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Se i tacchi 12 della Santanchè diventano un modello di sviluppo socio-economico

La ministra Daniela Santanchè seduta tra i banchi del Parlamento durante una seduta ufficiale.

Economia e Mercati

Se i tacchi 12 della Santanchè diventano un modello di sviluppo socio-economico

Dopo il grande rimescolamento degli assetti mondiali prodotto dal secondo mandato di Donald Trump, la parola più pronunciata dai media e dagli uomini politici italiani è stata “sveglia”. Insomma, concordi sotto tutte le bandiere che sia giunta l’ora della sveglia. Sì, ma di che tipo? Tecnologica

La ministra Daniela Santanchè seduta tra i banchi del Parlamento durante una seduta ufficiale.
Claudio Pavoni01/03/2025Aggiornato 26/05/20255 min lettura1.080 parole

Dopo il grande rimescolamento degli assetti mondiali prodotto dal secondo mandato di Donald Trump, la parola più pronunciata dai media e dagli uomini politici italiani è stata “sveglia”. Insomma, concordi sotto tutte le bandiere che sia giunta l’ora della sveglia. Sì, ma di che tipo? Tecnologica e innovativa, sicuramente. Ma l’uomo, tanto più quello italico, lo sappiamo, non risponde solo alla razionalità, anzi spesso va in controtendenza anche rispetto ai bisogni. Molto più frequentemente sono le emozioni, i sentimenti, le passioni a condurlo, a suggerirgli la strada seguire, le decisioni da prendere. Questo vale soprattutto per i giovani.

Vogliamo allora guardarci intorno e riconoscere che la società che noi, non più giovani, abbiamo contribuito a costruire ha finito per offrire ai giovani modelli sgangherati, confusi, o addirittura devianti? Non ci riferiamo a modelli ideologici, ma a quei modelli di vita, di realizzazioni. di opere, che meglio si confrontano con la realtà. Modelli misurabili all’interno di una organizzazione sociale data, largamente condivisa, in cui non è richiesta l’unanimità ma l’accettazione generalizzata delle regole, dentro un quadro di molteplicità di opinioni preferibilmente volte a migliorare l’esistente, a correggere per costruire, criticare per raggiungere obiettivi più elevati.

L’esempio più esplicito di questo spaesamento rispetto ai modelli sociali lo ha offerto involontariamente il ministro del Turismo, Daniela Santanchè, nel difendersi dalle richieste di dimissioni per essere stata rinviata giudizio per falso in bilancio di una delle sue società: “Per voi sono il male assoluto perché calzo i tacchi dodici, ho cura del mio corpo, sono socia del Billionaire”, ha rinfacciato all’opposizione. Per Daniela Santanchè quindi i tacchi dodici, il fitness, una discoteca dove si paga più del dovuto, non sono semplici espressioni di un benessere che Dagospia inserisce sotto il titolo “Cafonal” ma un modello: il modello che il ministro per il Turismo elargisce ai cittadini italiani, per il quale, ha affermato, si è attirata l’odio dei suoi avversari politici.

Se le cose stanno così, da dove cominciare? Dal conoscere il nostro paese, l’Italia. Da una comunicazione costante, precisa, dettagliata su chi siamo e dove andiamo. Su chi fa, su chi fa cosa. Dallo studio delle realizzazioni e delle strategie adottate per il loro conseguimento da chi sta procedendo speditamente. Come dalla ricerca delle motivazioni di chi è rimasto indietro: sia nel mondo produttivo che in quello dei saperi.

Svegliarsi per l’Europa vuole non camminare più in ordine sparso. Svegliarsi per l’industria italiana vuol dire non procedere più a spanne, attraverso una ricognizione precisa dei motori portanti che ci pongono ai vertici in Europa: la robotica, la farmaceutica, la moda, l’automotive, l’alimentare, il farmaceutico (i due settori che hanno salvato i numeri del Made in Italy del 2024 nonostante il tracollo dell’auto).

Nella sfera dei saperi svegliarsi significa mettere al primo posto un osservatorio che misuri lo stato di avanzamento delle nostre università e della conoscenza che ne deriva per i nostri studenti in merito a quel cambiamento epocale (paragonato all’avvento del motore a vapore o dell’elettricità) che si chiama Intelligenza Artificiale.

Contemporaneamente nei giovani va introdotta una concezione premiale delle loro scelte: per incentivare, per esempio, lo studio di materie disattese, ma indispensabili per affrontare il futuro, come la matematica, la statistica, la fisica, la chimica, non bastano gli sconti sulle rette universitarie: agli iscritti a queste facoltà va offerto uno stipendio immediato correlato con l’impegno e i risultati accademici.

Anche nel mondo del lavoro c’è bisogno di un monitoraggio costante, a partire dalla riduzione del gap riguardo le competenze. La sveglia nella produttività va ricercata anche in esperimenti come quello proposto dalla Cisl per la partecipazione dei lavoratori alle strategie e alle decisioni organizzative delle aziende.

Nel mondo bancario è in atto un tentativo di riscrivere gli equilibri e i rapporti di forza attraverso la modifica degli assetti che finora hanno governato due centri di potere come Mediobanca e Generali. Forse in questo caso il risveglio dovrebbe passare per un giudizio meno focalizzato sui personaggi ei invece più attento ai fini: l’operazione ha uno scopo unicamente finanziario o va nella direzione di dare una scossa a tutto il sistema bancario affinché torni ad essere il motore dello sviluppo e della ricerca? Non è una differenza da poco e si spera orienti le decisioni delle autorità preposta al controllo di iniziative di tale portata.

Ci sono poi aziende che fortunatamente la sveglia se la sono date da sole e da sempre. Prendiamo il caso di Prada che ha chiesto alcune settimane di tempo per decidere se inglobare nel suo gruppo la maison Versace, oggi di proprietà di un fondo straniero. Se l’operazione andasse in porto assisteremmo alla nascita di un polo della moda italiano in grado di competere con i Kering o LVMH, i colossi francesi accumulatori di marchi italiani. Possiamo solo sperare che il sistema politico e quello bancario, per quanto in loro potere, facilitino questa aggregazione del lusso-moda italiano. Così come stanno supportando l’operazione di integrazione fra la Saipem dell’Eni e la norvegese Subsea 7 che potrebbe dare vita a gigante dei servizi energetici con un portafoglio di ordini di 43 miliardi proiettato fra i primi contractor del mondo. Come altrettanto va dato il giusto riconoscimento all’operazione Arabia Saudita condotta dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in questi giorni.

Piazza Affari, intanto, si è affermata come regina dei rendimenti superando anche Wall Street: dal 18 marzo 2022, giorno dei minimi rendimenti del dopo Covid ha garantito un rendimento “total return”, compreso cioè delle cedole, del 208 per cento. L’offerta di Bpt ha raccolto in pochi giorni oltre 14 miliardi. Insomma, i fondi e le occasioni per dare una sveglia all’Italia del fare e a quella del sapere non mancano. A patto di volerlo, di accantonare per un po’ gli interessi di bottega elettorale. E soprattutto di sapere dove mettere le mani.


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