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Perché la disciplina delle “influenze straniere” in Georgia è molto diversa da quella degli USA

Georgia

Perché la disciplina delle “influenze straniere” in Georgia è molto diversa da quella degli USA

di Angelica Albi Da settimane la Georgia è infiammata da oceaniche e sempre maggiori proteste contro l’approvazione di un progetto di legge sulle influenze straniere. Il testo è stato elaborato dagli esponenti del partito al governo“Sogno Georgiano”, fondato dall’oligarca Boris“Bidzina” Ivanishvili, notoriamente vicino a Mosca, ed

InOltre14/05/2024Aggiornato 13/05/20245 min lettura1.038 parole

di Angelica Albi

Da settimane la Georgia è infiammata da oceaniche e sempre maggiori proteste contro l’approvazione di un progetto di legge sulle influenze straniere. Il testo è stato elaborato dagli esponenti del partito al governo“Sogno Georgiano”, fondato dall’oligarca Boris“Bidzina” Ivanishvili, notoriamente vicino a Mosca, ed è definito dai georgiani“legge russa”, perché in Russia vige una disciplina sugli agenti stranieri particolarmente severa, che nei fatti è lo strumento di cui il regime di Putin si avvale per reprimere il dissenso e mantenere un rigidissimo controllo sulla popolazione, perseguitando i soggetti indesiderati.

Questo appellativo porta con sé un preciso significato. Alla base delle proteste c’è, infatti, la percezione di un pericolo grave, concreto e immediato: l’involuzione del Paese in senso autoritario, il suo assoggettamento alla sfera d’influenza di Mosca e, di conseguenza, il sogno euroatlantico che si infrange. Il governo della Georgia, ormai da molti paragonato -non a torto- al regime bielorusso, tenta di reprimere le proteste facendo largo uso della violenza delle forze di Polizia, degli arresti arbitrari e della minaccia diretta contro i manifestanti e i politici dell’opposizione. Proprio ieri il ddl sulle influenze straniere è stato frettolosamente approvato in seconda lettura, in assenza dei parlamentari dell’opposizione e non garantendo la pubblicità della seduta. Oggi invece è prevista la votazione finale da parte dell’assemblea. Tutti segnali che indicano inequivocabilmente quanto il partito ritenga vitale questa disciplina per la realizzazione dei propri scopi.

Ma a fronte di questa situazione si sente sostenere da più parti che una legge sugli agenti stranieri ce l’ha pure l’America, la più grande democrazia del mondo, che quindi le proteste sarebbero futili, insensate, se non addirittura sovversive e quindi da stigmatizzare. Da qui l’esigenza di fare chiarezza: sul serio in Georgia non si vuole fare altro che replicare la disciplina del“F.A.R.A. – Foreign Agents Registration Act”?

Negli USA, ha l’obbligo di registrarsi come “agente straniero” solo chi svolge determinate attività elencate dalla legge (comunque di natura politica, o servizi di informazione e consulenza, purché possano incidere sulle dinamiche della politica americana, interna o estera) per conto e nell’interesse di un mandante straniero. La disciplina è volta a garantire la tutela di esigenze quali l’interesse pubblico e la sicurezza nazionale e tendenzialmente fa salve molte delle attività dei privati (imprese commerciali, attività scientifica, artistica o culturale, ONG, lobbying, professioni legali, charities, etc; a certe condizioni anche i media e i servizi d’informazione). In ogni caso, non è prevista alcuna restrizione all’attività degli agenti stranieri: essi devono solo registrarsi come tali presso l’Attorney General, fornendo -e, ove necessario, aggiornando- informazioni complete e veritiere che descrivano la natura dell’attività, diano conto delle risorse percepite e impiegate, e consentano l’individuazione dell’agente e del mandante. Tali informazioni sono liberamente consultabili dal pubblico; pertanto, non verrà assunto alcun dato che non sia indispensabile per garantire la sicurezza nazionale. L’agente straniero ha anche l’obbligo di “palesarsi” agli altri, esplicitando che agisce per conto di un certo mandante, e di tenere regolarmente registri e scritture contabili in caso di eventuali ispezioni dell’Attorney General. Essendo gli obblighi previsti dal“F.A.R.A.” funzionali alla tutela di esigenze di particolare rilevanza, la loro violazione costituisce reato e comporta l’espulsione dei cittadini stranieri; la previsione di conseguenze tanto afflittive, però, si affianca a quella di una doppia garanzia giurisdizionale (prima di agire in sede penale, l’Attorney General richiede un’ingiunzione al tribunale, una sorta di primo avvertimento).

Dall’esame del testo elaborato in Georgia, invece, emerge un quadro completamente diverso. Prima di tutto si individua la categoria del“foreign power”: non solo i soggetti esteri, ma anche le organizzazioni internazionali (per nulla contemplate nella legge americana, ma in quella russa sì). Questa prima differenza è rilevantissima: consente, ad esempio, di identificare come“foreign power” che si suppone intenda esercitare indebite influenze sulla Georgia proprio l’Unione Europea, il Consiglio d’Europa o, perché no, l’OSCE (è solo una coincidenza che le elezioni siano previste in Georgia fra qualche mese?). Di conseguenza, ogni organizzazione, eccezion fatta per le imprese commerciali, che riceva almeno il 20% delle sue risorse annuali da un“foreign power”, sarà considerata come facente i suoi interessi.

Ciò a prescindere dall’effettivo legame sussistente tra i due soggetti (il 20% non è di per sé sufficiente a desumere che vi sia un controllo effettivo) e a prescindere dall’attività svolta (è irrilevante che tale attività influisca o meno su aspetti politici o di pubblico interesse, ed è altrettanto irrilevante che venga o meno davvero svolta per conto e nell’interesse di un soggetto straniero o di un’organizzazione internazionale). Non esistono, come invece accade in America, casi di esenzione dall’obbligo di registrazione: sono colpite indistintamente tutte le organizzazioni e la legge pare voler prendere di mira soprattutto le ONG e i media… un po’ come accade in Russia (ancora: è solo una coincidenza che ci si avvicini alla campagna elettorale? L’ingente patrimonio del cittadino georgiano Ivanishvili è sufficiente a foraggiare ogni entità che diffonda narrazioni favorevoli a Mosca, eludendo così, a differenza delle forze europeiste e filoccidentali, lo stigma dell’agente straniero).

Anche la procedura di registrazione è connotata dall’arbitrio dell’apposita Agenzia presso Ministero della Giustizia, che potrebbe assumere qualsiasi informazione, anche se confidenziale e protetta dalla legge sulla privacy, non solo dall’organizzazione direttamente interessata, ma anche da soggetti terzi. C’è di più: la legge -e questo è probabilmente l’aspetto più problematico- consente al Governo di monitorare (leggasi: controllare) arbitrariamente l’attività di qualsiasi entità (anche in questo caso potendo ottenere ogni tipo di informazione da chiunque), con l’obiettivo di individuare chi, sempre ad avviso del Governo, stia perseguendo gli interessi di qualche “foreign power”. Le violazioni degli obblighi imposti da questa legge non assumerebbero rilievo penale, ma comporterebbero sanzioni amministrative. Magra consolazione, però: gli importi sono elevatissimi e vengono meno le garanzie giurisdizionali (il soggetto che controlla è lo stesso che applica la sanzione).

È dunque chiaro che, sebbene la denominazione sia simile, le due discipline sono in realtà totalmente differenti soprattutto nelle implicazioni. Dire il contrario non può che essere frutto di ingenuità o, nel peggiore dei casi, la consapevole propalazione di una delle tante menzogne fabbricate direttamente negli uffici del Cremlino.

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