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Sull’Ucraina si è consumata la bancarotta ideologica di Hans Hermann Hoppe

Hans-Hermann Hoppe al Mises Institute, critico sulla guerra in Ucraina

Conflitto russo-ucraino

Sull’Ucraina si è consumata la bancarotta ideologica di Hans Hermann Hoppe

Diamo il benvenuto ad Adriano Bomboi che comincia oggi la sua collaborazione con InOltre C'è stato un tempo, non troppo lontano, in cui Hans-Hermann Hoppe è stato uno dei massimi punti di riferimento contemporanei del libertarismo internazionale, stimolandoci a riflettere sui limiti dei sistemi democratici e

Hans-Hermann Hoppe al Mises Institute, critico sulla guerra in Ucraina
Adriano Bomboi16/01/2025Aggiornato 21/05/20256 min lettura1.231 parole

Diamo il benvenuto ad Adriano Bomboi che comincia oggi la sua collaborazione con InOltre


C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui Hans-Hermann Hoppe è stato uno dei massimi punti di riferimento contemporanei del libertarismo internazionale, stimolandoci a riflettere sui limiti dei sistemi democratici e sui limiti della fede negli Stati intesi come “efficienti strumenti” di organizzazione della vita civile.

Ed oggi?

Oggi Hoppe discetta di guerra in Ucraina come l’ultimo degli sprovveduti sul web, avvinazzati di propaganda russa.

Il declino dell’intellettuale tedesco appare interamente maturato all’ombra del merkelismo, anni in cui la Germania ha avuto la possibilità di prosperare economicamente grazie al gas offerto a prezzi modici dalla Russia di Putin. Un legame che la prima amministrazione Trump provò, inascoltata, a spezzare, in quanto gli USA ritenevano strategicamente rischioso il matrimonio tra la prima economia d’Europa ed un regime russo che aveva già intrapreso un lento ma progressivo ricorso a mire espansionistiche a danno dei vicini.

Per comprendere la posizione dell’autore è sufficiente osservare alcuni suoi noti interventi in materia, in particolare quello tenuto a Bodrum nel 2022, in occasione di una conferenza alla Property and Freedom Society; e quello tenuto presso il Mises Institute nell’ottobre del 2023. Entrambi caratterizzati da un livello di ingenuità e di infiltrazione della propaganda russa senza eguali.

Nel suo pensiero infatti troviamo un condensato di tutti i principali punti della narrazione costruita ad arte dallo Stato russo per danneggiare la libertà e la proprietà dei propri vicini. Si pensi al passaggio in cui afferma:

«Non sorprende che Mosca consideri l’espansione della banda ostile che governa Washington fino all’Ucraina come una minaccia o una provocazione. Putin lo ha ripetutamente detto e messo in guardia contro tali tentativi. Mosca ha chiesto invece che l’Ucraina rimanga neutrale e non si unisca alla NATO o all’UE. Questo sembra eminentemente ragionevole.»

Nella realtà, Mosca non si era mai opposta all’allargamento della NATO negli ex paesi del Patto di Varsavia confinanti con la Russia. Polonia in primis. E Mosca stessa ha collaborato con la NATO sino al 2021. Basti pensare alle esercitazioni navali multilaterali NATO-Russia tenute in Pakistan nel programma AMAN-21.

Hoppe ovviamente ignora i fatti per dedicarsi alla teoria, piegando gli eventi alla propria sconclusionata narrazione, e tirando in ballo persino il pensiero di Halford Mackinder nel supporre che gli USA abbiano voluto impelagarsi nella guerra in Ucraina, seppur indirettamente, per dominare economicamente il continente euroasiatico. Insomma, la sua teoria complottista prende di mira unicamente le azioni della Casa Bianca ignorando o ammorbidendo quelle del Cremlino, come se a quest’ultimo fosse concesso distruggere la proprietà privata degli ucraini nonché privarli della vita.

Forse in nome del principio di “non aggressione” tanto amato da Hoppe?

Spingendoci più a fondo nel delirio hopperiano troviamo altre perle della propaganda russa, in cui per esempio si afferma:

«Il principale colpevole è la banda dominante a Washington: perché avrebbe potuto facilmente evitare l’attuale massacro e la distruzione semplicemente dicendo ai loro cagnolini ucraini, il clown Zelensky, di accettare la neutralità e concedere un certo grado di autonomia nella regione del Donbass.»

