\n\n\n\n\n\n

L’OPEC un’altra vittima collaterale del conflitto in Iran?

Medioriente

L’OPEC un’altra vittima collaterale del conflitto in Iran?

Il conflitto con l’Iran non scuote solo rotte, mercati e alleanze: mette alla prova anche l’architettura del petrolio mondiale. L’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’OPEC e dall’OPEC+ segnala una frattura più profonda: nel Golfo, la disciplina del cartello cede il passo alla sovranità energetica. Tra le

Giulio Massa29/04/2026Aggiornato 29/04/20264 min lettura803 parole
Anteprima

Il conflitto con l’Iran non scuote solo rotte, mercati e alleanze: mette alla prova anche l’architettura del petrolio mondiale. L’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’OPEC e dall’OPEC+ segnala una frattura più profonda: nel Golfo, la disciplina del cartello cede il passo alla sovranità energetica.


Tra le vittime collaterali del conflitto in Iran dovremo alla fine annoverare pure l’OPEC? L’uscita dall’organizzazione e dall’OPEC+, annunciata ieri dagli Emirati Arabi Uniti, rappresenta molto più di una scelta energetica: è il segnale di una ridefinizione profonda degli equilibri politici e strategici del Golfo.

In un momento in cui il mercato petrolifero globale è già destabilizzato dalla guerra con l’Iran e dalla fragilità delle rotte di esportazione, uno dei produttori più forti decide di sottrarsi alla disciplina collettiva per privilegiare libertà di manovra e interesse nazionale.

Il cartello perde peso

Il cartello, già indebolito negli ultimi anni dalla crescita del petrolio americano e da tensioni interne sempre più evidenti, perde così uno dei suoi membri più importanti: non solo per i volumi prodotti, ma soprattutto per la capacità inutilizzata, ossia quella che consente di intervenire rapidamente sugli shock di offerta e quindi di influenzare i prezzi.

Senza il contributo emiratino in tal senso, il potere dell’organizzazione si restringe ulteriormente e cresce il rischio che altri Paesi seguano la stessa strada, stanchi del predominio saudita.

La scelta di Abu Dhabi

Per Abu Dhabi, invece, la scelta appare razionale. Le quote imposte limitavano un Paese che da tempo investe per aumentare la propria capacità produttiva, da altrettanto tempo è insofferente ai limiti impostigli e oggi può permettersi di produrre di più a costi relativamente bassi.

Inoltre, la vulnerabilità dello Stretto di Hormuz ha trasformato la sicurezza energetica in una priorità assoluta: poter esportare senza dipendere da un passaggio marittimo esposto alle minacce iraniane, come gli Emirati possono fare per oltre la metà delle loro esportazioni, diventa essenziale tanto quanto estrarre più greggio.

La guerra come acceleratore

La guerra ha accelerato questo processo. Gli attacchi iraniani subiti da Abu Dhabi, la sensazione di scarsa solidarietà da parte di alcuni partner arabi e il danno economico provocato dal crollo del turismo hanno rafforzato la convinzione che affidarsi a vecchie alleanze non basti più.

Il petrolio torna così a essere non solo una risorsa economica, ma anche una garanzia di stabilità interna e di autonomia strategica.

Una rottura simbolica e concreta

Dietro la decisione emerge quindi una logica precisa: meno vincoli multilaterali, più indipendenza geopolitica, maggiore vicinanza agli Stati Uniti e una politica energetica costruita sulle proprie esigenze, non su quelle del cartello.

È una rottura simbolica e concreta insieme, perché fa venire meno uno dei pilastri storici dell’OPEC proprio mentre il gruppo avrebbe avuto più bisogno di compattezza.

Il fatto che il mercato petrolifero abbia reagito con relativa calma non riduce la portata dell’evento: il problema non è il prezzo immediato del barile, ma la perdita di credibilità di un’organizzazione che per decenni ha rappresentato il centro di gravità del petrolio mondiale.

Se anche i produttori più forti iniziano a preferire la sovranità alla disciplina comune, il vero interrogativo non riguarda più solo la capacità dell’OPEC di guidare il mercato, ma la sua capacità di restare davvero indispensabile.

È ben vero che l’abbandono, negli ultimi anni, da parte di diversi Paesi ha prodotto una ricchissima serie di annunci di morte dell’OPEC rivelatisi fortemente esagerati.

Ma, come scrive Javier Blas su Bloomberg, “gli Emirati sono su un altro livello: sono un Paese con ambizioni di aumentare significativamente la produzione di petrolio, possiedono le risorse geologiche per sostenerle e, soprattutto, dispongono del capitale necessario per trasformare queste ambizioni in realtà”.

Il sovranismo è arrivato sul Golfo e può riservare grandi sorprese.


Inserisci la tua mail per non perdere nessuno dei contenuti di InOltre. Ogni volta che pubblicheremo qualcosa sarete i primi a saperlo.

*Iscrivendoti alla nostra newsletter accetti la nostra privacy policy



Iscriviti al Club InOltre

Il Club InOltre nasce per creare una community tra chi InOltre lo scrive, chi lo legge e chi lo sostiene.  È il desiderio di creare punti di incontro digitali e, quando possibile, anche fisici – dove scambiarsi idee, discutere, conoscersi da vicino.

Un Club che unisce tutti quelli che contribuiscono alla buona riuscita d’InOltre e al suo successo.


InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice Iban: IT55A0306909606100000404908

Supporto editoriale

Sostieni questo progetto editoriale

Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico oppure scegliendo una delle opzioni di donazione disponibili. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice IBAN: IT55A0306909606100000404908

PayPalOffrici un caffèDona con Satispay

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *