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Hatem Bazian, il SJP e il sogno della jihad americana
Stessi slogan, stessa terminologia, stesse tattiche e modalità di occupazioni, addirittura le stesse identiche tende. Forse non è un caso. Alcuni sostengono che le tende infatti siano state date agli studenti insieme alle direttive e alla diaria giornaliera. Non è chiaro se questo sia vero ma

Stessi slogan, stessa terminologia, stesse tattiche e modalità di occupazioni, addirittura le stesse identiche tende. Forse non è un caso. Alcuni sostengono che le tende infatti siano state date agli studenti insieme alle direttive e alla diaria giornaliera. Non è chiaro se questo sia vero ma appare sempre più evidente il ruolo di organizzazioni che hanno coltivato e radicalizzato le giovani truppe per portarle a invadere le strade e occupare le università.
Facciamo un passo indietro, all’8 ottobre. Israele sta ancora respingendo Hamas dai kibbutzim e contando i morti. Intanto a San Francisco il professor Hatem Bazian, ricercatore del dipartimento del Medio Oriente dell’Università di Berkeley, organizza una manifestazione in celebrazione dell’attacco di Hamas descrivendo il massacro come il “Giorno dell’Indipendenza Palestinese”. Davanti a lui c’è una platea di studenti, ma sarebbe meglio dire “adepti” perché quella che Bazian ha creato in 20 anni è una setta con decine di migliaia di seguaci in tutte le università degli Stati Uniti. “I palestinesi stanno ora sperimentando la nascita della loro resistenza da quando gli inglesi sono arrivati ??e hanno consegnato la Palestina all’insediamento coloniale sionista” declama dal palco. Per lui è un grande giorno, e questa data è solo l’inizio perché finalmente ha la possibilità di sguinzagliare le sue truppe rivoluzionarie.
Bazian è il fondatore del SJP (Studenti per la Giustizia in Palestina), ovvero l’organizzazione alla base delle occupazioni dei campus in tutti gli Stati Uniti. Si tratta di un impero con sedi in ogni maggiore ateneo (oltre 250), ed è anche il maggiore ente promotore del movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), che cerca di boicottare economicamente Israele e sospendere gli aiuti del governo americano.
Anche se ufficialmente l’agenda politica del SJP appare limitarsi alla sensibilizzazione della causa palestinese e il boicottaggio d’Israele, le aspirazioni di Bazian vanno oltre: il suo obiettivo è la distruzione dello stato d’Israele. In una delle sue prime manifestazioni, nel 2000, quando era ancora studente, Bazian aveva tenuto un discorso infuocato in cui esaltava gli attentati dinamitardi di Hamas (era il periodo in cui venivano fatti saltare in aria gli autobus durante la Seconda Intifada) e domandava alla folla perché non si facesse altrettanto negli Stati Uniti. “Non avete ancora visto il vero estremismo”, aveva sancito.
Il suo sogno era di portare la jihad nelle strade degli Stati Uniti; il suo veicolo l’emergente “teoria critica della razza” i cui scritti avevano preso a circolare a partire dalla metà degli anni ‘90. Cosa c’era di meglio, per Bazian, di una filosofia coniata da docenti marxisti che si presentava come anti-occidentalista, anti-colonialista e contro l’uomo bianco in generale per trainare l’antisionismo? D’altra parte, il matrimonio tra marxismo ed Islam, a partire dagli anni ‘60, era sempre stato il carburante della causa palestinese.
È in quegli anni così che Bazian inizia a stringere alleanze con gruppi di estrema sinistra e gruppi LGBTQ, dando avvio, nel 2001, alle prime occupazioni dei campus. Si tratta solo di eventi sparsi di poche decine di studenti, ma anche se in modo ridotto, la messa in scena è analoga a quanto sta avvenendo oggi in larga scala. Per Bazian si trattava solo di crescere e dovette apparirgli evidente che per avere un impatto numerico significativo occorreva avere un’organizzazione alle spalle, così fondò l’SJP.
Secondo quanto riportato da Asra Nomani in “Woke Army” (una ricerca ventennale all’interno dell’alleanza tra islam radicale ed estrema sinistra), tra i più attenti seguaci di Bazian, ci sono Wajahat Ali (giornalista di spicco che ha contribuito a lanciare Al Jazeera negli USA) e l’islamista Javad T Hashimi. Sono loro ad aiutarlo a gettare le basi. Inizialmente, lo fanno servendosi di una strategia cibernetica non dissimile a quella utilizzata dai russi, ovvero attraverso la creazione di siti internet e network di bot account che inondano i social media e Internet con un misto di propaganda anti-israeliana, vittimismo e senso di persecuzione. L’operazione è mirata tanto a creare proseliti, quanto a trollare sistematicamente chiunque sfidi l’estremismo islamico (pena l’accusa d’islamofobia). Vittime sono principalmente gli ebrei e i musulmani moderati. Sfruttando l’emergente “politically correct”, ne fanno un’arma per avviare linciaggi morali degli oppositori al fine di ottenere il loro silenziamento e isolamento.
