Politica italiana
Perché per Marco Travaglio l’attinenza ai fatti è l’ultimo dei problemi
Sfidare Travaglio sull'attinenza ai fatti delle cose che dice e scrive, come ha fatto meritoriamente Carlo Calenda, è un esercizio doveroso per contrastare la sua propaganda spudorata ma per altri versi inutile. Una delle definizioni del termine "propaganda" che troverete sul vocabolario Treccani è: "Complesso di



Sfidare Travaglio sull’attinenza ai fatti delle cose che dice e scrive, come ha fatto meritoriamente Carlo Calenda, è un esercizio doveroso per contrastare la sua propaganda spudorata ma per altri versi inutile. Una delle definizioni del termine “propaganda” che troverete sul vocabolario Treccani è: “Complesso di notizie destituite di ogni fondamento, diffuse ad arte e per fini particolari”.
Ovvero il propagandista è colui che utilizza – in modo consapevole – grossolane deformazioni o falsificazioni di notizie o dati, diffuse nel tentativo di influenzare l’opinione pubblica. È un metodo che Travaglio ha utilizzato con pervicacia nel corso della sua carriera e non solo con riferimento alla guerra russo-ucraina. Lo dimostra il numero di condanne per diffamazione che ha collezionato.
Ciò sta ad indicare che, quando si ricorre ad un giudice terzo per una verifica nel merito delle sue affermazioni, molto spesso per Travaglio le cose non si mettono benissimo. Sono circostanze che non sembrano preoccuparlo più di tanto perché, essendo un propagandista, è verosimile le metta nel conto dei rischi legati alla sua attività professionale.
Non solo. Il circuito mediatico-televisivo italiano, che ha deliberatamente deciso di non offrire al proprio pubblico un’informazione autorevole, valutandola come noiosa e pedante, premia chi come Travaglio punta a polarizzare e radicalizzare il dibattito. Si tratta di un metodo costruito a tavolino che non prevede la falsificabilità delle proprie affermazioni perché queste già nascono per non essere attinenti ai fatti. È il loro marchio di fabbrica.
È ingenuo pensare che, se Travaglio andasse in Ucraina di persona, cambierebbe il proprio punto di vista. Lo sa bene anche Travaglio che infatti non dimostra alcun interesse nel modificare il proprio status da propagandista a cronista di guerra.
Travaglio e le redazioni dei programmi televisivi che continuano ad invitarlo sanno bene che il loro non è un pubblico a caccia di verità complicate, discorsi complessi, analisi ponderate dei fatti. Quel pubblico vuole solo una conferma ben confezionata e resa autorevole dal mezzo televisivo delle loro verità precostituite basate sul bombardamento propagandistico al quale attingono in via esclusiva per formarsi le proprie opinioni.
Come scrisse Cesare Pavese: “Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma.”
Ecco, con Pavese, spiegati l’onnipresenza di Travaglio in televisione e il suo assoluto disinteresse per i fatti.
Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908


Condividi








In un primo momento avevo approvato la partecipazione di Calenda al dibattito.
Mi ero entusiasmata per la passione sincera che mostrava nel difendere le ragioni dell’Ucraina, posizione che condivido pienamente.
A una seconda riflessione però ho pensato che confrontarsi con gente come Travglio e Giordano non fa che dare loro l’opportunità (già ampiamente concessa in troppe sedi) di mantenere visibilità e reiterare le proprie tesi deteriori.
Quando non fosse addirittura un mezzo di visibilità per lo stesso Calenda.