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I piani energetici dell’Italia, tante speranze ma poca realtà

Energia, ambiente e sostenibilità

I piani energetici dell’Italia, tante speranze ma poca realtà

di Simone Paoli Nelle scorse settimane il Mase ha pubblicato il testo del Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima (PNIEC), presentato a Bruxelles dal Ministro Pichetto. Questo documento, per la maggioranza un oscuro gioco di parole o al massimo un inutile passaggio burocratico per

Simone Paoli16/08/2024Aggiornato 20/08/20243 min lettura615 parole

di Simone Paoli

Nelle scorse settimane il Mase ha pubblicato il testo del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), presentato a Bruxelles dal Ministro Pichetto. Questo documento, per la maggioranza un oscuro gioco di parole o al massimo un inutile passaggio burocratico per la cattiva Europa, in realtà ha (avrebbe dai) una valenza assai rilevante per tutti. Il motivo è presto detto, va a definire le politiche energetiche dell’Italia da qui al 2030 ed oltre. (se siete in vacanza e non sapete che fare, qui il testo https://www.mase.gov.it/comunicati/pubblicato-il-testo-definitivo-del-piano-energia-e-clima-pniec)

Il piano, a detta dello stesso Ministro, è assai ambizioso, ed è giusto lo sia, essendo un documento programmatico. E tanto più che ambizioso dovrebbe essere concretamente attuabile, visto che l’Italia nel 2023 è stato un paese dipendente dall’estero per oltre 50.000 GWh. Per dire in Europa (lasciatemi considerare UK ancora tale) solo gli Inglesi si sono avvicinati a noi con circa 29.000. La Francia ha esportato più di 48.000 GWh, la Spagna circa 12.000. Cosa comporta tutto questo? Beh guardate le vostre bollette, o chiedete ai vostri datori di lavoro, o domandatevi perché gli investimenti delle nuove Gigafabbriche finiscono in Francia e Spagna.

L’energia è fondamentale per il nostro benessere, al punto che esiste una chiara correlazione tra ricchezza di un paese ed energia consumata, ed è il motivo per cui i paesi emergenti, al netto di tutte le dichiarazioni di facciata, utilizzano qualsiasi fonte possibile per arrivare ai nostri livelli.

Già, ed il Greendeal, ESG e tutte le politiche globali sulla decarbonizzazione?

Premesso che scientificamente è assodata la natura antropica dell’accelerazione del riscaldamento globale, e delle sue conseguenze, la scienza da sola non basta a dare risposte globali, anche perché vi sono poi altre scelte e necessità politiche, tecniche, finanziarie e sociali, che poi arrivano sul tavolo della politica.

Prendiamo ad esempio il nucleare. La Germania ha chiuso le sue centrali, nel nostro PNIEC se ne parla con prospettiva al 2035-2050 (va beh, fingiamo di crederci). Da un punto di vista scientifico il nucleare garantisce il massimo della decarbonizzazione. Eppure viene osteggiato in ogni modo dagli ambientalisti. Però nel mondo qualcosa si muove, in particolare in Cina ed India, che sono le nazioni più energivore, al momento ed in prospettiva. Ma come, non erano a tutto rinnovabili? La realtà è che una scelta non (dovrebbe) escludere l’altra, altrimenti si finisce come la Germania (o la California), dove senza energia nucleare e con sole rinnovabili il costo dell’energia tende ad esplodere. Qui si apre il tema della differenza tra costo di produzione e di quanto arriva a costare l’energia al consumatore finale, ma ne riparleremo.

Quindi, tornando a noi Italiani, senza nucleare che faremo? Tanto , tantissimo gas e, a detta di Pichetto, da qui al 2030, i contributi maggiori saranno dati dalle Fer, in particolare elettriche, biocarburanti vari, efficienza energetica. Ora, riporto alcuni grafici interessanti che ho trovato nel documento, che mi perplimono assai. Gli andamenti previsti sono diciamo ambiziosi, ecco.

Perché dico ambiziosi? Primo perché incrementi così drastici di curve sono statisticamente improbabili. Ma soprattutto perché penso alla realtà di tutti i giorni, alle autorizzazioni, ai cantieri, alle norme che cambiano dalla mattina alla sera. E qualche leggerissimo sospetto che qualcuno abbia peccato di ottimismo mi viene. Basta volgere lo sguardo a quanto accade in Sardegna, che è uno dei pochi luoghi in Italia in cui sole e vento sono ideali (per la realtà Italiana almeno). A come tra neoeletta Presidente Tedde, Ministero, Governo, decreti e controdecreti, si stia assistendo ad uno spettacolo desolante. Accompagnato, e qui mi pare lecito sorridere, dalla guerra tra ambientalisti pro rinnovabili e ambientalisti pro paesaggio ed integrità dell’Isola. Una sorta di guerra dei Roses in salsa verde.

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