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Ha radici antiche il sermone di Giovanna Botteri contro Zelensky

Volodymyr Zelensky durante un discorso ufficiale, al centro delle critiche di Giovanna Botteri e del dibattito politico italiano.

Conflitto russo-ucraino

Ha radici antiche il sermone di Giovanna Botteri contro Zelensky

L'ultima performance televisiva di Giovanna Botteri, che si è scagliata contro il presidente ucraino Vladimir Zelensky, reo in buona sostanza di non essersi arreso fin da subito all'invasione russa, disvela una volta ancora quanto sia scadente ed ideologico (le due cose si tengono bene insieme) il

Volodymyr Zelensky durante un discorso ufficiale, al centro delle critiche di Giovanna Botteri e del dibattito politico italiano.
Filippo Piperno14/03/2025Aggiornato 22/05/20253 min lettura539 parole

L’ultima performance televisiva di Giovanna Botteri, che si è scagliata contro il presidente ucraino Vladimir Zelensky, reo in buona sostanza di non essersi arreso fin da subito all’invasione russa, disvela una volta ancora quanto sia scadente ed ideologico (le due cose si tengono bene insieme) il sistema mediatico in Italia e soprattutto quello televisivo.

Giovanna Botteri è solo l’ennesima “opinionista” di un lungo elenco che sembra dimenticare chi, tra Ucraina e Russia, sia la vittima e chi l’aggressore. Che non possiamo accettare, in base ai nostri valori di giustizia e libertà, che tra Ucraina e Russia vi possa essere un negoziato tra pari.

È davvero impressionante il numero di opinionisti, propinati all’opinione pubblica italiana in questi tre anni, totalmente insensibili alla tragedia del popolo ucraino, sordi e ciechi di fronte agli intenti criminali e liberticidi del regime russo di Putin. Il tutto in un paese che è stato tra i fondatori della Nato e dell’Unione europea.

Quante deliranti e odiose parole ci saremmo risparmiate, se le redazioni non avessero deciso, per motivi che nulla hanno a che vedere con la competenza o l’utilità per il pubblico, di trasformare questi imbarazzanti personaggi in opinionisti mediatici?

Anche la politica, va da sé, si è prontamente accodata. Solo pochi giorni fa una nutrita schiera di rappresentanti dell’elettorato italiano ha idealmente timbrato il cartellino putinista non votando al parlamento di Strasburgo a favore del piano di difesa europea, presentato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

E allora ti soffermi a pensare: com’è possibile che la maggioranza di questo paese sia sempre così permeabile al richiamo di ogni tipo di propaganda antioccidentale? Despoti, dittatori, terroristi e tagliagole di ogni latitudine e credo, purché ostili al modello occidentale, in Italia trovano sempre volenterosi megafoni e un uditorio pronto ad ascoltare.

Ma forse è una domanda incongrua. Forse tendiamo a scambiare la causa con l’effetto.

Riflettiamoci. L’Italia ha inventato ed esportato con successo il Fascismo. Per 20 anni è stata una feroce dittatura con un ampio consenso popolare. Si è alleata con la Germania nazista e ha anche collaborato allo sterminio degli ebrei. Solo una rovinosa sconfitta militare ha modificato il corso degli eventi. Ci siamo ritrovati nel consesso delle nazioni democratiche, con Germania e Giappone, solo perché i vincitori della guerra si sono spartiti il mondo in zone d’influenza.

Poi abbiamo avuto il più grande partito comunista d’Occidente e siamo tutt’ora un paese, per ampi settori di opinione pubblica, pervaso da una cultura fortemente ostile ai fondamenti costitutivi della democrazia liberale.

E allora, a pensarci meglio, nulla di quanto sta accadendo oggi è estraneo alla storia di questo paese. Basta conoscerla.


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