In una sola frase abbiamo ben tre elementi costruiti ad arte dallo statalismo russo:

– Il primo è che agli ucraini viene negata qualsiasi individualità e autonomia di scelta. Gli ucraini non sarebbero esseri senzienti, né persone che posseggono case o altre attività economiche, ma unicamente “cagnolini USA”.

– Il secondo è che la mancata concessione dell’Autonomia al Donbass, da parte di Kiev, viene interpretata come un’automatica giustificazione della distruzione del Donbass stesso operata non da Kiev, ma da Putin.

Siccome Kiev non avrebbe accontentato abbastanza gli abitanti del Donbass, dunque Putin sarebbe giustificato nel fare ciò che ha fatto?

L’astrusa bancarotta ideologica di Hoppe è compiuta.

Il Donbass infatti non esiste più nei termini in cui è esistito sino a qualche anno fa: la Russia, nella sua sedicente “liberazione”, ha bombardato le città dei territori contesi, le ha rase al suolo, ne ha ucciso gli abitanti, mentre ne ha fatto scappare e deportare la percentuale superstite, inimicandosene la popolazione per le generazioni a venire.

– Il terzo elemento riguarda proprio l’interpretazione dell’autonomismo del Donbass, in quanto Hoppe non vede l’assoluta assonanza tra le azioni di Putin, avviate prima del 2014 in Ucraina, e le azioni della Germania nazista nell’allora territorio cecoslovacco dei Sudeti.

Per capirci, il fuhrer giustificò l’aggressione ai propri vicini sulla base delle minoranze germanofone all’epoca stanziate nella regione, muovendosi in “loro difesa”. Parimenti, o ancor peggio, gli abitanti del Donbass sino al 2022 non avevano mai chiesto né una piena indipendenza da Kiev né un’annessione alla Federazione Russa. Ciò nonostante oltre dieci anni fa Mosca ha avviato un disegno di destabilizzazione della libera volontà popolare. Orientando risorse dello Stato russo per finanziare e armare gruppi estremisti nel Donbass da rivolgere contro l’Ucraina.

In altri termini, ciò che per Hoppe è apparso come uno spontaneo “moto popolare del Donbass per la liberazione da Kiev” non è stato altro che statalismo russo accompagnatosi ad una minoranza di abitanti del Donbass per sottrarne le risorse. Puro imperialismo. Pura negazione del diritto alla proprietà privata degli ucraini della regione e soprattutto alla loro incolumità psicofisica. Perché se prima c’era qualche possibilità che nel Donbass si ottenesse maggiore autonomia, l’intervento dello Stato russo ha praticamente fatto estinguere questa opzione.

Un tempo i libertari chiamavano questo fenomeno come “conseguenze inintenzionali” della leadership politica, in questo caso del Cremlino.

Evitiamo di commentare altri patetici passaggi di Hoppe, come quelli sul “banderismo” e sul “golpe”, il quale, nel 2023, ha poi chiuso la sua contraddittoria analisi della situazione nei seguenti termini:

«Di fronte alle guerre interstatali, cioè guerre tra bande rivali sostenute da tasse, confisca e coscrizione, un libertario dovrebbe rimanere “neutro”.»

Ebbene, la breve osservazione della sua ricostruzione suggerisce al lettore attento che il pensiero di Hoppe non è stato affatto neutrale, e al pari di numerosi commentatori (sprovveduti o corrotti) italiani, tende ad assoggettare più all’occidente che alla Russia ogni responsabilità del conflitto.

Una posizione che omette e censura il ben più sinistro peso dello Stato russo nella vita degli individui. Non tanto sul piano economico (perché con ogni evidenza il PIL russo non può essere paragonato alla potenza statunitense), quanto sulla costrizione causata dal regime russo ai suoi stessi cittadini e ai propri vicini: chi obbligato ad andare in guerra contro un paese pacifico quale è stato quello ucraino; chi ucciso o incarcerato per essersi opposto a Putin (cosa che non accade in termini analoghi nei paesi occidentali); chi ucciso in casa propria a causa di un missile lanciato dalla Russia, etc.

In conclusione, Hoppe ha dismesso i panni del libertario per abbracciare quelli dello statalista, difensore morale d’ufficio del nazionalismo russo.

E di questo come di altri noti sedicenti “libertari” contemporanei possiamo benissimo farne a meno.

Adriano Bomboi è un saggista e direttore di SaNatzione.eu



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