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Il mercenario “buono” del Congo?

Africa

Il mercenario “buono” del Congo?

Iscriviti a nostri canali e alla nostra newsletter Con la sua popolazione di più di un milione di persone, fra residenti e profughi, Goma è una città accerchiata. Capoluogo della regione congolese del Nord Kivu (eponima del lago sulle cui sponde si trova il centro urbano),

Camillo Bosco17/09/2024Aggiornato 17/09/20243 min lettura627 parole

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Con la sua popolazione di più di un milione di persone, fra residenti e profughi, Goma è una città accerchiata. Capoluogo della regione congolese del Nord Kivu (eponima del lago sulle cui sponde si trova il centro urbano), da mesi non è più raggiungibile dal Nord, dall’Est e dall’Ovest. I ribelli del movimento Marzo 23, ingrossati dagli aiuti militari ruandesi (molti membri della compagine sono appartenenti all’etnia tutsi), hanno conquistato ogni direttrice via terra. Nonostante i rifornimenti possano arrivare soltanto da Sud per via aerea o coi battelli che affollano le acque del lago Kivu, l’assedio è a bassa intensità.

Uno dei motivi per cui la situazione è abbastanza sotto controllo, considerata la vicinanza dei ribelli e l’intensità dei loro raid, è la presenza di ben 1.000 militari rumeni in città. Agiscono come consiglieri, ma sono soldati veterani ben capaci di difendersi che stanno a capo dei checkpoint e degli strongpoint lealisti. Non si tratta tuttavia di una missione bilaterale rumeno-congolese, né di una task force dell’Onu o dell’Unione africana. Sono soldati ‘privati’. Mercenari. Una formazione inconsueta per un gruppo di cittadini europei, anche se fra i loro ranghi c’è qualche moldavo.

Abituati alle notizie provenienti dalla guerra russo-ucraina, la parola mercenario è divenuta un insulto prima ancora che una professione. D’altronde con la loro brutalità i miliziani del Gruppo Wagner hanno quasi raggiunto la popolarità delle vecchie Waffen-SS, per la gioia del loro cofondatore Dmitrij Utkin (nom de guerre: Wagner, appunto). E anche ora che Utkin e Evgenij Prigožin – l’altra metà del cielo wagnerita – sono stati sbrindellati da un missile antiaereo che sarebbe potuto essere lanciato soltanto dal loro datore di lavoro del Cremlino, definirsi un mercenario è pari a un’ammissione di colpevolezza.


La rintuzza infatti anche Hora?iu Potra, un rumeno ex membro della Legione straniera francese che – col nom de guerre di Tenente Henry – guida il migliaio di «consiglieri militari» stipendiati dal governo di Kinshasa. È stato il giornalista Adelin Petri?or a intervistarlo, dopo le notizie di militari romeni uccisi in agguati dei ribelli congolesi emerse negli scorsi mesi. Potra assomiglia persino un po’ a Prigožin, con la sua testa completamente glabra, ma gli manca il passato da carcerato dell’ex patron del Wagner. Condivide però la contrarietà a qualsiasi aiuto per militare per l’Ucraina, ma non è dato sapere per il nazionalismo del partito in cui militava o per un più virulento filorussismo. Al netto di queste corrispondenze inquietanti, gli uomini di Potra non sembrano però i soliti mercenari longa manus dei progetti imperialistici di Vladimir Putin in Africa.

Al momento coprono invece una ferita aperta e in continua suppurazione sul confine tra Congo, Ruanda, Uganda e Burundi. Sebbene alcuni storici parlino di tre distinte guerre congolesi, è chiaro come nell’oriente di questa gigantesca nazione si combatta un unico conflitto ininterrotto dal 1996. Quasi trent’anni di devastazioni a intensità variabile che gli organismi locali e internazionali si sono dimostrati incapaci di risolvere, lasciando spazi di manovra a imprenditori privati atipici come Potra. Un lavoro non esattamente normale, visto che anche il militare rumeno ricorda come «nel caso di una vittoria ribelle, non verremmo trattati in maniera amichevole». I rischi di un mestiere violento, altro punto di contatto col fu Prigožin. Intanto però, si continua a resistere in una delle aeree più pericolose – e dimenticate –  del mondo.

Articolo uscito originariamente su “La Ragione” del 14 settembre 2024


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