Presto arrivano donazioni dalle varie comunità musulmane, dal Council on American-Islamic Relations (CAIR), il cui fondatore, Nihad Awad (emerso dalle file dei Fratelli Musulmani) condivide con Bazian una vecchia amicizia, il background di rifugiato e l’aspirazione alla distruzione dello Stato d’Israele; e dalla Open Society di George Soros (sembra un paradosso, essendo Soros ebreo, ma Nomani scrive che fu convinto da uno dei suoi manager, Alvin Starks che il progetto era per combattere la discriminazione contro i musulmani). I soldi cominciano ad essere tanti e vengono non solo utilizzati per espandere l’organizzazione così che penetri in modo capillare all’interno dei campus universitari ma (si sospetta) sovvenzioni anche direttamente la Jihad islamica. A questa diffusione a macchia d’olio contribuiscono anche i milioni che cominciano a piovere alle università americane da paesi come Qatar per l’apertura di dipartimenti di studi mediorientali, di teoria critica della razza e di teoria del genere. La popolazione studentesca all’interno di questi dipartimenti cresce a livelli esponenziali. Una generazione di reclute.
Nel 2016, un rapporto presentato al Congresso degli Stati Uniti dall’ex investigatore finanziario del terrorismo del Tesoro statunitense, Jonathan Schanzer, rivelò che l’SJP aveva raccolto milioni di dollari a sostegno di Hamas. Ma le indagini sono lunghe, le battaglie legali serrate. Intanto, l’organizzazione continua ad agire indisturbata attendendo l’occasione propizia. Occasione che si presenta con il massacro del 7 ottobre.
Secondo un rapporto recente dell’institute for the Study of Global Antisemitism and Policy (ISGAP), il cui resoconto è apparso in questi giorni sul Daily Mail, al momento dell’attacco di Hamas, il gruppo dietro le proteste studentesche filo-palestinesi alla Columbia aveva ricevuto oltre 3 milioni di dollari all’anno provenienti da una costellazione di enti di beneficenza, alcuni dei quali attualmente indagati per presunti legami con Hamas.
Le organizzazioni che finanziano SJP includono la Westchester People’s Action Coalition (WESPAC), American Muslims for Palestine (AMP), la sua organizzazione madre Americans for Justice in Palestine (AJP) e Jewish Voice for Peace (JVP), un’organizzazione con la pretesa di essere una voce ebraica contro Israele. Accenni di quel sostegno finanziario sono apparsi evidenti al “Gaza Solidarity Encampment” della Columbia, attraverso le tende identiche date gratuitamente agli studenti, così come anche i pasti.

Secondo il rapporto, il WESPAC funge da “sponsor finanziario” per l’SJP indirizzando ad esso donazioni esentasse. Il think tank è risalito ai ricavati attraverso la dichiarazione fiscale della WESPAC che nel 2023 aveva dichiarato un fatturato di $2.379.650, con spese di $1.362.449 per “educazione e informazioni sui diritti umani e sull’attualità fornite a molte centinaia di persone attraverso eventi di incontro pubblico, conferenze e newsletter”.
Dal punto di vista organizzativo, l’SJP riceve aiuto dall’ AMP, un’altra organizzazione fondata da Bazian attualmente indagata dal procuratore generale della Virginia con l’accusa di essere l’ente di beneficenza responsabile del finanziamento di Hamas.
Il coordinatore nazionale del campus per l’AMP, è Taher Herzallah, che sul suo profilo Linkedin fa riferimento anche al suo lavoro con SJP. Sarebbe lui, secondo il rapporto dell’ISGAP, il “collegamento tra i gruppi di attivismo universitario nei campus di tutto il paese”; l’uomo che si assicura che i gruppi ricevano sovvenzioni e materiali e abbiano relatori per impostare programmi e attività. Anche Herzallah ha tenuto discorsi contro l’esistenza dello Stato di Israele.
Sempre secondo l’ISGAP, dietro al Jewish Voice for Peace (JVP) ci sarebbe proprio Bazian. A tradirlo sarebbe stato un tweet inviato dal proprio account personale (mentre impersonava un membro del JVP) in risposta al conduttore della CNN, Jake Tapper.
Nei giorni successivi agli attacchi terroristici del 7 ottobre, i leader del SJP pubblicano un “Kit di strumenti per la Giornata della Resistenza” che incoraggia lo scontro armato con gli oppressori. Una sezione del SJP dell’università Bard di New York pubblica addirittura dichiarazioni con immagini di paraglider simili a quelle usate dai terroristi di Hamas, affermando che “la liberazione è un processo che richiede confronto con ogni mezzo necessario”.

