

Il c.d. ddl contro l’antisemitismo, dunque, non introduce un bel nulla: semmai adotta una definizione già adottata dall’Italia, e lo fa al fine di adibirla a criterio di riferimento in alcuni settori di intervento (monitoraggio del fenomeno antisemita, campagne informative, attività di ricerca nel sistema educativo e universitario, aggiornamento delle forze dell’ordine, eccetera).

Tanto meno il provvedimento introduce qualsiasi figura di illecito. I comportamenti ipoteticamente rientranti nel perimetro della definizione di IHRA possono essere, o no, in violazione della legge e dar luogo, o no, a responsabilità civile o penale. Ma questo sia prima che dopo l’approvazione di questo testo: e cioè indipendentemente da quel testo, che non mette becco in materia.

Argomentare, dunque, che questa legge (se ne vedrà la sorte alla Camera) “punisca” o anche solo sanzioni alcunché è semplicemente falso.

Tanto meno, ancora, l’inesistente apparato punitivo o sanzionatorio di questo testo interviene – come invece, falsamente, si racconta – sul regime della libertà di manifestazione del pensiero o sul diritto di “criticare Israele”.

La realtà è che di questo disegno di legge si è detto parecchio, e parecchio a sproposito, ora da parte di quelli che semplicemente non ne conoscono il contenuto, ora da parte di quelli cui in effetti non va bene perché sotto l’ombrello di quella rubrica (“criticare Israele”) pretendono che vada a proteggersi ben altro.

Per esempio gli striscioni inneggianti alla globalizzazione dell’Intifada. Per esempio i comizi a celebrazione della “resistenza del 7 ottobre”. Per esempio la cacciata di un professore ebreo colpevole (come pressoché tutti gli israeliani) di aver servito nell’esercito. Per esempio i fischi contro gli atleti israeliani.

Per esempio l’aggressione – al grido di “assassini, figli di puttana” – di un bambino e di un anziano davanti a una scuola ebraica. Per esempio le folle che molestano i turisti israeliani quando fanno scalo in un aeroporto.

Tutte “critiche a Israele”, secondo l’impostazione di chi avversa questo disegno di legge.


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