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Cosa mi aspetto il 27 gennaio da Sergio Mattarella e Giorgia Meloni

Sergio Mattarella durante una cerimonia nella comunità ebraica, con menorah e bambini sullo sfondo

Antisemitismo

Cosa mi aspetto il 27 gennaio da Sergio Mattarella e Giorgia Meloni

Lo storico tedesco George L. Mosse considerava il nazionalsocialismo antiebraico come il prodotto dell’incontro tra l’antisemitismo economico-sociale e la tradizione antigiudaica cristiana ("Il razzismo in Europa. Dalle origini all’Olocausto", Laterza, 2007). Secondo Theodor W. Adorno, invece, ogni spiegazione economica-sociale e religiosa dell’antisemitismo si rivela sempre inadeguata,

Sergio Mattarella durante una cerimonia nella comunità ebraica, con menorah e bambini sullo sfondo
Michele Magno15/01/2025Aggiornato 21/05/20253 min lettura452 parole

Lo storico tedesco George L. Mosse considerava il nazionalsocialismo antiebraico come il prodotto dell’incontro tra l’antisemitismo economico-sociale e la tradizione antigiudaica cristiana (“Il razzismo in Europa. Dalle origini all’Olocausto”, Laterza, 2007). Secondo Theodor W. Adorno, invece, ogni spiegazione economica-sociale e religiosa dell’antisemitismo si rivela sempre inadeguata, perché le radici del fenomeno si spingono fino alla profondità più oscura e misteriosa della nostra civiltà.

Subito dopo la sconfitta del Terzo Reich, lo stesso Adorno fece una profezia agghiacciante: “Nello scambio e nella confusione di verità e menzogna, che ormai quasi esclude che si possa mantenere e preservare la loro differenza, e che fa diventare un lavoro di Sisifo anche lo sforzo di tener ferma la conoscenza più elementare, si afferma, sul piano dell’organizzazione logica, la vittoria del principio che è stato disfatto sul piano strategico e militare.

Le bugie hanno le gambe lunghe: si può dire che precorrano i tempi. La traduzione di tutti i problemi di verità in problemi di potere non si limita a reprimerla e a soffocarla come nei regimi dispotici di una volta, ma ha investito nel suo nocciolo più intimo la disgiunzione logica del vero e del falso, che, del resto, i mercenari della nuova logica contribuiscono a liquidare. Così sopravvive Hitler, di cui nessuno può dire con certezza se sia morto o si sia salvato” (“Minima Moralia. Meditazioni della vita offesa”, 1951).

Il senso di questa metafora lo ritroviamo qualche anno dopo nelle attualissime parole di Primo Levi: “Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell’aria. La peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia: sarebbe sciocco negarlo” (“L’asimmetria e la vita”. Scritti 1955-1987, Einaudi, 2002).

“Silete, simulatores!”: ho aderito con con convinzione all’appello lanciato da Inoltre affinché tacciano per una volta tutti gli ipocriti cantori del Giorno della Memoria. Eppure un paio di eccezioni sarebbero auspicabili. Penso a due discorsi in cui il capo della Repubblica e il capo del governo, più che ripetere “Mai più”, dicono finalmente “Adesso basta” e invitano a un’assunzione di responsabilità nazionale contro il morbo dell’antisemitismo che infetta le coscienze degli italiani.



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Un pensiero su “Cosa mi aspetto il 27 gennaio da Sergio Mattarella e Giorgia Meloni

  1. Maria Nadia dice:

    Buongiorno Michele,
    L’antiebraismo ha radici antiche come Caino e Abele, cioè l’invidia del negletto rispetto al figlio prediletto.
    Gli Ebrei sono obiettivamente un popolo superiore. Come minoranza perseguitata hanno dovuto affinare doti per sopravvivere; quando noi eravamo servi della gleba loro leggevano i testi sacri; quando noi affogavamo nel lerciume, loro rispettavano prescrizioni igieniche (che li preservavano da epidemie e venivano quindi accusati di essere untori). Inoltre hanno conservato nei secoli la propria identità religiosa e di popolo che li mantiene comunque distinti dalle altre comunità.
    Il loro essere distinti e superiori in ogni campo li ha resi invisi e oggetto di cupidigia. Sentimenti giustificati e incoraggiati dalla Chiesa con l’accusa di deicidio.
    Nell’occidente evoluto il gap si è attenuato, così come l’invidia e l’odio, ma questi sentimenti sono più che mai vivi tra le popolazioni del mondo arretrate economicamente e culturalmente.
    Nadia Mai

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