Eccoci ora agli accampamenti in dozzine di università americane. Gridano agli ebrei “Tornate in Polonia”, “assassini di bambini” e “globalizzate l’Intifada”; sventolano le bandiere dei gruppi terroristici come Hezbollah e il Fronte popolare per la liberazione della Palestina, cantano “Al-Qasam, Hamas, rendeteci orgogliosi” (Al-Qassam è l’ala di Hamas che ha compiuto il massacro del 7 ottobre), “Vogliamo giustizia, dite come?” Radere al suolo Tel Aviv” e “Sì, Hamas, ti amiamo, anche noi sosteniamo i tuoi razzi”. Accusano di sionismo chiunque dissenta e gli impediscono l’accesso alle università. Le loro domande sono quelle di imporre agli atenei il boicottaggio di Israele. Ma d’altra parte il BDS, il boicottaggio è una creatura di Bazian e dell’SJP e queste truppe di giovani americani imbevuti di fanatismo islamico sono il prodotto di 20 anni di assiduo lavoro; sono state programmate per questo scopo; radicalizzate al punto da essere incapaci di vedere le contraddizioni, così gli atei pregano Allah, le femministe si coprono, i Queer inneggiano alla Palestina e i gay alla jihad islamica.
E la cosa, naturalmente non si ferma alle università americane. In quelle italiane, infatti, ritroviamo gli stessi obiettivi del BDS nel forzare la mano sul boicottaggio d’Israele e le stesse tattiche e slogan dell’SJP. Insomma, un copia e incolla. Non sappiamo se esistano legami diretti o si tratti di un effetto di riflesso (l’ennesima moda importata dall’America).
Il rapporto dell’ISGAP richiede un’indagine sull’SJP e sulle sue organizzazioni donatrici. Nel frattempo, sono cominciate le battaglie legali. Sebbene la Columbia University abbia bandito l’SJP e l’JVP a novembre, è evidente che l’SJP è ancora in grado di mobilitare e coordinare le forze studentesche, mentre la New York Civil Liberties Union e Palestine Legal hanno citato in giudizio l’università per la sospensione delle organizzazioni. Anche le associazioni ebraiche si sono mosse sul piano legale. Un tweet dell’analista Josh Kraushaar riporta che alcuni studi legali avrebbero appena intentato causa contro l’AMP e l’NSJP (l’organizzazione nazionale del SJP).

“La causa sostiene che AMP e NSJP hanno risposto l’8 ottobre 2023, il giorno dopo le orribili atrocità perpetrate da Hamas, partecipando alla propaganda dei terroristi per giustificare le loro spaventose brutalità. L’AMP e l’NSJP hanno risposto all’“appello alla mobilitazione di massa” di Hamas diffondendo un manifesto e un piano d’attacco. Questo manifesto conferma che “l’AMP e l’NSJP non si stanno semplicemente organizzando per assistere la campagna terroristica di Hamas in corso all’estero, ma stanno intenzionalmente estendendo il loro aiuto per fomentare il caos, la violenza e il terrore negli Stati Uniti”. In questo modo, i gruppi hanno agito per sostenere e promuovere gli obiettivi e le direttive di Hamas”.
In breve, accusano l’AMP e l’NSJP di operare come estensioni di Hamas negli USA.
Leggi anche:
Link di riferimento:
https://www.jewishvoiceforpeace.org
https://it.wikipedia.org/wiki/Asra_Nomani
https://it.wikipedia.org/wiki/Fratelli_Musulmani
https://islamicstudies.harvard.edu/people/javad-hashmi
https://jewishinsider.com/2023/11/house-ways-and-means-committee-sjp-amp
https://www.jns.org/jewish-students-must-realize-that-sjp-is-about-hate-only-hate/#.WE8I3rIrKM8=
https://wespac.org/category/s5-static-info/c37-about
https://www.ampalestine.org/about-amp/our-team
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Sempre lo stesso copione: i paesi appartenenti al blocco occidentale (USA+UE+UK ed Commonwealth…) prima si fanno fottere il cervello con i sensi di colpa dalla Woke Culture (che guarda caso si può scrivere WC) ma anche con la Cancel Culture, poi subiscono la destabilizzazione con le teorie LGBTQ mentre risultano permeabili ed indifesi ai figli di troll di varia natura e nazionalità. Il tutto portato avanti con meticolosa attenzione e paziente attesa dai cittadini di quei paesi che, si sappiamo essere i nostri nemici ma che, in virtù dei sensi di colpa indotti inconsapevolmente, noi sosteniamo; accogliamo; sfamiamo; forniamo servizi assistenziali e legali; etc etc etc…permettendo loro di minare la nostra società “civile” che purtroppo è troppo civile e libertaria per reagire con la decisione necessaria. Siamo stolti e ciechi, la guerra è già iniziata ma non ce siamo accorti!! Un proverbio delle mia zone dice <> e ora stiamo già incassando i primi calci nelle palle.