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 Musk e il futuro della destra britannica

"Montaggio con Elon Musk, Rupert Lowe e Nigel Farage sorridenti in tre riquadri separati."

Regno Unito

 Musk e il futuro della destra britannica

La crisi innescata da Elon Musk sulle bande dello stupro, si è spenta tanto in fretta come è cominciata, come spesso avviene per le operazioni mediatiche. Il paesaggio che resta non è certo lo stesso dei dintorni di Los Angeles dove le fiamme (quelle reali) hanno

"Montaggio con Elon Musk, Rupert Lowe e Nigel Farage sorridenti in tre riquadri separati."
Alessandra Libutti15/01/2025Aggiornato 11/02/20266 min lettura1.295 parole

La crisi innescata da Elon Musk sulle bande dello stupro, si è spenta tanto in fretta come è cominciata, come spesso avviene per le operazioni mediatiche. Il paesaggio che resta non è certo lo stesso dei dintorni di Los Angeles dove le fiamme (quelle reali) hanno lasciato cumuli di macerie e cenere, però emerge pieno di edifici politici malconci, dai laburisti al governo, fino alle opposizioni dove si sono sentiti gli effetti maggiori. 

Da parte dei laburisti, ripensare alla propria strategia di comunicazione è diventato impellente. Musk ha giocato sugli stereotipi: quello di una destra anti-immigrazione e una sinistra che aspira all’”invasione”. A poco serve che nel Regno Unito le cose siano diametralmente opposte. In un mondo dove se non gridi forte non esisti, le oltre 16.400 espulsioni avvenute durante i primi 5 mesi di mandato del Primo ministro Keir Starmer sono invisibili.

E non è stato un traguardo da poco. Infatti rappresenta un aumento del 24% rispetto al governo conservatore di Rishi Sunak, e la più alta percentuale dal 2018. Perché sì, è stato proprio così, malgrado la retorica roboante di Priti Patel e Suella Braverman sul Ruanda, gli attacchi agli avvocati difensori di diritti umani, i proclami contro la CEDU sostenendo di voler farne uscire il Regno Unito… ecco, nel mezzo del gran circo della propaganda, sono state i due ministri degli Interni più inefficaci contro l’immigrazione della storia recente del Paese: gli immigrati arrivavano in gran numero e poiché le richieste di asilo venivano esaminate a ritmi da lumaca, le espulsioni avvenivano con il contagocce, fino a creare un backlog di oltre 100mila domande.

L’immediata risposta del Labour alla campagna denigratoria di Musk è stata dunque l’avvio di una campagna mediatica, soprattutto su X (ex Twitter), nel far valere i propri successi: la riforma del sistema immigrazione avviata da Starmer nelle prime settimane di mandato, con il potenziamento del settore che esamina le richieste di asilo; il rafforzamento del pattugliamento della Manica, attraverso il reindirizzamento dei fondi destinati al Ruanda; i passi successivi, annunciati in campagna elettorale, come abolire le politiche di “open door” dei Tories, dare precedenza ai lavoratori britannici e ridurre la dipendenza dal lavoro straniero. 

È paradossale, in questo senso, che le politiche dei laburisti britannici sull’immigrazione siano molto più restrittive di quelle di Musk negli USA, il quale difende il suo supporto per l’H-1B visa program, il programma mirato ad attirare talenti stranieri altamente qualificati, una visione che si scontra con la base MAGA che vede ogni apertura verso l’immigrazione come un tradimento degli ideali nazionalisti. Fa quasi sorridere che la lotta all’Open door policy dei Tories da parte dei laburisti somigli molto a quella dei MAGA contro H-B1. Ma nel mondo della propaganda la realtà sul campo viene sapientemente ribaltata per far apparire Musk come il paladino dell’anti-immigrazione.

I terremoti politici maggiori, tuttavia, si sono verificati all’opposizione. La spinta di Elon Musk verso l’estrema destra ha messo la leader dei conservatori, Kemi Badenoch in una posizione difficile, isolandola politicamente. Mentre i Tories avrebbero potuto beneficiare della retorica anti-immigrazione proposta da Musk, in realtà continuano a perdere consensi a favore di Reform UK, che sta capitalizzando su questa narrativa in modo più efficace. Questo perché difficilmente, dopo 14 anni al potere e fallimenti generalizzati ma soprattutto nel limitare l’immigrazione, i conservatori appaiono credibili su questo tema.

