Politica italiana
La sordina sul declino che accomuna Destra e Sinistra può aiutare il rilancio del Centro?
“Rieccoli” potrebbe essere il titolo di una commedia sull’ennesimo tentativo da parte di volenterosi di rimettere in piedi un “centro” nella politica italiana. A riprovarci questa volta sono due formazioni, di fatto due costole della sinistra che fanno capo al Partito Democratico. La più recente, si


“Rieccoli” potrebbe essere il titolo di una commedia sull’ennesimo tentativo da parte di volenterosi di rimettere in piedi un “centro” nella politica italiana.
A riprovarci questa volta sono due formazioni, di fatto due costole della sinistra che fanno capo al Partito Democratico. La più recente, si chiama “Unione democratica”, è inedita, è capeggiata dall’ex ministro Graziano Delrio, conta sull’appoggio di Romano Prodi e lancia come star della compagnia, Ernesto Maria Ruffini, già direttore dell’Agenzia delle Entrate. L’altra, “Libertà Eguale”, è in campo da oltre venti anni, ha avuto in passato momenti di gloria come pensatoio ideologico-culturale, ma la sua influenza si è appannata con l’avvento della segreteria Schlein.
Coincidenza, non si sa se casuale o voluta: le due formazioni lanceranno il loro nuovo messaggio nello stesso giorno, il prossimo sabato 18 gennaio.
“Unione Democratica” a Milano, presieduta dall’ultimo segretario della Dc, Pierluigi Castagnetti. “Libertà Uguale” a Orvieto con la partecipazione di ex parlamentari come Giorgio Tonini, Enrico Morando, Claudia Mancina, e la benedizione di Paolo Gentiloni.
Ci saranno novità, oltre il rilancio di quel miraggio chiamato “Centro”?
“Principale sarà il dibattito sulle idee per una sinistra di governo: cosa dobbiamo, cosa vogliamo, cosa possiamo fare. Ci rivolgiamo, come sempre, all’intero centrosinistra per far maturare una moderna cultura liberale di Governo nell’orizzonte segnato dal conflitto tra democrazie e autocrazie”, ha anticipato Stefano Ceccanti, vice-presidente dell’associazione. “Libertà Eguale”.
In un incontro preparatorio dell’esordio milanese di “Comunità Democratica” che si è svolto nei giorni scorsi a Roma con la supervisione di Graziano Delrio, il capogruppo del PD in Commissione Lavoro della Camera, Antonio Viscomi, ha tracciato un solco con un indirizzo più delineato: “Se c’è un luogo della vita che invoca un pensiero riformista – ha affermato – è quello del lavoro e dell’impresa, che vive oggi il tempo complesso di una grande transizione che riconfigura il lavoro e le sue regole, i processi produttivi e le catene globali del valore e in definitiva l’intera dimensione di socialità della vita, individuale e collettiva. Una grande trasformazione, con le sue opportunità e i suoi rischi, che chiede di essere governata e che per esserlo ha bisogno di una visione condivisa di un futuro possibile, di un nuovo paradigma. Proprio qui si innesta la proposta politica di un riformismo radicale”.
È il segnale che la sinistra, e il Pd in particolare, sta dando segni di risveglio? Si intravvede una resilienza che rimette in cima ai propri pensieri un “centro” che c’è già, che c’è sempre stato, che sì chiama “mondo del lavoro”, “mondo della produzione”?
Che il Governo si accontenti dei dati lusinghieri sull’occupazione come metro del suo successo, ma volti la faccia dall’altra parte a fronte di una produzione industriale che ha davanti il segno meno da due anni, è riprovevole ma fa parte della propaganda politica. Ma che sia l’opposizione, una opposizione di sinistra, a mettere la sordina su una crisi che sta sgretolando il nostro sistema manifatturiero, è inconcepibile.
“Sanità e salario minimo”, sono il mantra di Elly Schlein, ripetuto anche nell’ultima apparizione all’interno del programma su “La7” di Giovanni Floris. Non c’è dubbio che siano due problemi ai primi posti fra quelli che affliggono gli italiani, ma è ora che il Pd entri a gamba tesa su quello smottamento di settori produttivi, nel Nord per quanto riguarda l’automotive, in Toscana per il lusso e la pelletteria, nelle Marche per l’elettrodomestico, che senza interventi immediati rischia di trasformarsi in una valanga in grado di mettere in crisi l’intero sistema.
I numeri sono impressionanti: l’industria dell’auto ha ceduto il 34 per cento; il tessile e abbigliamento prevede un calo a fine anno del 6,1; il settore degli accessori moda dell’8,1 per cento; l’elettrodomestico, dopo due anni di perdite, prevede un ulteriore calo del 15 per cento; la siderurgia un taglio della produzione del 4,7.
Che cosa si aspetta a fare suonare il campanello di allarme? A chiamare a raccolta tutte le forze produttive, lavoratori e imprenditori, per studiare insieme le soluzioni? Dov’è un piano per l’innovazione, per l’intelligenza artificiale, che coinvolga istituzioni, imprese, scuola, centri di ricerca?.
Nella legge di Bilancio approvata a dicembre dalla Camera, il Governo ha inserito e finanziato una norma per “la partecipazione dei lavoratori alle imprese”: prevede una serie di strumenti e di opzioni per la partecipazione dei lavoratori rispetto all’andamento economico-finanziario, alle decisioni, all’organizzazione delle imprese. Chi volesse vedere in questo provvedimento del Governo una analogia con il passato, potrebbe far notare che questa norma sulla partecipazione dei lavoratori, ricorda i “Consigli di fabbrica”: li istituì Benito Mussolini quando, a capo della Repubblica di Salò, si ricordò dei suoi trascorsi socialisti. Allora si disse che fu anche una vendetta contro gli industriali dai quali si era sentito tradito. Appena al potere, il comunista Palmiro Togliatti rispolverò quella norma che dava un potere in fabbrica ai lavoratori per un brevissimo periodo, poi la fece finire nel dimenticatoio.
Oggi le condizioni per lo sviluppo e la crescita sono tutt’altre. Ma tanto più oggi le nuove tecnologie e soprattutto l’intelligenza artificiale impongono un’inventiva anche nell’organizzazione del lavoro e dell’impresa. Vedremo come si svilupperà il dibattito su questo tema fra la Destra e la Sinistra. La strada per il “Centro” potrebbe partire proprio da qui.
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Ottimo articolo che centra il problema principale che il Paese ha di fronte. Se riesco lo pubblico sul mio profilo Facebook
io credo che possa eleggibile e con un appeal il “Direttore della agenzia delle entrate” sia una barzelletta in sé! L’uomo che firma qualunque odiata busta con bollettino, cbill o F24 da pagare consegnata agli italiani! Quale folle pensiero lontano dalla realtà può far pensare che sia votabile?! Ma allora Calenda è Churchill a confronto…