Occidente
L’amaro capodanno dell’Occidente pacifista
L'ultimo dell'anno è festeggiato in tutto il mondo con degli spettacoli sempre più sorprendenti di fuochi d'artificio che illuminano intere città mentre milioni di persone accalcate riprendono con il telefonino un trionfo di luci e suoni, partecipando così ad un rito collettivo che attraversa tutti i


L’ultimo dell’anno è festeggiato in tutto il mondo con degli spettacoli sempre più sorprendenti di fuochi d’artificio che illuminano intere città mentre milioni di persone accalcate riprendono con il telefonino un trionfo di luci e suoni, partecipando così ad un rito collettivo che attraversa tutti i continenti.
L’inizio dell’anno ha riportato però la realtà in primo piano con alcuni fatti: la prigionia di Cecilia Sala dal 19 dicembre nel carcere iraniano di Evin già noto per essere un luogo spaventoso di detenzione nel quale qualunque diritto anche elementare viene calpestato volutamente per piegare gli oppositori del regime. La strage di New Orleans per una mano fanatica armata da un gruppo islamista che è costata la vita a quindici persone innocenti.
Gli efferati attacchi russi in territorio ucraino che non hanno risparmiato nemmeno il Natale causando morti e desolazione tra la popolazione civile ormai stremata e che hanno ispirato in parte l’alto intervento del Presidente della Repubblica del 31 dicembre nel passaggio nel quale ha voluto sottolineare che pace non uguale a resa all’invasore.
Quell’Occidente che negli ultimi drammatici mesi della guerra in Medioriente, ha preferito voltare la testa dall’altra parte, considerando l’Iran, un paese certo retto da una teocrazia, ma sicuramente meno colpevole dello Stato di Israele e forse meritevole di difendere il diritto del popolo palestinese. Un’ambiguità che ha portato persino a chiudere gli occhi di fronte al dramma di quella parte della popolazione iraniana che sempre di più paga, in particolare le donne, con la prigionia o con la vita l’opposizione al regime.

Quell’Occidente che parla di pace confondendola con la resa del popolo ucraino e la definitiva vittoria di Putin, senza capire quanto questo possa rappresentare una minaccia in particolare per quella parte d’Europa geograficamente vicina alla Russia. Un Occidente pronto a sollevare le piazze inneggiando al pacifismo accusando l’aumento delle spese militari come responsabile della crisi dei servizi sociali e che non pensa di affrontare, lasciandolo ai partiti di estrema destra e quindi alla prospettiva della fine dell’Europa, il problema dell’integrazione delle comunità islamiche più estremiste.
Un Occidente stranamente silente di fronte ai recenti avvenimenti siriani e anche l’ambiguità della nuova classe dirigente di quel martoriato paese che, sebbene parli di aperture ed inclusione, rimanda tra molti anni qualunque appuntamento che possa far pensare all’arrivo di una democrazia nella quale tutte le minoranze religiose possano trovare casa e protezione.
Questo Occidente che ha sicuramente il controllo di gran parte dei media in particolare della televisione in Italia, che ha conquistato attori e influencer alla propria causa adesso si ritrova senza argomenti, incapace di confrontarsi con analisi serie sullo scenario politico internazionale ma anche solo europeo per il prossimo anno.
Il risultato è il solito balbettio pieno di slogan privi di qualunque sostanza che però aiuta a sentirsi “dalla parte giusta”: quella che anche nella storia moderna è altamente corresponsabile di molte tragedie che poco hanno a che fare con il pacifismo e molto con la viltà.
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