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L’ipocrisia sull’odio e la doppia misura europea

Antisemitismo

L’ipocrisia sull’odio e la doppia misura europea

La violenza viene raccontata in modo diverso a seconda dell’identità di chi la compie. Quando l’autore è ebreo, la responsabilità diventa collettiva; quando è musulmano, tutto si restringe al disagio individuale. È questa doppia misura a rendere il clima europeo sempre più inquietante. Sto diventando intollerante

Barbara Dalle Fratte20/05/2026Aggiornato 19/05/20264 min lettura699 parole

La violenza viene raccontata in modo diverso a seconda dell’identità di chi la compie. Quando l’autore è ebreo, la responsabilità diventa collettiva; quando è musulmano, tutto si restringe al disagio individuale. È questa doppia misura a rendere il clima europeo sempre più inquietante.


Sto diventando intollerante all’ipocrisia. Non lo sono mai stata particolarmente, ma sto notando che ormai è diventata usanza comune.

Le notizie dell’attentato di sabato a Modena mi lasciano perplessa, stupita e preoccupata. Stupita non tanto per il fatto in sé, che è terribile, ma per come ce lo stanno raccontando.

Appena uscita la notizia, la mia bolla di X si chiedeva quanto tempo ci sarebbe voluto per leggere che era malato di mente. Poche ore e, olè, malato di mente.

Tutti a sottolineare che è italiano e che è laureato. Motivazione del gesto? È stato bullizzato e aveva problemi mentali. Come tutti gli attentatori degli ultimi anni che hanno usato un’auto per investire passanti e poi il coltello nella fuga.

Subito si è fatta una manifestazione contro l’odio e si è imposto di non strumentalizzare. E potrei anche essere d’accordo: l’odio non porta mai a cose belle.

Però…

Sono due anni e mezzo che sui giornali e sui social l’odio gira bene e nessuno fa una piega. Per non parlare delle nostre piazze.

Ci ricordiamo tutti come è stato criminalizzato il ragazzo ebreo che ha sparato pallini di gomma senza ferire gravemente nessuno. Ricordiamo politici e giornalisti parlare di criminale appartenente alla comunità ebraica, gli articoli dove si affermava falsamente che appartenesse alla Brigata ebraica e quelli dove era indicato addirittura il piano in cui risiedeva.

Sono usciti poi articoli dove si parlava di gruppi di estrema destra composti da ebrei e di come fossero diventati pericolosi. Lì gli appelli a non strumentalizzare non sono arrivati. Anzi, come ho scritto, politici e giornalisti hanno mescolato bene fango e odio.

Anche gli articoli su ebrei che rompevano statue sono diventati argomenti per molti, dimenticando che, ok, il simbolo di una statua religiosa, ma investire persone mi sembra un po’ più grave.

Invece no: l’ebreo è subito incolpato, messo alla gogna pubblica e la comunità è responsabile dei suoi gesti. L’ebreo è ebreo, non italiano.

Poi l’ennesimo musulmano tenta una strage e l’odio non va più bene: bisogna scindere l’uno dai tutti, non è un attentato, è solo pazzo.

Che poi abbia scritto mail dove insultava i cristiani e il loro Dio è solo un dettaglio trascurabile.

In tutto questo le vittime non sono importanti, non importa che abbiano la vita distrutta: bisogna dimostrare che noi non si odia. O meglio, che non si odiano i musulmani, perché se è un ebreo…

Ecco, a me questo stupisce e preoccupa.

Stupisce perché penso che sia da imbecilli non chiamare le cose col loro nome e fare finta che un attentato non sia un attentato.

Preoccupa perché la caccia all’ebreo in Europa l’abbiamo già vista, vengono usate le stesse parole di 100 anni fa e pochi sembrano notarlo.

Siamo un continente fallito, che non sa difendere i suoi cittadini per non passare per islamofobico.

Non abbiamo più speranza.


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2 pensieri su “L’ipocrisia sull’odio e la doppia misura europea

  1. blogdibarbara dice:

    Ricordo una frase di Malala Yousafzai, la ragazzina pakistana sopravvissuta a un attentato (le hanno sparato alla testa) messo in atto a causa del suo blog con il quale denunciava le violenze dei talebani soprattutto contro le donne, e per il diritto allo studio delle bambine, una frase dal suo libro autobiografico (cito a memoria): bisogna dire la verità, bisogna sempre dire la verità, perché se ho mal di testa e dico al dottore che si tratta di mal di pancia, come posso sperare di guarire? Ecco, il punto è esattamente questo: finché ci si rifiuta di chiamare le cose col loro nome, quando mai ci sarà speranza di uscirne?

  2. rolm dice:

    Una continua lotta di potere tra partiti politici e parrocchie varie per difendere determinate categorie e gruppi di persone a fini elettorali e di affiliazione.
    La verità non è la priorità e così si mettono in pericolo tutti, soprattutto chi non può avere aiuto immediato di fronte a certe azioni. Anche chi fa informazione ha una responsabilità ed esercita una rilevante influenza dopo certe manipolazioni pubblicate.

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