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Registi e interpreti

Editoriali

Registi e interpreti

l'editoriale di Michele Magno Sebbene sia considerata una sua opera minore, “Delirio a due” di Eugène Ionesco resta un piccolo capolavoro del teatro dell’assurdo. Protagonista dell’atto unico è una coppia impegnata nel più classico degli esercizi coniugali: la lite. Il pretesto è futile, anzi ridicolo. Lei

Michele Magno09/08/2024Aggiornato 09/08/20243 min lettura606 parole

l’editoriale di Michele Magno

Sebbene sia considerata una sua opera minore, “Delirio a due” di Eugène Ionesco resta un piccolo capolavoro del teatro dell’assurdo. Protagonista dell’atto unico è una coppia impegnata nel più classico degli esercizi coniugali: la lite. Il pretesto è futile, anzi ridicolo. Lei sostiene che non c’è nessuna differenza tra la lumaca e la tartaruga. Lui non è d’accordo, e perciò urla, sbraita, usa gli argomenti più strampalati pur di dimostrare che ha torto. Il dissidio è senza via d’uscita e, nel corso di una logomachia che rapidamente raggiunge le vette del nonsense, si allarga fino a mettere in discussione il futuro della loro convivenza.

Nel frattempo scoppia una guerra di cui lo spettatore ignora le ragioni, e un bombardamento aereo rischia di radere al suolo la città. Mentre la casa crolla, entrambi continuano imperterriti ad azzuffarsi rinfacciandosi occasioni perdute e sogni svaniti, travolti da rancori mai sopiti e incuranti dell’apocalisse che si scatena fuori dalle mura domestiche. Trovo molte analogie tra questa pièce e lo spettacolo, con Meloni e Salvini nel duplice ruolo di registi e interpreti principali, che va in scena ormai da lungo tempo sul palcoscenico della politica nazionale.

Ciononostante, la fede atlantista della premier non può arrivare fino al punto di entrare in rotta di collisione con un alleato di governo apertamente schierato con le ragioni di Putin. Non lo è certamente il ministro della Difesa, al quale però spetta l’ingrato compito di trovare un compromesso tra due posizioni, se non inconciliabili, assai distanti tra loro. Ospite infatti di “Radio Anch’io”, ha così commentato l’offensiva di Kyiv nella regione di Kursk: “Il nostro tentativo è quello di dire che deve cessare l’attacco russo, che si devono ripristinare le regole del diritto internazionale. Non vogliamo un conflitto che diventa ancora più duro, che si sposta anche sul territorio russo e che allontanerà sempre di più la possibilità di un cessate il fuoco che è la precondizione per un percorso di pace. Il punto di arrivo è sempre quello che ci ha spinto ad aiutare l’Ucraina dopo l’invasione russa, quello di ripristinare il diritto internazionale, come principio generale […]”. Le armi che “abbiamo fornito noi -ha aggiunto- possono essere utilizzate solo dal punto di vista difensivo. E quelle che potrebbero essere utilizzate in un altro modo non possono essere utilizzate, non hanno la possibilità di essere utilizzate per un attacco sul territorio russo”.

Riassumendo: l’aggredito può difendersi solo entro i suoi confini. Perché non è difendersi colpire le postazioni militari russe da cui partono i missili che devastano un paese. Si può arrivare a un cessate il fuoco (precondizione della pace) e al ripristino del diritto internazionale solo se non provoca l’orso russo più di tanto e non, magari, cercando di migliorare i rapporti di forza sul campo. Una linea politica, in ogni caso, in chiaro contrasto con quella della Commissione europea, che lo scorso 8 agosto ha fatto sapere, attraverso il suo portavoce Peter Stano, che “l’Ucraina ha il diritto di colpire il nemico ovunque lo ritenga necessario: sul proprio territorio, ma anche su quello avversario”.

“L’intelletto ha i suoi pregiudizi, il senso le sue incertezze, la memoria i suoi limiti, l’immaginazione le sue oscurità. I fenomeni sono infiniti, le cause nascoste, le forme transitorie” (Denis Diderot, “Pensieri filosofici”, 1746). Contro tanti ostacoli che troviamo in noi stessi e che la natura ci oppone, disponiamo di una sola certezza: che restiamo l’unico paese della Nato, credo insieme a Spagna e Belgio, che continua a vietare a Zelensky l’uso delle proprie armi per ridurre a più miti consigli quel galantuomo di Putin.

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