D’altra parte, nemmeno Nigel Farage, leader di Reform UK, naviga in acque tranquille. Da un lato, Elon Musk lo considera “troppo liberale” e ne ha chiesto pubblicamente le dimissioni; dall’altro, alcuni consiglieri del suo stesso partito lo ritengono “troppo autocrate” e si sono dimessi in protesta. Questa situazione di contrasto sembra essere esattamente ciò che Musk mira a sfruttare per ridefinire la destra britannica. Gli obiettivi appaiono chiari: indebolire i conservatori, percepiti come troppo centristi nonostante siano guidati dall’ala più radicale, e posizionare Reform UK come secondo partito, proponendo come nuova guida una figura più allineata ai suoi ideali, come Rupert Lowe, piuttosto che un leader indipendente come Farage.

Il sorpasso dei Conservatori da parte di Reform UK rappresenta un punto di svolta nella politica britannica. Ora relegati a terzo partito, i Tories si trovano intrappolati in una spirale discendente, tre punti dietro a una formazione che sta capitalizzando sulla narrativa dell’estrema destra. Questa situazione favorisce indirettamente i Laburisti: il sistema elettorale First Past the Post garantisce seggi solo a chi conquista maggioranze relative nelle singole circoscrizioni, un’impresa in cui Reform UK è penalizzato dalla mancanza di radicamento territoriale, a eccezione di poche roccaforti come Clacton o circoscrizioni dove MP conservatori hanno cambiato casacca.

Per Musk e per i fautori di un’estrema destra più radicale, la strategia appare chiara: continuare a spingere l’elettorato verso posizioni più estreme, mettendo i Conservatori in una morsa che li obblighi a ridefinirsi o soccombere. La pressione politica e mediatica punta a erodere ulteriormente la base elettorale dei Tories, presentandoli come inadeguati per le battaglie ideologiche e inefficaci nelle politiche migratorie. Questo processo mira non solo a ridurre i Tories a una forza marginale, ma a costringerli, alla fine, a una fusione con Reform UK per sopravvivere politicamente.

Un partito unico nato da questa unione avrebbe l’obiettivo di consolidare la destra britannica sotto una leadership radicalizzata, capace di canalizzare il malcontento in un’agenda politica più estrema. La figura del leader sarebbe cruciale: un profilo ideologicamente vicino alla visione di Musk, in grado di unificare la destra attorno alla retorica anti-establishment. Questo partito avrebbe non solo l’ambizione di sottrarre terreno ai Laburisti, ma di trasformare il panorama politico britannico in uno scontro diretto tra una sinistra progressista e una destra radicale, eliminando le posizioni intermedie.

A frapporsi a questo progetto, ci sono però alcune questioni: metà del partito conservatore, che ruota intorno alla corrente di centro destra One Nation, ha posizioni politiche molto più vicine al Labour che a Reform UK e non accetterebbe mai una virata di quel tipo. Se fosse messa in minoranza, si potrebbe assistere ad ulteriori defezioni verso il Labour, come è avvenuto a maggio scorso, oppure ad insanabili fratture interne.

L’altro ostacolo è Nigel Farage.

Che Nigel ambisca ad una fusione e diventare il leader dei nuovi Tories fusi con Reform UK è abbastanza chiaro (e questo spiega perché stia il più lontano possibile da figure cone Tommy Robinson o Andrew Tate, invise alla stragrande maggioranza dei britannici), ma forse, ci viene da pensare, Musk ha capito che la figura, per quanto goda di grande consenso, è probabilmente fin troppo nota e dunque bruciata in partenza. Difficilmente i britannici lo vorrebbero come Primo Ministro. Allora ecco che tira fuori un nome meno conosciuto, l’ex Tory Rupert Lowe, perfettamente allineato con la sua visione e non bruciato in partenza.

Questa strategia presuppone che Nigel Farage possa essere estromesso da Reform UK, e che i One Nation conservatori vengano messi a tacere. E poiché sulla carta sembra una missione impossibile, è probabile che assisteremo a numerosi nuovi spin mediatici, nuovi drammi sull’immigrazione, nuovi incitamenti di piazza e magari sangue per le strade, perché l’operazione è questa: rendere insignificanti i Tories, prima di poter affrontare i Laburisti.

Alessandra Libutti intervistata su Radio Radicale sulle grooming gangs e le accuse di Musk a Starmer



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